lunedì 27 aprile 2026

Goodbye Ronettes

 di GIOIA TRONCARELLI

Nedra Talley Ross, ultima supersistite del famoso trio statunitense 'The Ronettes' è venuta a mancare all'età di 80 anni. L'annuncio è stato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del gruppo, che negli anni sessanta ha inanellato un successo dietro l'altro. Brani come 'Be my baby', 'Walking in the rain', 'Baby i love you', solo per citarne alcuni, sono tutt'oggi conosciuti e ascoltati dal grande pubblico. 

"È stata una luce per chiunque l'abbia conosciuta e amata. Come membro fondatore delle Ronettes, insieme alle amate cugine Ronnie ed Estelle, la sua voce, il suo stile e il suo spirito hanno contribuito a definire un suono che avrebbe cambiato la musica". Queste le parole che lo staff ha dedicato all'ultima delle Ronettes, nata a New York il 27 gennaio 1946.

Amante fin da bambina della musica tanto da fondare nel'57, insieme alle cugine Ronnie Spector (vero nome Veronica Bennett) e Estelle Bennett il gruppo delle 'The Ronettes' debutta con loro nel mondo della musica con l'album 'Presenting the Fabulous Ronettes' (1964), dal quale ben cinque singoli finiranno nelle classifiche americane.

Grazie alla collaborazione con il produttore Phil Spector (futuro marito della cugina Ronnie), The Ronettes furono l'unica girl band ad essere invitata ad esibirsi con i Beatles, nell'ultimo tour americano del gruppo inglese, nell'estate del 1966.

Nel 2007, Nedra e Ronnie si sono esibite con i loro maggior successi durante la cerimonia per il loro inserimento nella Rock and Roll Hall of Fame. Estelle, malata da tempo, è salita sul palco solo al momento del ritiro del premio, il giusto riconoscimento per il loro contributo alla musica.

Questa è stata loro ultima apparizione insieme, Estelle morirà qualche anno più tardi (2009) Ronnie Spector nel 2022 e ora, con la dipartita di Nedra, cala definitivamente il sipario su un trio di ragazze che ha fatto ballare e sognare con la loro musica, una generazione di giovani in tutto il mondo.

sabato 25 aprile 2026

Salvate il Teatro delle Vittorie

 di FRANCESCO TRONCARELLI


Totò e Anna Magnani lo inaugurarono, Claudio Villa ci trionfò con Granada, Mina esplose qui con Se telefonando, Walter Chiari coi suoi monologhi paralizzò il pubblico, Sordi ci ha ballato il Tuca Tuca con la Carrà, Alberto Lupo ci ha sussurato Parole parole parole e Montessno è stato Fantastico con Celentano "re degli ignoranti".

Eppure tutto questo "ben di Dio" televisivo non è bastato per salvarlo dalla fine. Signore e signori si chiude. Tutto finito. Il Delle Vittorie, tempio del varietà e degli show del sabato sera dell'Italia del boom e degli anni a venire, leggi Austerity, Covid e compagnia varia, cessa per riconsegna delle chiavi.

Come l'alimentari sotto casa, come il falegname all'angolo, come la bottega del vino e oli. Si chiude per vendere. La Rai ha deciso che questo teatro di posa che con i suoi spettacoli e produzioni ha cresciuto generazioni su generazioni, non è più strategico per la realizzazione dei nuovi programmi.

È obsoleto rispetto alle nuove tecnologie e quindi si può cedere al miglior offerente. Le proposte d'acquisto andranno presentate in busta chiusa agli uffici di Viale Mazzini entro il prossimo 22 maggio.

E poi? Chi caccia più soldi se lo pappa e ne farà quel che vuole: supermercato, uffici, magazzino, salone di bellezza, chissà chi lo sa avrebbe detto il Febo Conti della Tv dei Ragazzi di una volta (anche questa archiviata senza un perchè).

Canzonissima, Studio Uno, Milleluci, Fantastico, Scommettiamo che, Al Paradise, roba passata che però quando viene riproposta a Techetechetè con i suoi protagonisti funziona, ma anche i Soliti ignoti di Amadeus e Affari tuoi di De Martino saranno un ricordo.

Che tristezza. che pena. che ignoranza per un pugno di dollari. Ci vorrebbe un Clint Eastwood guidato da Sergio Leone per fermare questo scempio. Si perchè la cultura e la Rai con queste trasmissioni realizzate qui faceva cultura, non si misura in metri quadrati. 

La bella televisione fatta da professionisti (Antonello Falqui, Cesarini da Senigallia, Don Lurio, ecc. ecc.) non può essere dimenticata e gettata alle ortiche. È un patrimonio di tutti, è un bene comune da preservare e semmai da imitare e riproporre alla faccia di Grandi fratelli e Isole di morti di fama.

E il Teatro delle Vittorie dove non a caso fu allestita la camera ardente di Pippo Baudo proprio perchè simbolo della bella televisione. va tutelato. Come il Caffè Greco a via Condotti che ha sì cambiato proprietà ma sarà riaperto come era. 

Ripensateci, non fate harakiri, dimostrate di meritare il posto che occupate. Salvate il Teatro Delle Vittorie da una morte annunciata. Perché nessuno vuole che in questo teatro cali per sempre il sipario.


giovedì 23 aprile 2026

Buondì Motta

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Si chiama Edoardo Motta, è alto un metro e 94 e pesa 87 chili ed è nato a Biella è l'uomo del giorno anche se ha solo 21 anni ed è un ragazzino. È l'uomo del giorno perche con le sue parate ha portato la Lazio in finale di Coppa Italia.

Quattro penalty parati, un exploit che ha impressionato e colpito tutta l'Italia sportiva e reso felici i tifosi laziali. La sua impresa lo ha reso popolarissimo improvvisamente ed oggi è sulle prime pagine di tutti i giornali.

Come un attore quando vince l'Oscar o un cantante Sanremo, ma lui ha fatto di più, ha parato 4 rigori diventando l'eroe della New Balance Arena di Bergamo e un meme sui social dove impazzano filmati e foto che lo ritraggono nell'impresa.

La cosa più incredibile che solo un anno fa, il 25 aprile del 2025 esordiva in serie B con la Reggiana e ora, un anno dopo, è il numero uno del calcio di nome e di fatto. 

Idolo della gente laziale pur essendo arrivato per ultimo alla corte di Sarri a gennaio per sostituire Mandas ceduto a sorpresa e quindi a Rima solo per fare da secondo a Provedel, il titolare.

Il caso ha voluto che Provedel s'infortumasse e così il baby portiere si è trovato fra i pali in serie A con la maglia biancoceleste contro il Sassuolo e al debutto in serie A.

Un esordio positivo con tre clean sheet nelle prime tre partite. Il resto è già storia. Con solo sei partite alle spalle fa il fenomeno contro l'Atalanta (eccezionale l"intervento sul colpo di testa di Scamacca a un minuto dalla fine dei supplementari) e la Lazio vola in finale.

Un trionfo tutto da gustare e da condividere con gli altri giocatori che comunque hanno contribuito a raggiungere l'obiettivo, a cominciare dai Giganti della difesa Romagnoli e Gila per proseguire a Taylor e Isaksen che i rigori li hanno segnati al contrario dei bergamaschi.

E che ora dopo una notte di festeggiamenti tutti insieme stanno dicendo, buondì Motta!



mercoledì 22 aprile 2026

Gli Oasis a Roma

 di GIOIA TRONCARELLI

Dopo l'incredibile tour quest'estate con relativa reunion degli Oasis, gruppo britpot dei fratelli Gallagher, si rincorrono da tempo voci di una seconda ondata di concerti in Europa con tappa anche in Italia. Roma e Milano si contendono la data italiana, e per ora sembrerebbe che la città eterna sia in vantaggio. 

Proprio ieri il frontman Liam, che si trova a Roma per una vacanza di qualche giorno nella capitale con la madre Peggy, l'artefice della riconciliazione tra i due fratelli, la compagna Debbie Gwyther e sua madre, durante un foto ricordo con due fortunati fan, pare abbia dichiarato che presto suoneranno qui.

la foto galeotta 
La coppia è riuscita a prenotare al ristorante del rooftoop dell'albergo di Via Veneto dove Liam alloggia, e tra una chiacchierata e l'altra, la signora che è in dolce attesa,  ha detto al cantante che suo figlio si chiamerà come lui.

Ed è in quel momento che il frontman degli Oasis si è sbottonato, lasciandosi sfuggire che "presto suoneremo qui!".

Molti sono convinti che il concerto si farà al Circo Massimo, ormai luogo sdoganato in questi ultimi anni per i grandi concerti (da Travis Scott ai Guns N' Roses passando per Bruce Springsteen, Vasco Rossi, Ultimo e Renato Zero).

Non resta quindi che attendere, sperando che quelle parole pronunciate durante una foto ricordo diventino prossimamente realtà con un annuncio ufficiale.



domenica 19 aprile 2026

Vasco Rossi nei fumetti

di FRANCESCO TRONCARELLI

Vasco Rossi diventa un fumetto. È stato lo stesso artista a dare la notizia, pubblicando in anteprima alcune tavole del primo volume sui suoi canali social ed il titolo è già significativo del progetto «Vasco - La rabbia giovane». 


Come lui stesso ha spiegato, si tratta del primo di tre volumi che Sergio Bonelli Editore ha voluto dedicare al cantautore, ovvero

«Vasco. Una favola lunga una vita», l'opera annunciata sarà nelle librerie e negoxi di fumetti a partire dal 19 maggio. 


«Ho sempre amato i fumetto sin da piccolo», ha scritto il Kom, aggiungendo «da Alan Ford a Diabolik, passando per Topolino, li ho divorati tutti. Mi piaceva l’idea di iniziare ogni volta un viaggio diverso. Un viaggio breve però, che non ha bisogno di troppo tempo o di un bagaglio ingombrante».


Adesso il bagaglio è quello della sua vita ripercorsa dall'inizio attraverso tavole colorate. 


Tutto per un progetto, come spiega Bonelli che «unisce fumetto, musica e memoria, confermando ancora una volta la capacità della nostra casa editrice di raccontare le grandi icone della cultura italiana attraverso il linguaggio potente e contemporaneo della graphic novel.


Il lavoro si articola come detto in tre volumi a colori, ciascuno di cento pagine, che ripercorrono la vita e la carriera di Vasco attraverso una narrazione a fumetti intensa, evocativa e profondamente umana. 


Un racconto che attraversa musica, parole, immagini e memoria collettiva, restituendo il ritratto di un artista che ha segnato generazioni.

Nelle immagini condivise dell'interprete di Alba chiara si vede un giovanissimo Vasco chiuso nella sua camera con la chitarra in mano, nel tentativo di imparare a suonarla.


C'è poi un momento della sua carriera da dj, la musica nei locali, gli incontri e altre tappe di un viaggio nella memoria dell'artista di Zocca che ne svela un lato intimo e a tratti inedito.


 In attesa di vedere e leggere le sue storie sulle strisce colorate di un albo, il cantante sta ultimando i preparativi per il tour "Succede ancira...in città" che partirà il 29 maggio da Rimini e che già si annuncia sold out in tutte le date.


venerdì 17 aprile 2026

Chinaglia, il premio ritrovato

 di FRANCESCO TRONCARELLI

È stata una sorpresa, una piacevole sorpresa. Un'opportunità più unica che rara e sicuramente irripetibile che hanno potuto cogliere al volo tuti quelli che sono venuti al Canottieri Lazio per la presentazione del mio libro "Chinaglia per sempre".

Vedere quella statuetta e poterla stringere fra le mani, con quell'orgoglio misto a stupore che ti rende la giornata improvvisamente diversa dalle solite è stato bellissimo, un regalo inaspettato come hanno sottolineato i presenti.

Stiamo parlando del Premio Chevron che venne assegnato a Long John per aver realizzato il maggior numero di reti nel campionato 1973-74, quello vinto dalla Lazio lanciata verso lo Scudetto con le sue 24 reti.

Un riconoscimento prestigioso, una sorta di Oscar per i bomber del Calcio italiano che non aveva bisogno di giurati per decretare il vincitore, ma solo dei gol, chi ne segnava di più era il più forte, il capocannoniere e quindi lo vinceva.

E come mai quel premio era sul tavolo dei relatori, ovvero Giancarlo Oddi, Antonio Buccioni e la vicepresidente del Cicolo Donatella Visconti? Come è stato possibile "offrirlo" agli sguardi increduli della platea?  

Il premio lo custodiva nel suo caveau, Guido Bezzi, figlio d'arte e laziale passionale e appassionato come il padre Gigi, dirigente accompagnatore della Lazio di Maestrelli (ora si chiamano team manager) a cui era stato affidato da Chinaglia, quando si era trasferito in America giusto 50 anni fa nel 76. 

Ho chiesto così a Guido, amico leale e laziale vero, di portarlo alla presentazione per farlo ammirare ai presenti e così è stato, come peraltro si era già verificato in occasioni precedenti come quella della mostra dedicata alla "Lazio meravigliosa" in occasione dell'anniversario della conquista del Tricolore.

Ma questa volta, per "Chinaglia per sempre" c'è stata una novità essenziale, e per certi versi clamorosa, quella di poter toccare (ovviamente sotto lo sguardo vigile delle hostess), accarezzare come un oggetto caro e di famiglia il premio. Con annesso selfie e/o foto ricordo. Uno spettacolo nello spettacolo insomma. 

Vedere tifosi giovani e attempati, fan di Chinaglia di ieri e di oggi, laziali convinti di padre in figlio (i Longarini per esempio o i Ferri), giornalisti affermati come Stefano Marroni della Rai e Andrea Prandi de La 7 o maestri del doppiaggio cone il grande Mino Caprio rimirarsi lo Chevron con la targhetta col nome di Giorgione è stato emozionante al pari della loro emozione.

Istituito nel 1959, il Premio Chevron veniva assegnato, con due classifiche separate, al calciatore di Serie A e Serie B con la miglior realizzazione di gol.

Successivamente, a metà degli Anni Ottanta, fu rinominato ERG-Sportsman dell’Anno con il cambio dello sponsor in “ERG Edoardo Raffinerie Garrone”, col nome cioè del presidente del Genoa e padre di Riccardo futuro Presidente della Sampdoria.

Il trofeo, alto circa 40 cm, veniva consegnato annualmente ai calciatori che lo conservavano per sempre, alla prima partita giocata in casa del campionato successivo a quello a cui si riferivano i gol segnati. Era costituito da due palme verso l’alto che tenevano stretto il logo del gruppo petrolifero.

Chinaglia, Bettega, Paolo Rossi e Bruno Giordano furono capaci di vincere il premio in Serie A e Serie B, mentre Bettega lo vinse con due squadre differenti. Tra i tanti bomber che hanno ricevuto il premio, Sivori, Altafini, Vinicio, Riva, Boninsegna, Pulici, Graziani, Pruzzo, Zico, Platini, Maradona, Van Basten, Vialli. Beppe Signori è stato l'ultimo dei premiati nella stagione 92/93.

Long John in particolare lo vinse la prima volta in qualità di capocannoniere della serie B con 21 reti nella stagione 71/72, trascinando così la squadra verso la serie A, la seconda volta invece con 24 gol nel campionato 73/74 che culminò con la conquista del primo indimenticabile scudetto da parte della Lazio.  

Lo Chevron "ritrovato" è un oggetto che non ha valore economico di per sè al pari di quasi tutti i trofei in generale, ma un enorme valore storico perchè celebra e testimonia l'impresa di Giorgio Chinaglia in quella memorabile stagione della banda Maestrelli.

Appunto in tutti questi anni è stato custodito gelosamente in un caveau, come se fosse un brillante, una collana di perle o un quadro d'autore, gemma preziosa e unica fra le gemme più ricercate e quotate. 

Averlo potuto mostrare grazie a Guido Bezzi ai tifosi laziali e ai fedelissimi del "grido di battaglia" che magari ricordavano quel giorno di Lazio-Cesena in cui gli venne consegnato fra gli applausi dell'Olimpico e alla presenza di Umberto Lenzini, "il" presidente per antonomasia, è stato perciò veramente un piacere. 

E perchè no, anche una soddisfazione personale perchè è successo grazie al libro "Chinaglia per sempre" che ho dedcato al giocatore simbolo della lazialità. 



martedì 14 aprile 2026

Frustalupi, la mente dello Scudetto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Di quella banda di scapestrati che giocava a pallone come nessun altro mai era la mente, in tutti i sensi. Alle pistole che i suoi compagni usavano come passatempo, preferiva la lettura dei giornali e dei libri, per essere sempre aggiornato e conoscere nuove cose.

Mario Frustalupi che ci lasciava un 14 aprile come oggi del 1990 in un drammatico incidente automobilistico in quella Italia in viaggio per le vacanze pasquali, era il cervello della Lazio di Maestrelli, il regista che sapeva cosa fare con i suoi piedi fatati per guidare la squadra alla vittoria.

E pensare che quando Antonio Sbardella lo aveva portato a Roma molti storsero il naso. E' vecchio dicevano, alludendo ai suoi 32 anni che lo facevano il giocatore più anziano della rosa, è al capolinea, sottolineava qualcun altro.

Era arrivato in cambio di un idolo della tifoseria, Giuseppe Massa e questo era difficile per molti da digerire. Gli inzi poi non furono fra i migliori, quella Lazio arrancava in Coppa Italia e lui non riusciva ad emergere scontrandosi nel ruolo di centrocampista con Re Cecconi, pallino di Maestrelli.


Un copione già visto quando giocava nell'Inter col dualismo con l'inamovibile Sandro Mazzola, da cui usciva puntualmente sconfitto nonostante buone prestazioni e il contributo alla conquista del Tricolore per i nerazzurri.
 
Fu proprio il Maestro però a trovare la quadra arretrando Cecco Netzer e affidando al Frusta le chiavi della squadra, nominadolo sul campo ufficialmente regista del suo progetto. E le cose cominciarono a funzionare.
 
Il campionato 1972/73 vede i biancocelesti giocare un calcio divino e letale per gli avversari. La banda Maestrelli va addirittura in testa e, seppure con un piccolo calo nella parte centrale del torneo, infila otto vittorie consecutive.

La Lazio sfiora lo scudetto che viene perso negli ultimi minuti dell'ultima giornata di campionato a Napoili fra una fatal Verona per il Milan e una Roma che si arrende alla Juve. Frustalupi ormai è un idolo della gente laziale.
I tifosi ne apprezzano la serietà e la visione di gioco, gli addetti ai lavori le qualità tecniche. Segna anche 2 reti. L'anno successivo la Lazio conquista il suo primo scudetto e Frustalupi è il cervello, la mente, il regista di quel calcio all'olandese praticato dalla Lazio di Maestrelli e di cui Chinaglia è il terminale offensivo, che va in rete anche grazie ai suoi assist.

E' campione d'Italia ad un'età in cui molti suoi colleghi hanno già da tempo preso il viale del tramonto o hanno appeso gli scarpini al chiodo. Mario Corso suo compagno all'Inter, dopo lo scudetto del 12 maggio 1974 afferma:

"Quando Frustalupi venne ingaggiato dalla Lazio, io ho sostenuto che quello sarebbe stato, a lungo andare, il più importante colpo del mercato. Adesso credo che siano tutti a darmi ragione. Ma io non sono un indovino, sono uno che il calcio lo conosce abbastanza per poter definire Frustalupi un campione".

Dal suo canto l'orvietano Mario si diceva invece "contento di non essere un campione, un bambino prodigio alla Rivera o alla Mazzola. Loro -spiegava- hanno dovuto difendere per anni una reputazione da fuoriclasse. È difficile e logorante. Io sono cresciuto piano piano e ho avuto meno stress. Durerò molto più a lungo".

E aveva ragione perchè smetterà di illuminare il gioco ai suoi compagni, alla bella età di 39 anni dopo essersi preso la soddisfazione di portare il Cesena (dove giocava con Giancarlo Oddi) in coppa Uefa e trascinare la Pistoiese (con Borgo altro ex laziale) in serie A.

Spirito allegro e con la battuta pronta, aveva sempre voglia di scherzare, anche con i tifosi al campo d'allenamento di Tor di Quinto: "Ridete oggi che piangerete domenica" diceva loro.

Nei rapporti interni aveva carisma e non si intrometteva nelle faide tra clan di quella banda di scalmanati e spesso, grazie alla sua capacità di sdrammatizzare, era quello che spegneva i contrasti con la sua proverbiale ironia.

Capelli lunghi nonostante una calvizia incipiente, basettoni, pantaloni a zampa d'elefante, un sorriso contagioso appena arrivato alla Lazio aveva litigato con Chinaglia, per poi diventarne amico apprezzandone le qualità techiche e la sua fanciullesca passione per il gol.

A Tor di Qinto così, rivolgendosi ai tifosi che lo applaudivano a ogni giro di campo, prometteva che gli avrebbe fatto segnare almeno 100 reti tra gli applausi e le risate generali.

Al caro Frusta, nonostante fosse stato messo alla porta dalla rivoluzione (fallita) di Corsini, la Lazio era rimasta nel cuore. Non a caso fu lui anni dopo, dirigente della Pistoiese ed esperto di calcio, a consigliare alla società biancoceleste Ruben Sosa.

Ed ironia del destino, mentre quel 14 aprile 1990 arrivava la tragica notizia dell'incidente mortale sulla autostrada Voltri-Sempione, il puntero uruguagio segnava per la Lazio all'Ascoli nella partita che si giocava al Flaminio. Il cerchio si chiudeva così mestamente.




 

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Goodbye Ronettes

  di GIOIA TRONCARELLI Nedra Talley Ross, ultima supersistite del famoso trio statunitense 'The Ronettes' è venuta a mancare all...