di FRANCESCO TRONCARELLI
"Quindici anni, quindici anni, quindici anniPoesia di un' età che non ritornaSulla bicicletta in due senza maniMatti come due cavalli io e te...:
La musica non è solo i grandi nomi, quelli che tutti conoscono e spesso amano da veri e propri "tifosi", non ci sono solo i big, per intendeci quelli che sono tutti i giorni sui giornali o in televisione. Assolutamente no.
Ci sono tanti altri artisti che la musica la vivono con passione e per mestiere tutta la vita e di cui spesso si sa poco o nulla e che magari non sono stati mai raccontati dai media, semplicemente ignorati. come se non esistessero.
Cantanti, chitarristi, sassofonista, "pianisti di piano bar" come diceva Francesco De Gregori, che nonostante la loro attività spesso confortata dal successo di pubblico, non sono stati ritenuti degni della ribalta mediatica.
È il caso, ma sono innumerevoli, di Augusto Righetti, considerato da chi lo conosceva ed era del giro un maestto e in particolare un talentuoso chitarrista, che è scomparso l'altro giorno ed stato ignorato da chi si occupa di comunicazione anche al momento del commiato.
Sconosciuto da loro ma conosciuto e apprezzato dagli addetti ai lavori e quelli del mestiere come dimostrano i saluti e gli attestati di stima al post sui social del suo collega Vagnoli che ha dato la triste notizia.
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| Righetti e le Ombre, futuri Camaleonti |
Righetti era uno bravo, bravissimo, aveva suonato nella tournée italiana dei Beatles col suo gruppo Le Ombre e illuminato le notti del Charlie Max, il celebre locale milanese nei pressi del Duomo al centro della Dolce vita meneghina.
Era un virtuoso della chitarra, ma non solo, anche un tastierista, un frontman di gruppi e direttore di orchestre. Inizio subito col botto nel 1964 con la formazione de Le Ombre, complesso che comprendeva Paolo De Ceglie, Livio Macchia e Gerry Manzoli, futuri Camaleonti e Marcello Olmari, noto in seguito come Gil Ventura e Bruno Tubaldi, discografico che in seguito lanciò Franco Battiato.
Il gruppo si ispirava chiaramente al suono strumentale e ritmato degli Shadows, quelli di "Apache" e incise il 33 giri “The New Sound Group”, pubblicato dalla Columbia. Nello stesso periodo Righetti era fisso al Charly Max dove suonò tutte le sere ininterrottamente sino al 1970, un record.
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| Righetti canta I Beatles in italiano |
E proprio attraverso il Charly Max, il buon Augusto entra nella storia del pop perchè venne chiamato coi suoi ragazzi a fare da supporto insieme ad altri artisti, ai conceri al Vigorelli dei Beatles, che la sera poi andarano a rilassarsi al Charly ascoltando la sua musica.
Quell’incontro contribuì anche alla realizzazione di uno dei dischi più singolari della discografia beat italiana: “Righetti al Charly Max canta i Beatles in italiano”, pubblicato nel 1966.
L’album comprendeva quattordici brani dei Fab Four adattate in italiano da parolieri del calibro di Giorgio Calabrese, Ricky Gianco e di un giovane Franco Califano, un 33 giri che col tempo è diventato ricercatissimo dai collezionisti e addirittura ristampato.
Negli anni Settanta sviluppò maggiormente l’attività di strumentista. Nel 1975 la Durium pubblicò “The Guitar Sound of Augusto Righetti”, seguito da un secondo volume visto il successo ottenuto dal primo album.
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| Augusto al Charly Max coi Fab Four |
Erano dischi nei quali emergevano soprattutto la sua formazione chitarristica e la capacità di adattare al proprio stile repertorio pop, standard internazionali e musica leggera, da "Venus" a "Tornerò" per intendeci. Con lui solista si poteva ascoltare di tutto con arrangiamenti coinvolgenti e di notevole livello.
Sempre nel 1975, la svolta e la notorietà presso il grande pubblico e non solo per il clienti di locali come lo Chez Vous di Bellaria o il Covo di Nord est a Santa Margherita ligure. Righetti insieme al chitarrista Gilberto Ziglioli, ex New Dada, fonda I Vicini di casa. La formazione viene completata poi dalla cantante Marzia Tirelli che diventerà sua moglie.
Per loro Claudio Daiano ed Enzo Malepasso firmano il brano “15 anni”, un pezzo melodici e nostalgico che presenta citazioni di celebri hit come “Diana” di Paul Anka, “Oh Carol” di Neil Sedaka e “Forever” di Joe Damiano.
La canzone vince il Discomare. conquista Hit parade e soprattutto diventa il disco per eccellenza delle nascenti Radio private (libere, come venivano chiamate allora), lo trasmettono tutte. E fa proseliti. In Francia e in Germania, quell'idea di un medley con brani del passato recente viene subito riproposta.
Negli anni Ottanta Augusto Righetti ha proseguito la sua attività soprattutto come direttore e leader di orchestre da soettacolo, la più nota fu i Bravo, formazione attraverso la quale sono.passati diversi musicisti poi affermatisi successivamente.
Con loro ha suonato per artisti del calibro di Fabrizio De Andrè, Celentano, Bobby Solo. E, ciliegina sulla torta, fu chiamato da Sergio Leone per interpretare praticamente se stesso con i suoi ragazzi, nella scena del ballo in C'era una volta in America.
Con la morte della moglie Marzia nel 2014 il gruppo si è sciolto e lui si è ritirato definitivamente. È scomparso l'altro giorno a 84 anni in una RSA milanese e con lui se n'è andata una stagione irripetibile della nostra musica.
Ora vedremo su un numero uno come lui, con 50 anni di carriera alle spalle, almeno dopo morto, riuscirà ad avere una pagina su Wikipedia come tanti carneadi che però al contrario di lui, hanno "ballato una sola estate". Addio Augusto.





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