mercoledì 23 settembre 2026

Su c'è er Maestro...

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Non solo un allenatore, ma anche un padre di famiglia, questo era Tommaso Maestrelli, un uomo di sport che insegnava calcio e considerava i suoi ragazzi come dei figli da proteggere, coccolare e all'occorrenza redarguire, ma sempre per il loro bene e per quello della comunità a cui appartenevano che era la squadra.

Un grande uomo di sport e una bella persona, semplice, alla mano, con quello sguardo che ispirava serenità e fiducia e che diceva tutto, un gran signore che aveva fatto tesoro di tutte le esperienza della sua vita a cominciare dalla guerra per proseguire con il calcio praticato ai massimi livelli, per capire il prossimo da psicologo dilettante ma dalla saggezza infinità.

Era nato a Pisa il 7 ottobre del 1922, città che poi abbandonò a seguito dei trasferimenti del padre, dipendente delle Ferrovie, fino a quando, tredicenne, si stabilizzò con la famiglia a Bari. Qui entrò nei pulcini della squadra pugliese per poi debuttare a soli 16 anni in serie A.

Qui fece l'incontro più importante della sua vita.Conobbe infatti Angelina “Lina”, figlia di un vigile urbano, che il 2 agosto 1947 diventerà sua moglie dandogli quattro figli, Patrizia, Tiziana e i gemelli “portafortuna” Massimo e Maurizio.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il giovane Tommaso venne chiamato alle armi rimanendo tra l'altro ferito a una gamba lievemente in un combattimento che gli valse la Croce di Guerra al merito, proseguendo dopo l'Armistizio a combattere con i partigiani al confine nei Balcani.

Tommaso e LinaTerminara
Terminato il conflitto continuò a giocare con la Lucchese e la Roma sino ad approdare in Azzurro nella Nazionale di Pozzo alle Olimpiadi di Londra.

Appesi gli scarpini al chiodo, Tommaso iniziò i primi passi da allenatore nella Lucchese per poi trasmettere i suoi insegnamenti ai giocatori della Reggina di Granillo contribuuendo alla storica promozione della società calabrese in serie B e venendo premiato con il Seminatore d’oro (il primo).

Poi tre stagioni al Foggia, sfiorando nella prima la promozione in serie A e la vittoria della Coppa Italia  e centrandola nella seguente che gli valse il secondo “Seminatore d’oro”. 

In serie A, nel girone di andata della stagione 1970-71 il Foggia fu la squadra rivelazione, poi, inaspettatamente, nel ritorno la squadra perse brillantezza e retrocesse per differenza-reti. 

A quel punto la svolta della sua carriera da mister. Lenzini che era rimasto affascinato dal gioco del suo Foggia che gli aveva rifilato un sorprendente 5 a 2 lo volle come nuovo allenatore della Lazio al posto di Lorenzo. 

il primo giorno a Tor di Quinto  

E a Roma, con la Prima squadra della Capitale, Maestrelli compì il suo capolavoro portando la squadra biancoceleste dalla serie cadetta allo Scudetto in solo tre campionati. Un'operazione riuscita e un obiettivo centrato grazie al suo impegno e la sua preparazione e contro lo scetticismo della piazza e le contestazioni che lo avevano accolto.

Un nuovo corso entusiamante e vincente iniziato subito con la conferma di Giorgio Chinaglia al centro dell'attacco nonostante le richieste di acquisto pervenute a Lenzini (“Senza Chinaglia non posso garantire nulla” ripeteva), e via via con la costruzione di un "mosaico" rivelatosi formidabile grazie a calciatori del calibro di Mario Frustalupi, Sergio Petrelli, Felice Pulici, Luigi Martini, Luciano Re Cecconi, Franco Nanni, Pino Wilson, Giancarlo Oddi e il golden boy 

Tre stagioni da incorniciare e che ebbero il momento ovviamente migliore alla penultima giornata del campionato 1973-74, nella partita giocata all'Olimpico contro il Foggia, vecchia squadra di Tom. Un appuntamento cruciale con la storia a cui la Lazio arrivò partita dopo partita, giocando sempre ai massimi livelli. 

La Lazio infatti aveva iniziato subito bene battendo il Lanerossi, aveva vinto i due derby e battuto la Juve sua concorrente diretta per 3a1. Alla penultima giornata, il 12 maggio, Long John su rigore ottenuto da Garlaschelli batté il Foggia e sancì la conquista del primo scudetto laziale con una giornata di anticipo. 

12 maggio 1974

La foto che immortala Maestrelli quel giorno in piedi davanti alla panchina subito dopo il triplice fischio dell'arbitro Panzino di Catanzaro, dice tutto su di lui, sul suo stato d'animo, sull'emozione che stava vivendo, su quella gioia mista a stordimento che lo stava travolgendo e sull'impresa che aveva compiuto diventando in quel momento l'uomo più felice del mondo.  

La squadra ebbe la migliore difesa per il secondo anno consecutivo e il primato di gol per Chinaglia capocannoniere del torneo con 24 reti. A fine stagione fu assegnato a Maestrelli il suo terzo "Seminatore d'oro" (unico allenatore a riceverlo per ciascuno dei tre campionati professionistici), riconoscimento meritatissimo che sancì la sua definitiva affermazione fra i migliori tecnici del nostro campionato.

La Lazio Campione d'Italia nel 74 fu un sogno per il popolo biancoceleste e una vera impresa calcistica, visto lo strapotere economico e mediatico delle squadre del Nord e senza dubbio artefice di quella impresa fu proprio Tommaso Maestrelli che seppe guidare con i suoi insegnamenti tecnico tattici e plasmare con la sua proverbiale umanità e comprensione, quei calciatori divisi su tutto durante la settimana ma che poi si ritrovavano uniti come un sol uomo la domenica. 
 
Maestrelli con il suo calcio all'olandese che aveva ammaliato Gianni Agnelli che lo voleva alla Juve e i vertici della Federazione Gioco Calcio a cui disse no per non tradire i suoi ragazzi e i tifosi, avrebbe potuto aprire un ciclo, foriero di ulteriori successi e vittorie, ma le cose purtroppo come è noto non andarono così. 

Maestrelli un secondo padre per Chinaglia

Il tumore al fegato che lo colpì già la stagione successiva allo Scudetto, fu un duro contraccolpo per la squadra che accusò il colpo e arrivò quarta con Bob Lovati amico e primo consigliere del buon Tommaso in panchina. 

La stagione successiva 1975-1976, con Maestrelli ricoverato, il Presidente Umberto Lenzini cedette alcuni giocatori importanti come Nanni, Oddi e Frustalupi, e affidò la guida della squadra ad un allenatore emergente, Giulio Corsini, che dopo sette giornate si ritrovò a lottare per non retrocedere. 

Quindi le condizioni di Tommaso Maestrelli migliorarono grazie ad una cura sperimentale, e riprese il suo posto sulla panchina della Lazio. Nel finale di campionato il tecnico romano dovette anche fare a meno di Giorgio Chinaglia, partito improvvisamente per gli Stati Uniti. 

Maestrelli allora affidò la maglia n. 9 a un ragazzo proveniente dal settore giovanile, il trasteverino Bruno Giordano che lo ripaga con impegno e reti. La Lazio si salvò all'ultima giornata, pareggiando 2-2 a Como. Sotto di due reti, quando tutto ormai sembrava irrimediabilmente perso, rimontò con Giordano e Badiani. Questa volta la differenza reti fu favorevole alla Lazio e a retrocedere fu l'Ascoli,

la banda Maestrelli

Dopo questa salvezza accolta come un altro tricolore, il Maestro come era chiamato da tutti, si concesse una breve vacanza in Abruzzo dall’amico Mario Tontodonati ex compagno di squadra nel Bari e nella Roma, un momento di gioia e serenità prima della tragica fine.

In autunno infatti, debilitato dal ritorno in panchina, il male tornò inesorabile. Maestrelli raccomandò a Lenzini Vinicio come tecnico, salutò i ragazzi e iniziò il calvario finale. Il suo ultimo giorno da laziale lo visse il 28 novembre 1976, in clinica, ascoltando alla radio il derby. 

Giordano che aveva lanciato gli regalò l'ultima gioia segnando il gol della vittoria, Felice Pulici che aveva difeso quel gol parando l'imparabile, gli dedicò, trattenendo a stento la commozione, la vittoria dai microfoni di "Tutto il calcio". Maestrelli ascoltò le parole del suo numero uno poi entrò in coma e fu trasportato di corsa in clinica. 

Al suo capezzale nei giorni seguenti sfilò tutta la squadra e per ultimo e sino all'ultimo, accanto a lui e insieme ai familiari, anche Giorgio Chinaglia arrivato apposta dall'America. Il 2 dicembre Tommaso Maestrelli finiva di soffire e moriva a soli 54 anni lasciando un vuoto enorme in chi l'aveva conosciuto e apprezzato e in chi lo aveva amato come un padre. 

Da allora il suo ricordo è sempre vivo. E non poteva essere altrimenti perchè Tommaso Maestrelli è stato un grande uomo di sport che ha segnato con le sue gesta e l'intera vita il nostro Novecento. Caro Maestro che ci guardi da lassù, auguri ovunque tu sia, sicuramente nel paradiso degli Eroi biancocelesti.

Pino, Tommaso e Giorgio di nuovo insieme


lunedì 7 settembre 2026

Addio Augusto Righetti dei Vicini di casa

 di FRANCESCO TRONCARELLI

"Quindici anni, quindici anni, quindici anniPoesia di un' età che non ritornaSulla bicicletta in due senza maniMatti come due cavalli io e te...:


La musica non è solo i grandi nomi, quelli che tutti conoscono e spesso amano da veri e propri "tifosi", non ci sono solo i big, per intendeci quelli che sono tutti i giorni sui giornali o in televisione. Assolutamente no.

Ci sono tanti altri artisti che la musica la vivono con passione e per mestiere tutta la vita e di cui spesso si sa poco o nulla e che magari non sono stati mai raccontati dai media, semplicemente ignorati. come se non esistessero. 

Cantanti, chitarristi, sassofonista, "pianisti di piano bar" come diceva Francesco De Gregori, che nonostante la loro attività spesso confortata dal successo di pubblico, non sono stati ritenuti degni della ribalta mediatica.

È il caso, ma sono innumerevoli, di Augusto Righetti, considerato da chi lo conosceva ed era del giro un maestto e in particolare un talentuoso chitarrista, che è scomparso l'altro giorno ed stato ignorato da chi si occupa di comunicazione anche al momento del commiato.

Sconosciuto da loro ma conosciuto e apprezzato dagli addetti ai lavori e quelli del mestiere come dimostrano i saluti e gli attestati di stima al post sui social del suo collega Vagnoli che ha dato la triste notizia. 

Righetti e le Ombre, futuri Camaleonti

Righetti era uno bravo, bravissimo, aveva suonato nella tournée italiana dei Beatles col suo gruppo Le Ombre e illuminato le notti del Charlie Max, il celebre locale milanese nei pressi del Duomo al centro della Dolce vita meneghina.

Era un virtuoso della chitarra, ma non solo,  anche un tastierista, un frontman di gruppi e direttore di orchestre. Inizio subito col botto nel 1964 con la formazione de Le Ombre, complesso che comprendeva Paolo De Ceglie, Livio Macchia e Gerry Manzoli, futuri Camaleonti e Marcello Olmari, noto in seguito come Gil Ventura e Bruno Tubaldi, discografico che in seguito lanciò Franco Battiato.

Il gruppo si ispirava chiaramente al suono strumentale e ritmato degli Shadows, quelli di "Apache" e incise il 33 giri “The New Sound Group”, pubblicato dalla Columbia. Nello stesso periodo Righetti  era fisso al Charly Max dove suonò tutte le sere ininterrottamente sino al 1970, un record.

Righetti canta I Beatles in italiano

E proprio attraverso il Charly Max, il buon Augusto entra nella storia del pop perchè venne chiamato coi suoi ragazzi a fare da supporto insieme ad altri artisti, ai conceri al Vigorelli dei Beatles, che la sera poi andarano a rilassarsi al Charly ascoltando la sua musica.

Quell’incontro contribuì anche alla realizzazione di uno dei dischi più singolari della discografia beat italiana: “Righetti al Charly Max canta i Beatles in italiano”, pubblicato nel 1966. 

L’album comprendeva quattordici brani dei Fab Four adattate in italiano da parolieri del calibro di Giorgio Calabrese, Ricky Gianco e di un giovane Franco Califano, un 33 giri che col tempo è diventato ricercatissimo dai collezionisti e addirittura ristampato.

Negli anni Settanta sviluppò maggiormente l’attività di strumentista. Nel 1975 la Durium pubblicò “The Guitar Sound of Augusto Righetti”, seguito da un secondo volume visto il successo ottenuto dal primo album.

Augusto al Charly Max coi Fab Four

Erano dischi nei quali emergevano soprattutto la sua formazione chitarristica e la capacità di adattare al proprio stile repertorio pop, standard internazionali e musica leggera, da "Venus" a "Tornerò" per intendeci. Con lui solista si poteva ascoltare di tutto con arrangiamenti coinvolgenti e di notevole livello.

Sempre nel 1975, la svolta e la notorietà presso il grande pubblico e non solo per il clienti di locali come lo Chez Vous di Bellaria o il Covo di Nord est a Santa Margherita ligure. Righetti insieme al chitarrista Gilberto Ziglioli, ex New Dada, fonda I Vicini di casa. La formazione viene completata poi dalla cantante Marzia Tirelli che diventerà sua moglie.

Per loro Claudio Daiano ed Enzo Malepasso firmano il brano “15 anni”, un pezzo melodici e nostalgico che  presenta citazioni di celebri hit  come “Diana” di Paul Anka, “Oh Carol” di Neil Sedaka e “Forever” di Joe Damiano. 

La canzone vince il Discomare. conquista Hit parade e soprattutto diventa il disco per eccellenza delle nascenti Radio private (libere, come venivano chiamate allora), lo trasmettono tutte. E fa proseliti. In Francia e in Germania, quell'idea di un medley con brani del passato recente viene subito riproposta.

Negli anni Ottanta Augusto Righetti ha proseguito la sua attività soprattutto come direttore e leader di orchestre da soettacolo, la più nota fu i Bravo, formazione attraverso la quale sono.passati diversi musicisti poi affermatisi successivamente.

Con loro ha suonato per artisti del calibro di Fabrizio De Andrè, Celentano, Bobby Solo. E, ciliegina sulla torta, fu chiamato da Sergio Leone per interpretare praticamente se stesso con i suoi ragazzi, nella scena del ballo in C'era una volta in America.

Con la morte della moglie Marzia nel 2014 il gruppo si è sciolto e lui si è ritirato definitivamente. È scomparso l'altro giorno a 84 anni in una RSA milanese e con lui se n'è andata una stagione irripetibile della nostra musica.

Ora vedremo su un numero uno come lui, con 50 anni di carriera alle spalle, almeno dopo morto, riuscirà ad avere una pagina su Wikipedia come tanti carneadi che però al contrario di lui, hanno "ballato una sola estate". Addio Augusto.




















sabato 11 luglio 2026

Teddy Reno, 100 anni cantando

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Teddy Reno oggi entra nella storia della canzone e non solo. Il motivo? Compie 100 anni, un traguardo importante per chiunque che per lui però diventa un primato speciale.

È il prino e unico cantante italiano a diventare Centenario. E scusate se e poco. Nel cinema a raggiungere questo "obiettivo" ci sono state artiste come Franca Valeri, Pia Velsi e Anna Campori la celebre Giovanna nonna del Corsaro nero, ma per le sette note nessuno aveva spento 100 candeline. Sino ad ora.

Nato l’11 luglio 1926 a Trieste da una famiglia dell’aristocrazia austro-ungarica e registrato all'anagrafe come Ferruccio Merk Von Merkenstein diventato poi da artista semplicemente Teddy Reno, ha tutt'ora lo sguardo vispo sotto le folte sopracciglia che nel dopoguerra facevano impazzire le nostre nonne.

Porta sempre il cappello a larghe tese che è diventato da tempo un segno di distinsione e vive nella sua villa immersa nel vetde di Lattecaldo in Svizzera dove risiede con la moglie Rita da anni. 

L'aria e l'eleganza sono quelle del viveur che ha girato il mondo, la voce nonostante il passare inesorabile del tempo, ancora calda e avvolgente, capace di intonare brani come "My Way" senza tentennamenti e con tanta grinta.

È stato uno dei divi della canzone in bianco e nero, pplarissimo negli anni Cinquanta come cantante confidenziale e interprete di brani come “Accarezzeme” “Chella là”, “Addormentarmi così” e “Piccolissima serenata”, disco pubblicato in varie lingue che ha fatto il giro del mondo.

Protagonista anche di una trentina di musicarelli e pellicole a fianco di Totò, come il celeberrimo “Totò, Peppino e la malafemmina” (era il nipote dei fratelli Caponi sbarcati a Milano per ravvederlo), Teddy è stato nella sua lunga carriera anche e soprattutto un grande produttore discografico e talent scout. 

Ha scoperto e lanciato tramite l’etichetta CGD, Betty Curtis, Johnny Dorelli, Jula de Palma e col festival di Ariccia da lui inventato, artisti come Enrico Montesano, Dino, i Rokes, Claudio Baglioni, Baccini, gli Audio 2 che appunto perdendo la “S” diventavano “Conosciuti” al grande pubblico, secondo la pubblicità della manifestazione e come in effetti è stato.

Una manifestazione canora legata alla cittadina dei Castelli romani, che in sostanza è stato il primo talent italiano e dove è esplosa Rita Pavone, l’irresistibile “Pel di Carota” degli anni 60, divenuta sua moglie e felice compagna di vita, alla faccia delle critiche che piovvero sui due all’epoca del matrimonio dai media e da gran parte dell’opinione pubblica, per la notevole differenza di età.

Naturalmente pur un innamorato dello swing e di Frank Sinatra, conosciuto personalmente durante una tournèe negli Stati Uniti, cantare è sempre stato oltre che un lavoro, una passione, anche se “archiviata” volentieri in piena maturità, per assistere come manager la carriera della Pavone.

I suoi ritorni on pubblico, soprsttutyo in televisione sono stati sempre dei piccoli eventi, che hanno incuriosito sia chi lo ricorda ancora, sia quelli che lo hanno conosciuto attraverso i film scacciapensieri e di cassetta, diventati nel tempo dei propri e veri cult.

Alla sogglia del compleanno Teddy più che un bilacio professionale ha voluto sottolineare la sua pasdione per la consorte: "Ho conosciuto tante donne in gioventù ma Rita è stata ed è l’unico grande amore della mia vita”. Un amore che non si è fermato davanti agli ostacoli che hanno vissuto e che si è rafforzato nel tempo. E ancora oggi e solido più che mai.

A spegnere con lui le 100 candeline infatti ci sarà Rita, la sua Rita, con i loro figli entrambi artisti, una felice ricorrenza familiare nel segno della dolcezza e serenità. E lui, seppur con qualche inevitabile acciacco ma sempre  col suo celebre sorriso e i capelli argentati come Tony Bennett, sarà felice di averli vicini come quando era in testa alle classifiche coi suoi dischi. Auguri Teddy! 


 

Addio Peppino di Capri

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Se n'è andato in punta di piedi nella sua amata isola Peppino di Capri, dopo una vita da protagonista assoluto della scena musicale, tra poco avrebbe compiuto 87 anni. 

Un mito della nostra musica conosciuto e apprezzato ovunque. Era partito come versione partenopea di Buddy Holly per poi arrivare come Peppino di Capri, ambasciatore della melodia italiana nel mondo e gran signore dello spettacolo.

La sua è stata una carriera straordinaria. Ha modernizzato la canzone napoletana, ha portato il twist in Italia, ha vinto Sanremo e cantato coi Beatles, passando senza soluzione di continuità dalle luci soffuse dei night all’acustica perfetta della prestigiosa Carnegie Hall di New York.

È stato uno degli artisti più amati e popolari del Bel paese, re della canzone confidenziale ma anche dei balli più in voga nel tempo nei locali notturni, dal cha cha passando per l’hully gully sino ovviamente al lento cheek to cheek. 

Un artista di rilevanza internazionale apprezzato per i suoi brani evergreen che hanno accompagnato generazioni su generazioni.

Ha cominciato da piccolo, vero bambino prodigio e figlio di musicisti, suonando il piano per gli americani di stanza nell’isola Azzurra nel periodo bellico.

Poi seguendo quella che ormai era la sua strada, l’esordio a metà dei 50 con l’amico Bebè Falconieri al “Rancio fellone” di Ischia che lo porterà a partecipare alla trasmissione televisiva “Primo applauso” condotta da Enzo Tortora, sorta di talent ante litteram per gli esordienti.

A quel debutto seguì la formazione del gruppo che lo accompagnerà passo dopo passo sulla via del successo, composto oltre a Bebè dal chitarrista Mario Cenci (autore di tanti suoi brani come ad esempio “Saint Tropez twist”), Pino Amenta e Gabriele Varano.

Erano i Capri boys guidati da lui, Giuseppe Faiella (così registrato all’anagrafe), che scoperti dai discografici milanesi della Carish, divennero ben presto Peppino di Capri e i suoi Rockers.

Occhiali con la grande montatura nera, ciuffo pronunciato, voce caratteristica a singhiozzo, Peppino con le sue interpretazioni che richiamano un po’ Paul Anka un po’ Don Marino Barreto jr, si fa subito notare e al terzo disco, “Nun è peccato”, capolavoro firmato da Ugo Calise (Si mme suonne 'int''e suonne che faje, nun è peccato, e si, 'nzuonno, nu vaso mme daje, nun è peccato...) arriva nella classifica dei brani più venduti.

E’ il 1958, l’Italia scopre questo ragazzo dinoccolato che ha la musica nelle vene e che da quel momento inanellerà una serie interminabile di successi diventando così uno dei beniamini del pubblico.

“Nessuno al mondo”, “Luna caprese”, “Let’s twist again”, "Saint Tropez twist" (un milione e 200mila dischi in soli tre mesi, record), “Don’t play that song” (memorabile la scena ne “Il Sorpasso”, in cui Tirtignant osserva la gente che balla in spiaggia col suo brano diffuso da un juke box), “Speedy Gonzales”, “Malatia”, “Roberta” (dedicato alla prima moglie, sposata in un matrimonio da favola e con la stampa alle calcagna), “E sera”, “Me chiamme ammore” (vittoria al Festival di Napoli), “Frennesia”.

E ancora i brani con cui ha vinto Sanremo “Un grande amore e niente più” firmato dall'amico di sempre Franco Califano e "Non lo faccio più” e poi la fortunata sigla di Rischiatutto scritta da Paolo Limiti “Amare di meno”, l'avvolgente “Incredibile voglia di te”, la romantica“ Il sognatore” e ovviamente “Champagne” firmata da Depsa e Mimmo Di Francia, che è diventato un successo internazionale e il suo cavallo di battaglia applaudito dappertutto.

Canzoni che hanno fatto nascere amori e storie indimenticabili e che a distanza di tempo oltre ad emozionare ancora, sono per così dire “migliorate”, come la voce di Peppino, che col.passare degli anni non aveva  più quell’intonazione nasale e sincopata degli esordi ma una timbrica speciale, molto suadente e profonda, che lo faceva apprezzare ancora di più.

40 milioni di dischi venduti, oltre 500 brani incisi con tutti i supporti fisici, ovvero 78, 33 e 45 giri, per proseguire con le cassette e i CD e che ora si fruiscono tramite i supporti digitali come Spotify e I Tunes, veterano di Sanremo con quindici partecipazioni e il meritato Premio alla carriera,.

Protagonista sia nel Cinema degli anni del boom coi vari musicarelli e sia in quello recente col successo al botteghino di “Natale col boss” insieme a Lillo e Greg, Peppino di Capri ha superato con la sua classe mode e tendenze, resistendo alle ondate del nuovi miti con la sua professionalità apprezzata da tutyo e la sua storia è diventara una fiction RAI per la regia di Cinzia TH Torrini.

Artista di razza e di lungo corso ha dato tutto se stesso ricevendo in cambio l’affetto della gente e la stima degli addetti ai lavori, ora le sue canzoni resteranno per sempre per perpetuare il suo ricordo. Addio caro Peppino...







domenica 21 giugno 2026

Addio Giorgia Moll

 di FRANCESCO  TRONCARELLI 

Un sorriso che ti conquistava, i lunghi capelli castani che incorniciavano il volto, un fisico da indossatrice che le conferiva un'eleganza inconfondibile, bella e brava era Giorgia Moll,  attrice degli anni d'oro del Cinema che ci ha lasciati con 88 primavere sulle spalle.

Se n'è andata in punta di piedi il 2 giugno scorso, ma la notizia non è stata comunicata dai familiari nel rispetto delle sue volontà e nella scia di riservatezza che aveva accompagnato la sua vita da quando aveva lasciato il set per occuparsi di salute e benessere con una avviata erboristeria. 

Scelta rispettabilissima ovviamente ma che contrasta con la Giorgia Moll conosciuta dal pubbico come Miss Cinema, donna brillante ed applaudita protagonista di decine e decine di film di successo.

Pellicole commerciali come Mariti in città e Il rossetto, d'autore come Il disprezzo di Godard e Incompreso di Comencini o di produzioni internazionali come Un americano tranquillo e spesso e volentieri sulle copertine dei settimanali d'attualità per i flirt con Vittorio  Gassman e John Drew Barrymore.

La grande popolarità poi con Carosello, vero e proprio termometro del successo di attori e personaggi televisivi, con la reclame insieme a Carlo Dapporto, di un noto dentifricio prodotto dal Dottor Ciccarelli (La Pasta del Capitano) il primo proprietrio di un marchio a comparire in uno spot aprendo la strada così ai suoi "colleghi" come Giovanni Rana. 

Giorgia in quei caroselli lanciò anche un tormentone che conquistò i bambini e che faceva "ghirigori ghirigò vuoi veder che ce  la fo?".


Ebbe anche una carriera da cantante incidendo alcuni 45 giri, partecipando a filmati per il Cinebox ( gli antesignani dei videoclip) come quello girato mentre guida un auto nel traffico con lo sfondo del Colosseo in cui canta "Nato in settembre" un brano scritto per lei da Piero Ciampi e il fratello Roberto con Elvio Monti.

Il filmato molto suggestivo e spettacolare, per sanitaria dimenticato negli archivi e rimasto praticamente  inedito, è stato ritrovato da Michele Bovi che recentemente lo ha pubblicato sui suoi profili social destando molto interesse.

Ritiratasi dalle scene era tornata al cinema su invito di Alberto Sordi amico di una vita, per partecipare nel 1984 al film "Tutti dentro" pellicola nella quale l'Albertone nazionale anticipava Tangentopoli e le "retate" di politici e uomini d'affari. 

Una parentesi simpatica per lei e una gradita sorpresa per gli spettatori che la ritrovavano sullo schermo col suo immutato charme, prima di rientrare nell'anonimato di tutti i giorni secondo i suoi desideri. Ora l'addio definitivo alle scene della vita. Ciao Giorgia.


venerdì 12 giugno 2026

Colazione con Chinaglia

di FRANCESCO TRONCARELLI

Gruppo di famiglia in un interno. La tavola è imbandita con un bel piatto di cornetti e meringhe. La tazza col cappuccino fumante e i caffè con la miscela migliore sono pronti per essere bevuti.

La serenità domina questo momento conviviale in cui la passione per Long John la fa da padrone. Tutti infatti hanno una copia jn mano di "Chinaglia per sempre", il libro dedicato al Grido di battaglia della gente laziale.

Poteva bastare una copia, del resto sono in famiglia, e invece ognuno ha voluto la sua, per leggerla in tranquillità e per rivivere singolarmente una storia vissuta che racconta il bomber più amato nella storia ultracentenaria della Prima squadra della Capitale.

A ciascuno il suo Chinaglia, perchè se è vero come è vero che Long John è stato un simbolo di riscatto per tutti è anche vero che ciascuno dei suoi amminiratori ha un episodio, un gol, un'emozione particolare diversa dagli altri da ricordare.

C'era una volta la "Colazione da Tiffany" con la meravigliosa Audrey Hepburn, ora c'è la colazione con Giorgio, un film spettacolare su un grandissimo calciatore che è stato girato in bianco e nero ma fa sognare a colori a distanza di anni dall'ultimo ciak, Lazio-Torino 25 aprile 1976.

Che bella questa foto, così semplice ma molto significativa, sembra un'illustrazione di Norman Rockwell per la copertina di The Saturday Evening Post, un olio su tela di Matisse (The dessert) o un'immagine a corredo delle poesie di Guido Gozzano mentre il tempo scorre lento e senza affanni.

Una foto che sa di famiglia, come la Lazio, una grande famiglia allargata che accoglie da sempre tutti quelli che si riconoscono nei suoi valori, classe, rispetto, tifo incondizionato.

E la famiglia di Roberta Palombo è il simbolo di questo amore imcondizionato per la Lazio e per Giorgio Chinaglia, una passione trasmessa di padre in figlio. Papà Paolo, zia Milvia e zia Luisa, eccoli con il loro sorriso a rallegrarci la giornata. Che dolcezza, che spettacolo.

a Fiumicino per accogliere Long  John

E non poteva essere diversamente perchè Roberta faceva parte di quel manipolo di fedelissimi che all'alba del 15 settembre 2013 si presentò a Fiumicino per accogliere il Boeing che dall'America portava a Roma la salma di Long John.

Lei, Antonella Rocchi, Alba Fumanti, Patrizia Cruciani e Fabrizio Fazzini erano lì a dare il bentornato a Giorgione che tornava alla casa del padre (Maestrelli) accompagnato in quell'ultimo viaggio dalla moglie Connie e i figli Giorgio jr, Stephanie e Cynthia.

Una storia incredibile. Una storia di Lazio, una storia di amicizia, storie meravigliose che ti riconciliano con il tuo essere tifoso di un sogno. Come la colazione con Chinaglia. Per sempre.



venerdì 5 giugno 2026

IL CALENDARIO DELLA LAZIO

Ecco il calendario con tutte le partite della Lazio:

1^ GIORNATA: Bologna-LAZIO / 22 agosto


2^ GIORNATA: LAZIO-Genoa


3^ GIORNATA: Udinese-LAZIO


4^ GIORNATA: LAZIO-Milan


5^ GIORNATA: Venezia-LAZIO


6^GIORNATA: LAZIO-Monza


7^ GIORNATA: Juventus-LAZIO


8^ GIORNATA: LAZIO-Parma


9^ GIORNATA: Sassuolo-LAZIO


10^ GIORNATA: LAZIO-Cagliari


11^ GIORNATA: Napoli-LAZIO


12^ GIORNATA: LAZIO-Lecce


13^ GIORNATA: Torino-LAZIO


14^ GIORNATA: LAZIO-Atalanta


15^ GIORNATA: LAZIO-Roma / 13 dicembre


16^ GIORNATA: Frosinone-LAZIO


17^ GIORNATA: Fiorentina-LAZIO


18^ GIORNATA: LAZIO-Inter


19^ GIORNATA: Como-LAZIO


20^ GIORNATA: LAZIO-Bologna


21^ GIORNATA: Monza-LAZIO


22^ GIORNATA: LAZIO-Venezia


23^ GIORNATA: Atalanta-LAZIO


24^ GIORNATA: Cagliari-LAZIO


25^ GIORNATA: LAZIO-Napoli


26^ GIORNATA: Genoa-LAZIO


27^ GIORNATA: LAZIO-Frosinone


28^ GIORNATA: LAZIO-Juventus


29^ GIORNATA: Parma-LAZIO


30^ GIORNATA: Lecce-LAZIO


31^ GIORNATA: LAZIO-Torino


32^ GIORNATA: Roma-LAZIO


33^ GIORNATA: LAZIO-Como


34^ GIORNATA: Milan-LAZIO


35^ GIORNATA: LAZIO-Sassuolo


36^ GIORNATA: LAZIO-Udinese


37^ GIORNATA: Inter-LAZIO


38^ GIORNATA: LAZIO-Fiorentina



Su c'è er Maestro...

 di FRANCESCO TRONCARELLI Non solo un allenatore, ma anche un padre di famiglia, questo era Tommaso Maestrelli, un uomo di sport che insegna...