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| il profilo social di Chinaglia jr |
venerdì 25 settembre 2026
Chinaglia, ecco la figurina
mercoledì 23 settembre 2026
Su c'è er Maestro...
di FRANCESCO TRONCARELLI
Non solo un allenatore, ma anche un padre di famiglia, questo era Tommaso Maestrelli, un uomo di sport che insegnava calcio e considerava i suoi ragazzi come dei figli da proteggere, coccolare e all'occorrenza redarguire, ma sempre per il loro bene e per quello della comunità a cui appartenevano che era la squadra.
Un grande uomo di sport e una bella persona, semplice, alla mano, con quello sguardo che ispirava serenità e fiducia e che diceva tutto, un gran signore che aveva fatto tesoro di tutte le esperienza della sua vita a cominciare dalla guerra per proseguire con il calcio praticato ai massimi livelli, per capire il prossimo da psicologo dilettante ma dalla saggezza infinità.
Era nato a Pisa il 7 ottobre del 1922, città che poi abbandonò a seguito dei trasferimenti del padre, dipendente delle Ferrovie, fino a quando, tredicenne, si stabilizzò con la famiglia a Bari. Qui entrò nei pulcini della squadra pugliese per poi debuttare a soli 16 anni in serie A.
Qui fece l'incontro più importante della sua vita.Conobbe infatti Angelina “Lina”, figlia di un vigile urbano, che il 2 agosto 1947 diventerà sua moglie dandogli quattro figli, Patrizia, Tiziana e i gemelli “portafortuna” Massimo e Maurizio.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il giovane Tommaso venne chiamato alle armi rimanendo tra l'altro ferito a una gamba lievemente in un combattimento che gli valse la Croce di Guerra al merito, proseguendo dopo l'Armistizio a combattere con i partigiani al confine nei Balcani.
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| Tommaso e LinaTerminara |
Poi tre stagioni al Foggia, sfiorando nella prima la promozione in serie A e la vittoria della Coppa Italia e centrandola nella seguente che gli valse il secondo “Seminatore d’oro”.
In serie A, nel girone di andata della stagione 1970-71 il Foggia fu la squadra rivelazione, poi, inaspettatamente, nel ritorno la squadra perse brillantezza e retrocesse per differenza-reti.
A quel punto la svolta della sua
carriera da mister. Lenzini che era rimasto affascinato dal gioco del
suo Foggia che gli aveva rifilato un sorprendente 5 a 2 lo volle come
nuovo allenatore della Lazio al posto di Lorenzo.
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| il primo giorno a Tor di Quinto | |
E a Roma, con la Prima squadra della Capitale, Maestrelli compì il suo capolavoro portando la squadra biancoceleste dalla serie cadetta allo Scudetto in solo tre campionati. Un'operazione riuscita e un obiettivo centrato grazie al suo impegno e la sua preparazione e contro lo scetticismo della piazza e le contestazioni che lo avevano accolto.
Un nuovo corso entusiamante e vincente iniziato subito con la conferma di Giorgio Chinaglia al centro dell'attacco nonostante le richieste di acquisto pervenute a Lenzini (“Senza Chinaglia non posso garantire nulla” ripeteva), e via via con la costruzione di un "mosaico" rivelatosi formidabile grazie a calciatori del calibro di Mario Frustalupi, Sergio Petrelli, Felice Pulici, Luigi Martini, Luciano Re Cecconi, Franco Nanni, Pino Wilson, Giancarlo Oddi e il golden boy
Tre stagioni da incorniciare e che ebbero il momento ovviamente migliore alla penultima giornata del campionato 1973-74, nella partita giocata all'Olimpico contro il Foggia, vecchia squadra di Tom. Un appuntamento cruciale con la storia a cui la Lazio arrivò partita dopo partita, giocando sempre ai massimi livelli.
La Lazio infatti aveva iniziato subito bene battendo il Lanerossi, aveva vinto i due derby e battuto la Juve sua concorrente diretta per 3a1. Alla penultima giornata, il 12 maggio, Long John su rigore ottenuto da Garlaschelli batté il Foggia e sancì la conquista del primo scudetto laziale con una giornata di anticipo.
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| 12 maggio 1974 |
La
foto che immortala Maestrelli quel giorno in piedi davanti alla
panchina subito dopo il triplice fischio dell'arbitro Panzino di
Catanzaro, dice tutto su di lui, sul suo stato d'animo, sull'emozione
che stava vivendo, su quella gioia mista a stordimento che lo stava
travolgendo e sull'impresa che aveva compiuto diventando in quel momento
l'uomo più felice del mondo.
La
squadra ebbe la migliore difesa per il secondo anno consecutivo e il
primato di gol per Chinaglia capocannoniere del torneo con 24 reti. A
fine stagione fu assegnato a Maestrelli il suo terzo "Seminatore d'oro"
(unico allenatore a riceverlo per ciascuno dei tre campionati
professionistici),
riconoscimento meritatissimo che sancì la sua definitiva affermazione
fra i migliori tecnici del nostro campionato.
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| Maestrelli un secondo padre per Chinaglia |
Il
tumore al fegato che lo colpì già la stagione successiva allo Scudetto,
fu un duro contraccolpo per la squadra che accusò il colpo e arrivò
quarta con Bob Lovati amico e primo consigliere del buon Tommaso in
panchina.
La stagione successiva 1975-1976, con Maestrelli ricoverato, il Presidente Umberto Lenzini cedette alcuni giocatori importanti come Nanni, Oddi e Frustalupi, e affidò la guida della squadra ad un allenatore emergente, Giulio Corsini, che dopo sette giornate si ritrovò a lottare per non retrocedere.
Quindi le condizioni di Tommaso Maestrelli migliorarono grazie ad una cura sperimentale, e riprese il suo posto sulla panchina della Lazio. Nel finale di campionato il tecnico romano dovette anche fare a meno di Giorgio Chinaglia, partito improvvisamente per gli Stati Uniti.
Maestrelli allora affidò la maglia n. 9 a un ragazzo proveniente dal settore giovanile, il trasteverino Bruno Giordano che lo ripaga con impegno e reti. La Lazio si salvò all'ultima giornata, pareggiando 2-2 a Como. Sotto di due reti, quando tutto ormai sembrava irrimediabilmente perso, rimontò con Giordano e Badiani. Questa volta la differenza reti fu favorevole alla Lazio e a retrocedere fu l'Ascoli,
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| la banda Maestrelli |
Dopo
questa salvezza accolta come un altro tricolore, il Maestro come era
chiamato da tutti, si concesse una breve vacanza in Abruzzo dall’amico
Mario Tontodonati ex compagno di squadra
nel Bari e nella Roma, un momento di gioia e serenità prima della
tragica fine.
In autunno infatti, debilitato dal ritorno in panchina, il male tornò inesorabile. Maestrelli raccomandò a Lenzini Vinicio come tecnico, salutò i ragazzi e iniziò il calvario finale. Il suo ultimo giorno da laziale lo visse il 28 novembre 1976, in clinica, ascoltando alla radio il derby.
Giordano che aveva lanciato gli regalò l'ultima gioia segnando il gol della vittoria, Felice Pulici che aveva difeso quel gol parando l'imparabile, gli dedicò, trattenendo a stento la commozione, la vittoria dai microfoni di "Tutto il calcio". Maestrelli ascoltò le parole del suo numero uno poi entrò in coma e fu trasportato di corsa in clinica.
Al suo capezzale nei giorni seguenti sfilò tutta la squadra e per ultimo e sino all'ultimo, accanto a lui e insieme ai familiari, anche Giorgio Chinaglia arrivato apposta dall'America. Il 2 dicembre Tommaso Maestrelli finiva di soffire e moriva a soli 54 anni lasciando un vuoto enorme in chi l'aveva conosciuto e apprezzato e in chi lo aveva amato come un padre.
Da allora il suo ricordo è sempre vivo. E non poteva essere altrimenti perchè Tommaso Maestrelli è stato un grande uomo di sport che ha segnato con le sue gesta e l'intera vita il nostro Novecento. Caro Maestro che ci guardi da lassù, auguri ovunque tu sia, sicuramente nel paradiso degli Eroi biancocelesti.lunedì 7 settembre 2026
Addio Augusto Righetti dei Vicini di casa
di FRANCESCO TRONCARELLI
"Quindici anni, quindici anni, quindici anni
Poesia di un' età che non ritorna
Sulla bicicletta in due senza mani
Matti come due cavalli io e te...:
La musica non è solo i grandi nomi, quelli che tutti conoscono e spesso amano da veri e propri "tifosi", non ci sono solo i big, per intendeci quelli che sono tutti i giorni sui giornali o in televisione. Assolutamente no.
Ci sono tanti altri artisti che la musica la vivono con passione e per mestiere tutta la vita e di cui spesso si sa poco o nulla e che magari non sono stati mai raccontati dai media, semplicemente ignorati. come se non esistessero.
Cantanti, chitarristi, sassofonista, "pianisti di piano bar" come diceva Francesco De Gregori, che nonostante la loro attività spesso confortata dal successo di pubblico, non sono stati ritenuti degni della ribalta mediatica.
È il caso, ma sono innumerevoli, di Augusto Righetti, considerato da chi lo conosceva ed era del giro un maestto e in particolare un talentuoso chitarrista, che è scomparso l'altro giorno ed stato ignorato da chi si occupa di comunicazione anche al momento del commiato.
Sconosciuto da loro ma conosciuto e apprezzato dagli addetti ai lavori e quelli del mestiere come dimostrano i saluti e gli attestati di stima al post sui social del suo collega Vagnoli che ha dato la triste notizia.
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| Righetti e le Ombre, futuri Camaleonti |
Righetti era uno bravo, bravissimo, aveva suonato nella tournée italiana dei Beatles col suo gruppo Le Ombre e illuminato le notti del Charlie Max, il celebre locale milanese nei pressi del Duomo al centro della Dolce vita meneghina.
Era un virtuoso della chitarra, ma non solo, anche un tastierista, un frontman di gruppi e direttore di orchestre. Inizio subito col botto nel 1964 con la formazione de Le Ombre, complesso che comprendeva Paolo De Ceglie, Livio Macchia e Gerry Manzoli, futuri Camaleonti e Marcello Olmari, noto in seguito come Gil Ventura e Bruno Tubaldi, discografico che in seguito lanciò Franco Battiato.
Il gruppo si ispirava chiaramente al suono strumentale e ritmato degli Shadows, quelli di "Apache" e incise il 33 giri “The New Sound Group”, pubblicato dalla Columbia. Nello stesso periodo Righetti era fisso al Charly Max dove suonò tutte le sere ininterrottamente sino al 1970, un record.
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| Righetti canta I Beatles in italiano |
E proprio attraverso il Charly Max, il buon Augusto entra nella storia del pop perchè venne chiamato coi suoi ragazzi a fare da supporto insieme ad altri artisti, ai conceri al Vigorelli dei Beatles, che la sera poi andarano a rilassarsi al Charly ascoltando la sua musica.
Quell’incontro contribuì anche alla realizzazione di uno dei dischi più singolari della discografia beat italiana: “Righetti al Charly Max canta i Beatles in italiano”, pubblicato nel 1966.
L’album comprendeva quattordici brani dei Fab Four adattate in italiano da parolieri del calibro di Giorgio Calabrese, Ricky Gianco e di un giovane Franco Califano, un 33 giri che col tempo è diventato ricercatissimo dai collezionisti e addirittura ristampato.
Negli anni Settanta sviluppò maggiormente l’attività di strumentista. Nel 1975 la Durium pubblicò “The Guitar Sound of Augusto Righetti”, seguito da un secondo volume visto il successo ottenuto dal primo album.
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| Augusto al Charly Max coi Fab Four |
Erano dischi nei quali emergevano soprattutto la sua formazione chitarristica e la capacità di adattare al proprio stile repertorio pop, standard internazionali e musica leggera, da "Venus" a "Tornerò" per intendeci. Con lui solista si poteva ascoltare di tutto con arrangiamenti coinvolgenti e di notevole livello.
Sempre nel 1975, la svolta e la notorietà presso il grande pubblico e non solo per il clienti di locali come lo Chez Vous di Bellaria o il Covo di Nord est a Santa Margherita ligure. Righetti insieme al chitarrista Gilberto Ziglioli, ex New Dada, fonda I Vicini di casa. La formazione viene completata poi dalla cantante Marzia Tirelli che diventerà sua moglie.
Per loro Claudio Daiano ed Enzo Malepasso firmano il brano “15 anni”, un pezzo melodici e nostalgico che presenta citazioni di celebri hit come “Diana” di Paul Anka, “Oh Carol” di Neil Sedaka e “Forever” di Joe Damiano.
La canzone vince il Discomare. conquista Hit parade e soprattutto diventa il disco per eccellenza delle nascenti Radio private (libere, come venivano chiamate allora), lo trasmettono tutte. E fa proseliti. In Francia e in Germania, quell'idea di un medley con brani del passato recente viene subito riproposta.
Negli anni Ottanta Augusto Righetti ha proseguito la sua attività soprattutto come direttore e leader di orchestre da soettacolo, la più nota fu i Bravo, formazione attraverso la quale sono.passati diversi musicisti poi affermatisi successivamente.
Con loro ha suonato per artisti del calibro di Fabrizio De Andrè, Celentano, Bobby Solo. E, ciliegina sulla torta, fu chiamato da Sergio Leone per interpretare praticamente se stesso con i suoi ragazzi, nella scena del ballo in C'era una volta in America.
Con la morte della moglie Marzia nel 2014 il gruppo si è sciolto e lui si è ritirato definitivamente. È scomparso l'altro giorno a 84 anni in una RSA milanese e con lui se n'è andata una stagione irripetibile della nostra musica.
Ora vedremo su un numero uno come lui, con 50 anni di carriera alle spalle, almeno dopo morto, riuscirà ad avere una pagina su Wikipedia come tanti carneadi che però al contrario di lui, hanno "ballato una sola estate". Addio Augusto.
Chinaglia per sempre e ovunque
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