martedì 14 aprile 2026

Frustalupi, la mente dello Scudetto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Di quella banda di scapestrati che giocava a pallone come nessun altro mai era la mente, in tutti i sensi. Alle pistole che i suoi compagni usavano come passatempo, preferiva la lettura dei giornali e dei libri, per essere sempre aggiornato e conoscere nuove cose.

Mario Frustalupi che ci lasciava un 14 aprile come oggi del 1990 in un drammatico incidente automobilistico in quella Italia in viaggio per le vacanze pasquali, era il cervello della Lazio di Maestrelli, il regista che sapeva cosa fare con i suoi piedi fatati per guidare la squadra alla vittoria.

E pensare che quando Antonio Sbardella lo aveva portato a Roma molti storsero il naso. E' vecchio dicevano, alludendo ai suoi 32 anni che lo facevano il giocatore più anziano della rosa, è al capolinea, sottolineava qualcun altro.

Era arrivato in cambio di un idolo della tifoseria, Giuseppe Massa e questo era difficile per molti da digerire. Gli inzi poi non furono fra i migliori, quella Lazio arrancava in Coppa Italia e lui non riusciva ad emergere scontrandosi nel ruolo di centrocampista con Re Cecconi, pallino di Maestrelli.


Un copione già visto quando giocava nell'Inter col dualismo con l'inamovibile Sandro Mazzola, da cui usciva puntualmente sconfitto nonostante buone prestazioni e il contributo alla conquista del Tricolore per i nerazzurri.
 
Fu proprio il Maestro però a trovare la quadra arretrando Cecco Netzer e affidando al Frusta le chiavi della squadra, nominadolo sul campo ufficialmente regista del suo progetto. E le cose cominciarono a funzionare.
 
Il campionato 1972/73 vede i biancocelesti giocare un calcio divino e letale per gli avversari. La banda Maestrelli va addirittura in testa e, seppure con un piccolo calo nella parte centrale del torneo, infila otto vittorie consecutive.

La Lazio sfiora lo scudetto che viene perso negli ultimi minuti dell'ultima giornata di campionato a Napoili fra una fatal Verona per il Milan e una Roma che si arrende alla Juve. Frustalupi ormai è un idolo della gente laziale.
I tifosi ne apprezzano la serietà e la visione di gioco, gli addetti ai lavori le qualità tecniche. Segna anche 2 reti. L'anno successivo la Lazio conquista il suo primo scudetto e Frustalupi è il cervello, la mente, il regista di quel calcio all'olandese praticato dalla Lazio di Maestrelli e di cui Chinaglia è il terminale offensivo, che va in rete anche grazie ai suoi assist.

E' campione d'Italia ad un'età in cui molti suoi colleghi hanno già da tempo preso il viale del tramonto o hanno appeso gli scarpini al chiodo. Mario Corso suo compagno all'Inter, dopo lo scudetto del 12 maggio 1974 afferma:

"Quando Frustalupi venne ingaggiato dalla Lazio, io ho sostenuto che quello sarebbe stato, a lungo andare, il più importante colpo del mercato. Adesso credo che siano tutti a darmi ragione. Ma io non sono un indovino, sono uno che il calcio lo conosce abbastanza per poter definire Frustalupi un campione".

Dal suo canto l'orvietano Mario si diceva invece "contento di non essere un campione, un bambino prodigio alla Rivera o alla Mazzola. Loro -spiegava- hanno dovuto difendere per anni una reputazione da fuoriclasse. È difficile e logorante. Io sono cresciuto piano piano e ho avuto meno stress. Durerò molto più a lungo".

E aveva ragione perchè smetterà di illuminare il gioco ai suoi compagni, alla bella età di 39 anni dopo essersi preso la soddisfazione di portare il Cesena (dove giocava con Giancarlo Oddi) in coppa Uefa e trascinare la Pistoiese (con Borgo altro ex laziale) in serie A.

Spirito allegro e con la battuta pronta, aveva sempre voglia di scherzare, anche con i tifosi al campo d'allenamento di Tor di Quinto: "Ridete oggi che piangerete domenica" diceva loro.

Nei rapporti interni aveva carisma e non si intrometteva nelle faide tra clan di quella banda di scalmanati e spesso, grazie alla sua capacità di sdrammatizzare, era quello che spegneva i contrasti con la sua proverbiale ironia.

Capelli lunghi nonostante una calvizia incipiente, basettoni, pantaloni a zampa d'elefante, un sorriso contagioso appena arrivato alla Lazio aveva litigato con Chinaglia, per poi diventarne amico apprezzandone le qualità techiche e la sua fanciullesca passione per il gol.

A Tor di Qinto così, rivolgendosi ai tifosi che lo applaudivano a ogni giro di campo, prometteva che gli avrebbe fatto segnare almeno 100 reti tra gli applausi e le risate generali.

Al caro Frusta, nonostante fosse stato messo alla porta dalla rivoluzione (fallita) di Corsini, la Lazio era rimasta nel cuore. Non a caso fu lui anni dopo, dirigente della Pistoiese ed esperto di calcio, a consigliare alla società biancoceleste Ruben Sosa.

Ed ironia del destino, mentre quel 14 aprile 1990 arrivava la tragica notizia dell'incidente mortale sulla autostrada Voltri-Sempione, il puntero uruguagio segnava per la Lazio all'Ascoli nella partita che si giocava al Flaminio. Il cerchio si chiudeva così mestamente.




 

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domenica 12 aprile 2026

Sinner n.1 al mondo

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Sinner conquista il Masters 1000 di Monte-Carlo (il primo grande titolo in carriera sulla terra rossa) e torna n. 1 al mondo grazie alla vittoria su Carlos Alcaraz con il punteggio di 7-6, 6-3 in 2 ore e un quarto di gioco. 

Il 27esimo titolo (uno in più di Alcaraz), vale la 67esima settimana di nuovo sul trono del tennis (una in più di Alcaraz). Un successo – 7-6, 6-3 in due ore e 15 minuti – faticoso per la tensione che aleggiava sul campo centrale del Principato, mischiata a un vento fastidioso e infingardo. Gli ingredienti per un match dai tanti errori, dagli alti e bassi. Gli acuti dei due campioni spezzati da stecche improvvise. E una lotta punto su punto. Che Sinner ha portato dalla sua parte grazie a due fattori.

Il primo è stato sicuramente il servizio, decisivo in particolare nel tie-break nel primo set. Alcaraz in risposta ha avuto poche chance. Ma il secondo è stato l’aspetto mentale. Il più grande pregio di Sinner, l’aspetto in cui è sicuramente più forte del suo rivale, ma che spesso nei testa a testa era venuto a mancare. 

Oggi, invece, mentre lo spagnolo si innervosiva, l’azzurro rimaneva solido e concentrato. Freddo fino al completamento della rimonta nel secondo set e poi fino al traguardo. Un’imponente iniezione di fiducia.

“Oggi abbiamo espresso un livello molto alto entrambi, viste le condizioni del vento che continuava a cambiare direzione- ha dichiarato il neo campione- Nel secondo set, dietro di un break, ho cercato di rimanere lì mentalmente. È un altro risultato incredibile. Ritornare numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria. Sono contento di aver vinto finalmente un torneo importante".

Con questa vittoria, il quarto Masters 1000 consecutivo, Sinner torna numero 1 al mondo, scavalcando proprio Alcaraz.










venerdì 10 aprile 2026

Chinaglia per sempre

 di CLAUDIO GIORDANO

Lo sapevate che Giorgio Chinaglia ha interpretato un film giallo? E che negli anni in cui nel Bel paese imperversavano i sequestri di persona fu rapito anche lui? E che è l'unico calciatore del campionato italiano raffigurato sulle tessere d'abbonamento per le partite?

Queste sono solo alcune delle curiosità, vere e proprie chicche, che si possono leggere in "Chinaglia per sempre", il nuovo libro di Francesco Troncarelli uscito in questi giorni, dedicato al centravanti che a suon di gol trascinò la Lazio alla conquista dello scudetto nel 1974.

Non una semplice biografia, ma un racconto emozionante arricchito da foto e documenti inediti messi a disposizione da due figli d'arte, Giorgio Chinaglia junior e Gabriele Pulici, in cui si passano in rassegna successi ed eccessi, gioie e dolori della leggenda del popolo laziale.

Venti capitoli che accompagnano la vita e la carriera del bomber dei Due mondi, dall'infanzia a Carrara con la nonna sino agli ultimi giorni a Naples in Florida (e qui preparate il fazzoletto per le lacrime...), passando per i trionfi con la banda Maestrelli e i campionati vinti negli Usa coi Cosmos. 

Con questo libro che si legge tutto d'un fiato dalla prima all'ultima pagina, l'autore conclude la trilogia sugli anni 70 biancocelesti che era iniziata con "Come eravamo" ovvero la storia della nascita del tifo biancoceleste in Curva e proseguita con "Caro maestro" il volume dedicato a Tommaso Maestrelli.

Trilogia che si chiude appunto con Chinaglia, elemento imprescindibile di quegli anni meravigliosi insieme a Maestrelli e al tifo, perchè è stato il calciatore che con la sua grinta e voglia di vincere contro tutto e tutti ha dato il la al "risorgimento laziale" facendo rialzare la testa alla gente laziale dopo anni di anonimato.
Invincibile guerriero, grido di battaglia, Long John, sono i suoi appellativi e soprannomi che conoscono tutti, amici e nemici. ma nessuno sa cosa c'entra con lui il mitico Romeo,"er mejo gatto del Colosseo" degli Aristogatti. Lo scoprirete leggendo il libro "Chinaglia per sempre".



giovedì 9 aprile 2026

Addio Mario Adorf

 di FRANCESCO TRONCARELLI


L'attore svizzero Mario Adorf è morto a Parigi l'8 aprile dopo una bteve malattia. La notizia è stata rilanciata subito dai media internazionali rimbalzando suo social.

E non poteva essere diversamente perchè è stato un grande interprete dalla vasta gamma espressiva e dal ricco repertorio, capace di spaziare da ruoli di spietati mafiosi a queli di uomini al servizio della legge conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

La notizia della scomparsa è stata annunciata dal suo manager Michael Stark al settimanale "Der Spiegel", e poi confermata all'agenzia di stampa tedesca Dpa, la Germania non a caso era la sua patria d'elezione e lì era considerato uno degli attori piu importanti del paese.

Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con registi del calibro di Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Volker Schlöndorff, Helmut Dietl, Rainer Werner Fassbinder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. 

Tra le pellicole girate in Italia figurano "A cavallo della tigre" (1961) di Luigi Comencini e "La mala ordina" 1972) di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.

Era nato a Zurigo l'8 settembre 1930 da Alice Adorf, un'infermiera tedesca, e dal chirurgo calabrese Matteo Menniti, già sposato, Mario Adorf divenne famoso nel 1957 nel ruolo di un assassino di donne nel film "Ordine segreto del III Reich" di Robert Siodmak.

Successivamente fu spesso relegato a ruoli da cattivo. Ottenne ruoli importanti nelle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie come "Il tamburo di latta" (1979) di Volker Schlöndorff, dall'omonimo romanzo di Gunther Grass, e "Il caso Katharina Blum" (1975) diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, tratto dal romanzo "L'onore perduto di Katharina Blum" di Heinrich Böll.

Nel 1963  inizia la collaborazione con Antonio Pietrangeli in 'La visita' (1963) e 'Io la conoscevo bene' (1965), poi nel 1965 il veto e proprio boom con partecipazioni in 'Le soldatesse' di Valerio Zurlini, 'Sierra Charriba' di Sam Peckinpah, 'Dieci piccoli indiani' di George Pollock e nella coproduzione internazionale 'La guerra segreta'. 

Nel 1966 è al fianco di Nino Manfredi in 'Operazione San Gennaro' film che diventerà un classico della commediacitaliana, mentre nel 1967 interpreta il falso spettro in 'Questi fantasmi' di Renato Castellani. 

Tra il 1968 e il 1969 recita in due spaghetti western, '…e per tetto un cielo di stelle' e 'Gli specialisti', e nel 1969 appare in 'La tenda rossa' con Sean Connery e Claudia Cardinale. Nel 1970 è protagonista del thriller 'L’uccello dalle piume' di cristallo di Dario Argento.

Negli anni 70 diventa un’icona del poliziottesco italiano: appare in 'La polizia ringrazia', 'Milano calibro 9' e 'La mala ordina', dove interpreta Luca Canali, doppiato da Stefano Satta Flores.

Continua nel genere con 'La polizia chiede aiuto' e 'Processo per direttissima', senza trascurare il cinema d’autore internazionale: tra i titoli più significativi figurano 'Il viaggio a Vienna' di Edgar Reitz (Premio Ernst Lubitsch), 'Il delitto Matteotti' di Florestano Vancini, ''Cuore di cane' di Alberto Lattuada, 'Io ho paura' di Damiano Damiani e 'Fedora' di Billy Wilder.

Negli anni 80 concentra la sua attività sulla televisione, partecipando a sceneggiati di successo come 'La piovra 4', 'Marco Polo', 'Fantaghirò' e 'Il ritorno del piccolo Lord', oltre a numerose produzioni tedesche.

Riprende anche l’attività teatrale e si cimenta come cantante, conduttore televisivo, scrittore e doppiatore, prestando la voce al drago nel film 'Dragonheart'.

Adorf è stato sposato con l’attrice Lis Verhoeven, da cui ha avuto la figlia Stella, anch’essa attrice. Dal 1985 era sposato con Monique Faye, con cui conviveva già dalla fine degli anni Sessanta. 

Ha vissuto a lungo a Mayen, in Germania, che nel 2001 gli aveva conferito la cittadinanza onoraria. Dal 2004 era membro onorario dell’Alemannia Aquisgrana e nel 2010 aveva ricevuto una laurea honoris causa dall’Università di Magonza. 

Aveva 95 anni ma la sua popolarità era rimasta immutata col passare del tempo a conferma delle sue qualità artistiche e del suo inconfondibile carisma che lo aveva reso celebre.


martedì 7 aprile 2026

Addio Lucescu

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Lo vogliamo ricordare così, sorridente, lui che era un professionista serio ma anche un gran simpatico, con la battuta pronta e sempre disponibile con i media.

Ora che se n'è andato a 80 anni, vissuti sino all'ultimo facendo il suo mestiere di allenatore, il mondo del Calcio piange il mister carismatico e l'uomo integerrimo che ha dato tutto se stesso allo sport piu bello del mondo.

Paterno, furbo, rivoluzionario, è stato il Nikola Tesla del pallone. Ha vinto 36 trofei alla guida di 8 squadre tra cui l'Uefa con lo Shakhtar, lanciato centinaia di calciatori ad alto livello, inventato la match analysis.

Era nato a Bucarest, 29 luglio 1945 e aveva giocato da nella Dinamo, poi mediano  nello Stijntia e nel Corvinul Hunedoara.

In nazionale rumena vantava 65 presenze e 9 reti, ricco il Palmares come giocatore con 7 Campionati rumeni (1962-63, 1963-64, 1964-65, 1970-71, 1972-73, 1974-75, 1976-77) e 1 Coppa di Romania (1967-68).

Come allenatore aveva iniziato col Corvinul Hunedoara (1978-82), passando poi alla nazionale rumena (commissario tecnico: 1982-86), alla Dinamo Bucarest (1986-90), per poi sbarcare in Italia chiamato da Romeo Anvonetsni alla guida del Pisa (1990-91).



Poi al Brescia (1991-96), alla Reggiana (1996-97), al Rapid Bucarest (1997-99), all Inter (1999), per tornare in poi in Romania al Rapid Bucarest (1999-2000), e poi innTirchia al Galatasaray (2000-02).

Vincendo un Campionato rumeno (1989-90), una Coppa di Romania (1989-90), una Supercoppa Europea (2000).

Attualmente era l'allenatore della nazionale del suo paese che aveva diretto dieci giorni fa nella semifinale contro la Turchia, ultimo capitolo di una bella storia di calcio prima di entrare in coma dopo un infarto.





domenica 5 aprile 2026

Ansia per Lucescu

 di FRANCESCO TRONCARELLI

L'ex allenatore di Inter e Brescia è ricoverato in terapia intensiva all'Ospedale Universitario di Bucarest, venerdì era stato colpito da un doppio infarto.

Poco più di una settimana fa, a 80 anni compiuti, era regolarmente in panchina al Play Stadium di Instambul per la semifinale playoff persa dalla sua Romania contro la Turchia. 

Oggi però le condizioni di Mircea Lucescu appaiono disperate. L'ex allenatore - tra le altre - di Brescia e Inter aveva accusato un problema cardiaco durante l'allenamento di preparazione alla sfida con la Slovacchia.

Si trattava di un infarto che aveva reso necessaria l'installazione di un defibrillatore. Lucescu era stato così costretto a lasciare l'incarico di Ct e ad annullare la trasferta di Bratislava.  

Ora l'ultimo bollettino diramato dallo staff medico che lo ha in cura e ricovero, annuncia un peggioramento delle condizioni generali. E la notizia sta facendo il giro del mondo.




sabato 4 aprile 2026

Gianni Morandi l'eterno ragazzo di nuovo in tour

di FRANCESCO TRONCARELLI

Rieccolo. A 81 anni ancora in pista E questa volta per un motivo molto importante e significativo. C'era un Ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones compue gli anni

Il brano, tra i piu famosi del Gianni nazionale, è stato scritto nel 1966 ma da allora è cambiato ben poco perchè dal Vietnam all'Iran e all'Ucraina la Pace è sempre stata una chimera. 

Ora Morandi porterà in un tour nei palasport C'era un Ragazzo - Gianni Morandi Story , una tournée prodotta da Trident Music che si annuncia da titto esaurito.

Questi spettacoli saranno l'occasione per festeggiare i 60 anni del brano scritto appunto nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, e sicuramente il brano più rappresentativo e importante della sua carriera.

 Il tour partirà da Conegliano il prossimo 15 aprile. La scaletta dei concerti ripercorrerà i grandi classici del suo repertorio, che continuano a essere tramandati di generazione in generazione, senza dimenticare i brani dell'ultimo progetto discografico Evviva! A legare e guidare la scaletta la nuova canzone Monghidoro che Jovanotti ha scritto per lui.

"Con Lorenzo siamo molto vicini - ha spiegato l'artista bolognese-  quando mi sono bruciato la mano mi arriva una sua telefonata la sera, ero in ospedale a Cesena, non lo sentivo da un po'. Qualche chiacchierata e mi manda L'Allegria dicendo che... se ti va la canti. Poi per Sanremo mi ha scritto Apri tutte le Porte e ora mi ha detto che sapendo che parto con un tour e che serviva qualcosa per aprire lo spettacolo mi fa Monghidoro".

"Sono venuto a Bologna a 13 anni nel 1958 -ricorda Gianni-, portato dal barbiere di Monghidoro. In quel periodo ho visto il mare per la prima volta quando andai in Romagna a cantare. Mio padre mi diede 500 lire e una fetta di cocomero ne costava 25. Poi mi arrivava qualche mancia dal pubblico del caffè concerto; lì c'era pure un flipper che non avevo mai visto prima. I quotidiani costavano 25".

"Mi sono emozionato quando in un jukebox ho sentito per la prima volta la mia voce, cantavo Andavo a Cento all'Ora : mi nascondevo, come accadde per la mia prima volta in televisione, il programma era Alta Pressione con Enzo Trapani e mi fece effetto, pensavo subito a mia madre che era fan di Claudio Villa. Quando vinsi Sanremo nel 1987 lo stesso giorno morì Claudio Villa...la numerologia delle date è stranissima".

Dai favolosi Sessanta a oggi, Morandi con la sua voglia di cantare energia e carica umana è sempre sulla breccia, e a 81 anni riempe ancora i palasport, esauriti quasi ovunque. E vuole continuare così, "come Aznavour, che ha cantato per tutta la sua vita fino all'ultimo". Lunga vita all'Eterno Ragazzo della canzone italiana.



Frustalupi, la mente dello Scudetto

 di FRANCESCO TRONCARELLI Di quella banda di scapestrati che giocava a pallone come nessun altro mai era la mente, in tutti i sensi. Alle pi...