venerdì 10 aprile 2026

Chinaglia per sempre

 di CLAUDIO GIORDANO

Lo sapevate che Giorgio Chinaglia ha interpretato un film giallo? E che negli anni in cui nel Bel paese imperversavano i sequestri di persona fu rapito anche lui? E che è l'unico calciatore del campionato italiano raffigurato sulle tessere d'abbonamento per le partite?

Queste sono solo alcune delle curiosità, vere e proprie chicche, che si possono leggere in "Chinaglia per sempre", il nuovo libro di Francesco Troncarelli uscito in questi giorni, dedicato al centravanti che a suon di gol trascinò la Lazio alla conquista dello scudetto nel 1974.

Non una semplice biografia, ma un racconto emozionante arricchito da foto e documenti inediti messi a disposizione da due figli d'arte, Giorgio Chinaglia junior e Gabriele Pulici, in cui si passano in rassegna successi ed eccessi, gioie e dolori della leggenda del popolo laziale.

Venti capitoli che accompagnano la vita e la carriera del bomber dei Due mondi, dall'infanzia a Carrara con la nonna sino agli ultimi giorni a Naples in Florida (e qui preparate il fazzoletto per le lacrime...), passando per i trionfi con la banda Maestrelli e i campionati vinti negli Usa coi Cosmos. 

Con questo libro che si legge tutto d'un fiato dalla prima all'ultima pagina, l'autore conclude la trilogia sugli anni 70 biancocelesti che era iniziata con "Come eravamo" ovvero la storia della nascita del tifo biancoceleste in Curva e proseguita con "Caro maestro" il volume dedicato a Tommaso Maestrelli.

Trilogia che si chiude appunto con Chinaglia, elemento imprescindibile di quegli anni meravigliosi insieme a Maestrelli e al tifo, perchè è stato il calciatore che con la sua grinta e voglia di vincere contro tutto e tutti ha dato il la al "risorgimento laziale" facendo rialzare la testa alla gente laziale dopo anni di anonimato.
Invincibile guerriero, grido di battaglia, Long John, sono i suoi appellativi e soprannomi che conoscono tutti, amici e nemici. ma nessuno sa cosa c'entra con lui il mitico Romeo,"er mejo gatto del Colosseo" degli Aristogatti. Lo scoprirete leggendo il libro "Chinaglia per sempre".



giovedì 9 aprile 2026

Addio Mario Adorf

 di FRANCESCO TRONCARELLI


L'attore svizzero Mario Adorf è morto a Parigi l'8 aprile dopo una bteve malattia. La notizia è stata rilanciata subito dai media internazionali rimbalzando suo social.

E non poteva essere diversamente perchè è stato un grande interprete dalla vasta gamma espressiva e dal ricco repertorio, capace di spaziare da ruoli di spietati mafiosi a queli di uomini al servizio della legge conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

La notizia della scomparsa è stata annunciata dal suo manager Michael Stark al settimanale "Der Spiegel", e poi confermata all'agenzia di stampa tedesca Dpa, la Germania non a caso era la sua patria d'elezione e lì era considerato uno degli attori piu importanti del paese.

Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con registi del calibro di Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Volker Schlöndorff, Helmut Dietl, Rainer Werner Fassbinder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. 

Tra le pellicole girate in Italia figurano "A cavallo della tigre" (1961) di Luigi Comencini e "La mala ordina" 1972) di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.

Era nato a Zurigo l'8 settembre 1930 da Alice Adorf, un'infermiera tedesca, e dal chirurgo calabrese Matteo Menniti, già sposato, Mario Adorf divenne famoso nel 1957 nel ruolo di un assassino di donne nel film "Ordine segreto del III Reich" di Robert Siodmak.

Successivamente fu spesso relegato a ruoli da cattivo. Ottenne ruoli importanti nelle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie come "Il tamburo di latta" (1979) di Volker Schlöndorff, dall'omonimo romanzo di Gunther Grass, e "Il caso Katharina Blum" (1975) diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, tratto dal romanzo "L'onore perduto di Katharina Blum" di Heinrich Böll.

Nel 1963  inizia la collaborazione con Antonio Pietrangeli in 'La visita' (1963) e 'Io la conoscevo bene' (1965), poi nel 1965 il veto e proprio boom con partecipazioni in 'Le soldatesse' di Valerio Zurlini, 'Sierra Charriba' di Sam Peckinpah, 'Dieci piccoli indiani' di George Pollock e nella coproduzione internazionale 'La guerra segreta'. 

Nel 1966 è al fianco di Nino Manfredi in 'Operazione San Gennaro' film che diventerà un classico della commediacitaliana, mentre nel 1967 interpreta il falso spettro in 'Questi fantasmi' di Renato Castellani. 

Tra il 1968 e il 1969 recita in due spaghetti western, '…e per tetto un cielo di stelle' e 'Gli specialisti', e nel 1969 appare in 'La tenda rossa' con Sean Connery e Claudia Cardinale. Nel 1970 è protagonista del thriller 'L’uccello dalle piume' di cristallo di Dario Argento.

Negli anni 70 diventa un’icona del poliziottesco italiano: appare in 'La polizia ringrazia', 'Milano calibro 9' e 'La mala ordina', dove interpreta Luca Canali, doppiato da Stefano Satta Flores.

Continua nel genere con 'La polizia chiede aiuto' e 'Processo per direttissima', senza trascurare il cinema d’autore internazionale: tra i titoli più significativi figurano 'Il viaggio a Vienna' di Edgar Reitz (Premio Ernst Lubitsch), 'Il delitto Matteotti' di Florestano Vancini, ''Cuore di cane' di Alberto Lattuada, 'Io ho paura' di Damiano Damiani e 'Fedora' di Billy Wilder.

Negli anni 80 concentra la sua attività sulla televisione, partecipando a sceneggiati di successo come 'La piovra 4', 'Marco Polo', 'Fantaghirò' e 'Il ritorno del piccolo Lord', oltre a numerose produzioni tedesche.

Riprende anche l’attività teatrale e si cimenta come cantante, conduttore televisivo, scrittore e doppiatore, prestando la voce al drago nel film 'Dragonheart'.

Adorf è stato sposato con l’attrice Lis Verhoeven, da cui ha avuto la figlia Stella, anch’essa attrice. Dal 1985 era sposato con Monique Faye, con cui conviveva già dalla fine degli anni Sessanta. 

Ha vissuto a lungo a Mayen, in Germania, che nel 2001 gli aveva conferito la cittadinanza onoraria. Dal 2004 era membro onorario dell’Alemannia Aquisgrana e nel 2010 aveva ricevuto una laurea honoris causa dall’Università di Magonza. 

Aveva 95 anni ma la sua popolarità era rimasta immutata col passare del tempo a conferma delle sue qualità artistiche e del suo inconfondibile carisma che lo aveva reso celebre.


martedì 7 aprile 2026

Addio Lucescu

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Lo vogliamo ricordare così, sorridente, lui che era un professionista serio ma anche un gran simpatico, con la battuta pronta e sempre disponibile con i media.

Ora che se n'è andato a 80 anni, vissuti sino all'ultimo facendo il suo mestiere di allenatore, il mondo del Calcio piange il mister carismatico e l'uomo integerrimo che ha dato tutto se stesso allo sport piu bello del mondo.

Paterno, furbo, rivoluzionario, è stato il Nikola Tesla del pallone. Ha vinto 36 trofei alla guida di 8 squadre tra cui l'Uefa con lo Shakhtar, lanciato centinaia di calciatori ad alto livello, inventato la match analysis.

Era nato a Bucarest, 29 luglio 1945 e aveva giocato da nella Dinamo, poi mediano  nello Stijntia e nel Corvinul Hunedoara.

In nazionale rumena vantava 65 presenze e 9 reti, ricco il Palmares come giocatore con 7 Campionati rumeni (1962-63, 1963-64, 1964-65, 1970-71, 1972-73, 1974-75, 1976-77) e 1 Coppa di Romania (1967-68).

Come allenatore aveva iniziato col Corvinul Hunedoara (1978-82), passando poi alla nazionale rumena (commissario tecnico: 1982-86), alla Dinamo Bucarest (1986-90), per poi sbarcare in Italia chiamato da Romeo Anvonetsni alla guida del Pisa (1990-91).



Poi al Brescia (1991-96), alla Reggiana (1996-97), al Rapid Bucarest (1997-99), all Inter (1999), per tornare in poi in Romania al Rapid Bucarest (1999-2000), e poi innTirchia al Galatasaray (2000-02).

Vincendo un Campionato rumeno (1989-90), una Coppa di Romania (1989-90), una Supercoppa Europea (2000).

Attualmente era l'allenatore della nazionale del suo paese che aveva diretto dieci giorni fa nella semifinale contro la Turchia, ultimo capitolo di una bella storia di calcio prima di entrare in coma dopo un infarto.





domenica 5 aprile 2026

Ansia per Lucescu

 di FRANCESCO TRONCARELLI

L'ex allenatore di Inter e Brescia è ricoverato in terapia intensiva all'Ospedale Universitario di Bucarest, venerdì era stato colpito da un doppio infarto.

Poco più di una settimana fa, a 80 anni compiuti, era regolarmente in panchina al Play Stadium di Instambul per la semifinale playoff persa dalla sua Romania contro la Turchia. 

Oggi però le condizioni di Mircea Lucescu appaiono disperate. L'ex allenatore - tra le altre - di Brescia e Inter aveva accusato un problema cardiaco durante l'allenamento di preparazione alla sfida con la Slovacchia.

Si trattava di un infarto che aveva reso necessaria l'installazione di un defibrillatore. Lucescu era stato così costretto a lasciare l'incarico di Ct e ad annullare la trasferta di Bratislava.  

Ora l'ultimo bollettino diramato dallo staff medico che lo ha in cura e ricovero, annuncia un peggioramento delle condizioni generali. E la notizia sta facendo il giro del mondo.




sabato 4 aprile 2026

Gianni Morandi l'eterno ragazzo di nuovo in tour

di FRANCESCO TRONCARELLI

Rieccolo. A 81 anni ancora in pista E questa volta per un motivo molto importante e significativo. C'era un Ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones compue gli anni

Il brano, tra i piu famosi del Gianni nazionale, è stato scritto nel 1966 ma da allora è cambiato ben poco perchè dal Vietnam all'Iran e all'Ucraina la Pace è sempre stata una chimera. 

Ora Morandi porterà in un tour nei palasport C'era un Ragazzo - Gianni Morandi Story , una tournée prodotta da Trident Music che si annuncia da titto esaurito.

Questi spettacoli saranno l'occasione per festeggiare i 60 anni del brano scritto appunto nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, e sicuramente il brano più rappresentativo e importante della sua carriera.

 Il tour partirà da Conegliano il prossimo 15 aprile. La scaletta dei concerti ripercorrerà i grandi classici del suo repertorio, che continuano a essere tramandati di generazione in generazione, senza dimenticare i brani dell'ultimo progetto discografico Evviva! A legare e guidare la scaletta la nuova canzone Monghidoro che Jovanotti ha scritto per lui.

"Con Lorenzo siamo molto vicini - ha spiegato l'artista bolognese-  quando mi sono bruciato la mano mi arriva una sua telefonata la sera, ero in ospedale a Cesena, non lo sentivo da un po'. Qualche chiacchierata e mi manda L'Allegria dicendo che... se ti va la canti. Poi per Sanremo mi ha scritto Apri tutte le Porte e ora mi ha detto che sapendo che parto con un tour e che serviva qualcosa per aprire lo spettacolo mi fa Monghidoro".

"Sono venuto a Bologna a 13 anni nel 1958 -ricorda Gianni-, portato dal barbiere di Monghidoro. In quel periodo ho visto il mare per la prima volta quando andai in Romagna a cantare. Mio padre mi diede 500 lire e una fetta di cocomero ne costava 25. Poi mi arrivava qualche mancia dal pubblico del caffè concerto; lì c'era pure un flipper che non avevo mai visto prima. I quotidiani costavano 25".

"Mi sono emozionato quando in un jukebox ho sentito per la prima volta la mia voce, cantavo Andavo a Cento all'Ora : mi nascondevo, come accadde per la mia prima volta in televisione, il programma era Alta Pressione con Enzo Trapani e mi fece effetto, pensavo subito a mia madre che era fan di Claudio Villa. Quando vinsi Sanremo nel 1987 lo stesso giorno morì Claudio Villa...la numerologia delle date è stranissima".

Dai favolosi Sessanta a oggi, Morandi con la sua voglia di cantare energia e carica umana è sempre sulla breccia, e a 81 anni riempe ancora i palasport, esauriti quasi ovunque. E vuole continuare così, "come Aznavour, che ha cantato per tutta la sua vita fino all'ultimo". Lunga vita all'Eterno Ragazzo della canzone italiana.



domenica 29 marzo 2026

Addio David Riondino

 di FRANCESCO TRONCARELLI

È morto David Riondino, aveva 73 anni. L'autore, musicista e attore toscano era da qualche tempo malato. da anni risiedeva nalla Capitale. La sua ultima iniziativa, incompiuta, è la Scuola dei Giullari

Nato il 10 giugno 1952 a Firenze, figlio di Luigi, un maestro elementare, David muove i primi passi da cantautore negli anni Settanta. La sua è stata una lunga carriera, tra impegno e leggerezza.

Aveva il dono dell'umorismo, a tratti sconfinante nel sarcasmo, ma sempre all'insegna del buongusto e dell'intelligenza, doti che lo contraddistinguevano.

Nel 1979, pubblica con l'etichetta Ultima spiaggia il primo album, “David Riondino”. Tra il dicembre 1978 e il gennaio 1979 ha l'occasione unica di aprire i concerti nella tournée di Fabrizio De André con la Premiata forneria Marconi. L'anno successivo esce il secondo disco “Boulevard”.

E' tra i fondatori del Collettivo Vìctor Jara cooperativa di teatro-musica-animazione. Collabora con numerose riviste satiriche: Tango, Cuore, Il male, Comix, Boxer, ed interviene sul quotidiano Il manifesto. 

Negli anni ottanta l'apparizione in “Maledetti vi amerò”, film d'esordio di Marco Tullio Giordana, in seguito l'interpretazione del guru dei fattorini nel secondo film di Gabriele Salvatores “Kamikazen”.

Nel 1975 scrive insieme a Lu Colombo la canzone “Maracaibo”, che diventerà la colonna sonora dell'estate 1981 e un pezzo di culto della musica italiana di quegli anni. Dopo “Maracaibo” scrive sempre con Lu Colombo i brani “Dance alla nite”, nel 1983 e “Aurora” nel 1984.

Il dbutto in televisione nel 1987, collaborando dapprima con Lupo solitario e poi negli anni successivi con “Zanzibar”, “Fuori orario”, “Aperto per ferie”, “Maurizio Costanzo show”, “Quelli che il calcio”. Come cantautore gli anni Ottanta vedono Riondino autore del disco “Tango dei miracoli” con le illustrazioni di Milo Manara.

“Romanzo Picaresco” è il titolo dell'opera del suo debutto a teatro, nel 1989 cui seguono “Chiamatemi Kowalski” e “La commedia da due lire” insieme a Paolo Rossi.

Nella stagione teatrale 1993-1994 è in scena con “O patria mia”, diretto da Giuseppe Bertolucci con Sabina Guzzanti, Paolo Bessegato e Antonio Catania.

Debutta alla regia cinematografica nel 1997 con "Cuba libre" primo di una serie di documentari.

Due matrimoni e una figlia, Giada, Riondino in passato è stato legato a Sabina Guzzanti. L’attrice e regista della loro storia aveva detto: «Siamo stati insieme tanti anni. Un amore bello e complesso, lui colto e gentile. Una storia lunga, complicata, ma oggi siamo molto amici». 

 I funerali martedì a Roma alla Chiesa degli artisti di piazza del Popolo.




venerdì 16 gennaio 2026

Kabir Bedi, 80 anni da Sandokan

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Sandokan Sandokan
Giallo è il sole, la forza mi dà
Sandokan Sandokan
Dammi forza ogni giorno, ogni notte il coraggio verrà

Fisico possente, portamento elegante, sguardo magnetico, Kabir Bedi ha conservato il fascino con cui aveva conquistato l'Italia quando apparve sul piccolo schermo per interpretare Sandokan, la serie tv diretta da Sergio Sollima che incollò la bellezza di 27 milioni di telespettatori davanti al video.

Oggi spegne 80 candeline con a fianco Parveen Dusanj, la quarta moglie, sposata nel 2016 dopo dieci anni di felice convivenza, 80 primavere sulle spalle, ma il tempo per lui sembra essersi fermato. Certo, qualche chilo in più c'è, ma quel sorriso che trasmette serenità conferma che è sempre lo stesso, un uomo aperto verso il prossimo oltre che un grande attore.

Il prode Kabir vive per gran parte dell'anno a Mumbai e attualmente collabora a progetti umanitari come Care&Share Foundation che lo portano in tutto il mondo come testimonial delle iniziative che questo ente benefico persegue.

Attraverso i social manda spesso e volentieri messaggi agli amici italiani di incoraggiamento, gentilezza e fratellanza. All'Italia del resto deve tutto, perchè come ci aveva confidato in una delle tante interviste, dimostrando non solo un'ottima conoscenza della nostra lingua ma anche dei nostri modi di dire, in Italia aveva trovato l'America.

con la Perla di Labuan 

E in effetti partecipando come protagonista a quella storica serie televisiva, ha spiccato il volo verso una fortunata carriera da divo internazionale a fianco di grandi attori e in produzioni hollywodiane.

Un boom televisivo che tra l'altro, permise a molti di conoscere attraverso la tv, prima che sui libri, l'opera di Emilio Salgari, tutto grazie a quel volto con gli occhi bistrati di kajal, che identificava la Tigre di Mompracem. 

Sei puntate trasmesse esattamente 50 anni fa, dal 6 gennaio all'8 febbraio 1976, ricche di colpi di scena e avventure con un cast di prim'ordine che vedeva tra gli altri Philippe Leroy (Yanez), Carole André (Lady Marianna - la perla di Labuan) e i bravi Adolfo Celi e Andrea Giordana. 

Nato il 16 gennaio del 1946 a Lahore, nel Punjab pachistano (allora parte del dominio coloniale britannico), figlio di Baba Bedi, un sik maestro spirituale e filosofo, ha frequenta lo Sherwood College di Nainital. 

Ha recitato in centinaia di pellicole, molte a Bollywood, ed è conosciuto a livello mondiale. Tra i film più noti si ricorda quello di James Bond "Octopussy" (007 Operazione Piovra) nel ruolo dell'avversario di Roger Moore che ha fatto epoca. 

Kabir e Roger Moore 007

Tra le innumerevoli produzioni, ha lavorato accanto a Michael Caine nel film "Ashanti", ne "Il ladro di Bagdad", ne "Il corsaro nero". E' stato Lord Rama in "General Hospital" di Ahmed Kamal nell'episodio Miraggio di Riptide, Farouk Ahmed in "Dynasty", Malcolm nell'episodio "Legend of the Lost Art" di Magnum P.I., il Principe Omar di "Beautiful" nelle stagioni '94 e '95 e guest appearence in "Supercar". 

Ma non solo, perchè si nasce tigre di Mompracem ma si finisce a friggere pakora in casa di nonno Libero. A dimostrazione della sua proverbiale professionalità che l'ha portato a interpretare qualsiasi ruolo con il massimo impegno e in questo caso con tanta autoirona.

Kabir Bedi infatti era un ristoratore indiano in "Un medico in famiglia" (edizione del 2007), prima in contrasto poi amico di Lino Banfi e motivo di un cedimento sentimentale della colf Cettina. 

Nonostante questo ruolo da commedia brillante (e una partecipazione all'Isola dei famosi e al Grande Fratello Vip) per tutti resta Sandokan, l'eroe che fece scoprire l'esotismo e le avventure dei pirati ribelli in terra di Malesia, permettendo agli italiani di staccare la spina agli italiani dalle cupe atmosfere degli Anni di piombo.

con Lino Banfi e Milena Vukotic nel Medico in famiglia
Un successo incredibile che dette il via a una serie di prodotti commerciali che sfruttavano la sua popolarità e la sua immagine come le figurine, il diario e il proiettore con schermo e telecomando Cinevisor che offriva sei storie inedite con lui.
 
Il ricordo di quel successo ha dato l'idea alla Lux Video (Don Matteo, ecc) di realizzare la nuova serie tv sul Pirata della Malesia che è andata in onda recentemente e che ha visto il turco Can Yaman nelle vesti del protagonista. Una narrazione diversa della storia, adeguata ai gusti attuali e girata con tecnologie diverse che ha ottenuto ottimi ascolti.  

Naturalmente ed inevitabilmente sui social i paragoni tra i due Sandokan, lo storico e quello attuale, sono stati numerosissimi, a ciascuno il suo pirata, ma la prima cosa che viene in mente al di là delle interpretazionie dei due attori e dei relativi gusti e giudizi del pubblico è che i tempi sono comunque cambiati.

Basti pensare che Kabir per sostenere il provino definitivo venne a Roma a sue spese dall'India e che dopo essere diventato ultra popolare (vinse anche il Telegatto, l'Oscar Tv), riuscì nell'impresa insolita di essere accolto dagli operai della Mirafiori con i romanzi di Salgari in mano. 

E c'è anche un'altra considerazione da fare. La sigla del "vecchio" Sandokan era parte integrante di quel successo oltre ad essere un pezzo gradevole, trascinante nella musica e nel testo. E quindi non assolutamente da riproporre con altro arrangiamento e da altri interpreti come è stato fatto. 

il disco

Venne realizzato dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis, conosciuti come Oliver Onions, che dopo il debutto come duo cantautorale, avevano trovato la loro strada nella composizione di musiche per film e per la tv. 

La prima fu per il film di Nino Manfredi “Per grazia ricevuta”, poi vennero quelle per le pellicole di Terence Hill e Bud Spencer e di famose serie televisive a conferma della loro capacità e talento nel saper sottolineare storie e situazioni diverse con la loro musica.

Il loro brano "Sandokan" ("Sweet Lady Blue" eraq il lato B del 45 giri), molto ritmato e introdotto dal nome della Tigre urlato a squarciagola, ebbe un boom strepitoso conquistando i vertici della Hit parade italiana (18 settimane nella Top ten) e poi di altri paesi. E ancora oggi emoziona.

Come Kabir Bedi, attore di razza e dal grande carisma che oggi compie gli anni. Auguri unico e inimitabile Sandokan!   

Chinaglia per sempre

  di CLAUDIO GIORDANO Lo sapevate che Giorgio Chinaglia ha interpretato un film giallo? E che negli anni in cui nel Bel paese imperversavano...