martedì 7 aprile 2026

Addio Lucescu

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Lo vogliamo ricordare così, sorridente, lui che era un professionista serio ma anche un gran simpatico, con la battuta pronta e sempre disponibile con i media.

Ora che se n'è andato a 80 anni, vissuti sino all'ultimo facendo il suo mestiere di allenatore, il mondo del Calcio piange il mister carismatico e l'uomo integerrimo che ha dato tutto se stesso allo sport piu bello del mondo.

Paterno, furbo, rivoluzionario, è stato il Nikola Tesla del pallone. Ha vinto 36 trofei alla guida di 8 squadre tra cui l'Uefa con lo Shakhtar, lanciato centinaia di calciatori ad alto livello, inventato la match analysis.

Era nato a Bucarest, 29 luglio 1945 e aveva giocato da nella Dinamo, poi mediano  nello Stijntia e nel Corvinul Hunedoara.

In nazionale rumena vantava 65 presenze e 9 reti, ricco il Palmares come giocatore con 7 Campionati rumeni (1962-63, 1963-64, 1964-65, 1970-71, 1972-73, 1974-75, 1976-77) e 1 Coppa di Romania (1967-68).

Come allenatore aveva iniziato col Corvinul Hunedoara (1978-82), passando poi alla nazionale rumena (commissario tecnico: 1982-86), alla Dinamo Bucarest (1986-90), per poi sbarcare in Italia chiamato da Romeo Anvonetsni alla guida del Pisa (1990-91).



Poi al Brescia (1991-96), alla Reggiana (1996-97), al Rapid Bucarest (1997-99), all Inter (1999), per tornare in poi in Romania al Rapid Bucarest (1999-2000), e poi innTirchia al Galatasaray (2000-02).

Vincendo un Campionato rumeno (1989-90), una Coppa di Romania (1989-90), una Supercoppa Europea (2000).

Attualmente era l'allenatore della nazionale del suo paese che aveva diretto dieci giorni fa nella semifinale contro la Turchia, ultimo capitolo di una bella storia di calcio prima di entrare in coma dopo un infarto.





domenica 5 aprile 2026

Ansia per Lucescu

 di FRANCESCO TRONCARELLI

L'ex allenatore di Inter e Brescia è ricoverato in terapia intensiva all'Ospedale Universitario di Bucarest, venerdì era stato colpito da un doppio infarto.

Poco più di una settimana fa, a 80 anni compiuti, era regolarmente in panchina al Play Stadium di Instambul per la semifinale playoff persa dalla sua Romania contro la Turchia. 

Oggi però le condizioni di Mircea Lucescu appaiono disperate. L'ex allenatore - tra le altre - di Brescia e Inter aveva accusato un problema cardiaco durante l'allenamento di preparazione alla sfida con la Slovacchia.

Si trattava di un infarto che aveva reso necessaria l'installazione di un defibrillatore. Lucescu era stato così costretto a lasciare l'incarico di Ct e ad annullare la trasferta di Bratislava.  

Ora l'ultimo bollettino diramato dallo staff medico che lo ha in cura e ricovero, annuncia un peggioramento delle condizioni generali. E la notizia sta facendo il giro del mondo.




sabato 4 aprile 2026

Gianni Morandi l'eterno ragazzo di nuovo in tour

di FRANCESCO TRONCARELLI

Rieccolo. A 81 anni ancora in pista E questa volta per un motivo molto importante e significativo. C'era un Ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones compue gli anni

Il brano, tra i piu famosi del Gianni nazionale, è stato scritto nel 1966 ma da allora è cambiato ben poco perchè dal Vietnam all'Iran e all'Ucraina la Pace è sempre stata una chimera. 

Ora Morandi porterà in un tour nei palasport C'era un Ragazzo - Gianni Morandi Story , una tournée prodotta da Trident Music che si annuncia da titto esaurito.

Questi spettacoli saranno l'occasione per festeggiare i 60 anni del brano scritto appunto nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, e sicuramente il brano più rappresentativo e importante della sua carriera.

 Il tour partirà da Conegliano il prossimo 15 aprile. La scaletta dei concerti ripercorrerà i grandi classici del suo repertorio, che continuano a essere tramandati di generazione in generazione, senza dimenticare i brani dell'ultimo progetto discografico Evviva! A legare e guidare la scaletta la nuova canzone Monghidoro che Jovanotti ha scritto per lui.

"Con Lorenzo siamo molto vicini - ha spiegato l'artista bolognese-  quando mi sono bruciato la mano mi arriva una sua telefonata la sera, ero in ospedale a Cesena, non lo sentivo da un po'. Qualche chiacchierata e mi manda L'Allegria dicendo che... se ti va la canti. Poi per Sanremo mi ha scritto Apri tutte le Porte e ora mi ha detto che sapendo che parto con un tour e che serviva qualcosa per aprire lo spettacolo mi fa Monghidoro".

"Sono venuto a Bologna a 13 anni nel 1958 -ricorda Gianni-, portato dal barbiere di Monghidoro. In quel periodo ho visto il mare per la prima volta quando andai in Romagna a cantare. Mio padre mi diede 500 lire e una fetta di cocomero ne costava 25. Poi mi arrivava qualche mancia dal pubblico del caffè concerto; lì c'era pure un flipper che non avevo mai visto prima. I quotidiani costavano 25".

"Mi sono emozionato quando in un jukebox ho sentito per la prima volta la mia voce, cantavo Andavo a Cento all'Ora : mi nascondevo, come accadde per la mia prima volta in televisione, il programma era Alta Pressione con Enzo Trapani e mi fece effetto, pensavo subito a mia madre che era fan di Claudio Villa. Quando vinsi Sanremo nel 1987 lo stesso giorno morì Claudio Villa...la numerologia delle date è stranissima".

Dai favolosi Sessanta a oggi, Morandi con la sua voglia di cantare energia e carica umana è sempre sulla breccia, e a 81 anni riempe ancora i palasport, esauriti quasi ovunque. E vuole continuare così, "come Aznavour, che ha cantato per tutta la sua vita fino all'ultimo". Lunga vita all'Eterno Ragazzo della canzone italiana.



domenica 29 marzo 2026

Addio David Riondino

 di FRANCESCO TRONCARELLI

È morto David Riondino, aveva 73 anni. L'autore, musicista e attore toscano era da qualche tempo malato. da anni risiedeva nalla Capitale. La sua ultima iniziativa, incompiuta, è la Scuola dei Giullari

Nato il 10 giugno 1952 a Firenze, figlio di Luigi, un maestro elementare, David muove i primi passi da cantautore negli anni Settanta. La sua è stata una lunga carriera, tra impegno e leggerezza.

Aveva il dono dell'umorismo, a tratti sconfinante nel sarcasmo, ma sempre all'insegna del buongusto e dell'intelligenza, doti che lo contraddistinguevano.

Nel 1979, pubblica con l'etichetta Ultima spiaggia il primo album, “David Riondino”. Tra il dicembre 1978 e il gennaio 1979 ha l'occasione unica di aprire i concerti nella tournée di Fabrizio De André con la Premiata forneria Marconi. L'anno successivo esce il secondo disco “Boulevard”.

E' tra i fondatori del Collettivo Vìctor Jara cooperativa di teatro-musica-animazione. Collabora con numerose riviste satiriche: Tango, Cuore, Il male, Comix, Boxer, ed interviene sul quotidiano Il manifesto. 

Negli anni ottanta l'apparizione in “Maledetti vi amerò”, film d'esordio di Marco Tullio Giordana, in seguito l'interpretazione del guru dei fattorini nel secondo film di Gabriele Salvatores “Kamikazen”.

Nel 1975 scrive insieme a Lu Colombo la canzone “Maracaibo”, che diventerà la colonna sonora dell'estate 1981 e un pezzo di culto della musica italiana di quegli anni. Dopo “Maracaibo” scrive sempre con Lu Colombo i brani “Dance alla nite”, nel 1983 e “Aurora” nel 1984.

Il dbutto in televisione nel 1987, collaborando dapprima con Lupo solitario e poi negli anni successivi con “Zanzibar”, “Fuori orario”, “Aperto per ferie”, “Maurizio Costanzo show”, “Quelli che il calcio”. Come cantautore gli anni Ottanta vedono Riondino autore del disco “Tango dei miracoli” con le illustrazioni di Milo Manara.

“Romanzo Picaresco” è il titolo dell'opera del suo debutto a teatro, nel 1989 cui seguono “Chiamatemi Kowalski” e “La commedia da due lire” insieme a Paolo Rossi.

Nella stagione teatrale 1993-1994 è in scena con “O patria mia”, diretto da Giuseppe Bertolucci con Sabina Guzzanti, Paolo Bessegato e Antonio Catania.

Debutta alla regia cinematografica nel 1997 con "Cuba libre" primo di una serie di documentari.

Due matrimoni e una figlia, Giada, Riondino in passato è stato legato a Sabina Guzzanti. L’attrice e regista della loro storia aveva detto: «Siamo stati insieme tanti anni. Un amore bello e complesso, lui colto e gentile. Una storia lunga, complicata, ma oggi siamo molto amici». 

 I funerali martedì a Roma alla Chiesa degli artisti di piazza del Popolo.




venerdì 16 gennaio 2026

Kabir Bedi, 80 anni da Sandokan

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Sandokan Sandokan
Giallo è il sole, la forza mi dà
Sandokan Sandokan
Dammi forza ogni giorno, ogni notte il coraggio verrà

Fisico possente, portamento elegante, sguardo magnetico, Kabir Bedi ha conservato il fascino con cui aveva conquistato l'Italia quando apparve sul piccolo schermo per interpretare Sandokan, la serie tv diretta da Sergio Sollima che incollò la bellezza di 27 milioni di telespettatori davanti al video.

Oggi spegne 80 candeline con a fianco Parveen Dusanj, la quarta moglie, sposata nel 2016 dopo dieci anni di felice convivenza, 80 primavere sulle spalle, ma il tempo per lui sembra essersi fermato. Certo, qualche chilo in più c'è, ma quel sorriso che trasmette serenità conferma che è sempre lo stesso, un uomo aperto verso il prossimo oltre che un grande attore.

Il prode Kabir vive per gran parte dell'anno a Mumbai e attualmente collabora a progetti umanitari come Care&Share Foundation che lo portano in tutto il mondo come testimonial delle iniziative che questo ente benefico persegue.

Attraverso i social manda spesso e volentieri messaggi agli amici italiani di incoraggiamento, gentilezza e fratellanza. All'Italia del resto deve tutto, perchè come ci aveva confidato in una delle tante interviste, dimostrando non solo un'ottima conoscenza della nostra lingua ma anche dei nostri modi di dire, in Italia aveva trovato l'America.

con la Perla di Labuan 

E in effetti partecipando come protagonista a quella storica serie televisiva, ha spiccato il volo verso una fortunata carriera da divo internazionale a fianco di grandi attori e in produzioni hollywodiane.

Un boom televisivo che tra l'altro, permise a molti di conoscere attraverso la tv, prima che sui libri, l'opera di Emilio Salgari, tutto grazie a quel volto con gli occhi bistrati di kajal, che identificava la Tigre di Mompracem. 

Sei puntate trasmesse esattamente 50 anni fa, dal 6 gennaio all'8 febbraio 1976, ricche di colpi di scena e avventure con un cast di prim'ordine che vedeva tra gli altri Philippe Leroy (Yanez), Carole André (Lady Marianna - la perla di Labuan) e i bravi Adolfo Celi e Andrea Giordana. 

Nato il 16 gennaio del 1946 a Lahore, nel Punjab pachistano (allora parte del dominio coloniale britannico), figlio di Baba Bedi, un sik maestro spirituale e filosofo, ha frequenta lo Sherwood College di Nainital. 

Ha recitato in centinaia di pellicole, molte a Bollywood, ed è conosciuto a livello mondiale. Tra i film più noti si ricorda quello di James Bond "Octopussy" (007 Operazione Piovra) nel ruolo dell'avversario di Roger Moore che ha fatto epoca. 

Kabir e Roger Moore 007

Tra le innumerevoli produzioni, ha lavorato accanto a Michael Caine nel film "Ashanti", ne "Il ladro di Bagdad", ne "Il corsaro nero". E' stato Lord Rama in "General Hospital" di Ahmed Kamal nell'episodio Miraggio di Riptide, Farouk Ahmed in "Dynasty", Malcolm nell'episodio "Legend of the Lost Art" di Magnum P.I., il Principe Omar di "Beautiful" nelle stagioni '94 e '95 e guest appearence in "Supercar". 

Ma non solo, perchè si nasce tigre di Mompracem ma si finisce a friggere pakora in casa di nonno Libero. A dimostrazione della sua proverbiale professionalità che l'ha portato a interpretare qualsiasi ruolo con il massimo impegno e in questo caso con tanta autoirona.

Kabir Bedi infatti era un ristoratore indiano in "Un medico in famiglia" (edizione del 2007), prima in contrasto poi amico di Lino Banfi e motivo di un cedimento sentimentale della colf Cettina. 

Nonostante questo ruolo da commedia brillante (e una partecipazione all'Isola dei famosi e al Grande Fratello Vip) per tutti resta Sandokan, l'eroe che fece scoprire l'esotismo e le avventure dei pirati ribelli in terra di Malesia, permettendo agli italiani di staccare la spina agli italiani dalle cupe atmosfere degli Anni di piombo.

con Lino Banfi e Milena Vukotic nel Medico in famiglia
Un successo incredibile che dette il via a una serie di prodotti commerciali che sfruttavano la sua popolarità e la sua immagine come le figurine, il diario e il proiettore con schermo e telecomando Cinevisor che offriva sei storie inedite con lui.
 
Il ricordo di quel successo ha dato l'idea alla Lux Video (Don Matteo, ecc) di realizzare la nuova serie tv sul Pirata della Malesia che è andata in onda recentemente e che ha visto il turco Can Yaman nelle vesti del protagonista. Una narrazione diversa della storia, adeguata ai gusti attuali e girata con tecnologie diverse che ha ottenuto ottimi ascolti.  

Naturalmente ed inevitabilmente sui social i paragoni tra i due Sandokan, lo storico e quello attuale, sono stati numerosissimi, a ciascuno il suo pirata, ma la prima cosa che viene in mente al di là delle interpretazionie dei due attori e dei relativi gusti e giudizi del pubblico è che i tempi sono comunque cambiati.

Basti pensare che Kabir per sostenere il provino definitivo venne a Roma a sue spese dall'India e che dopo essere diventato ultra popolare (vinse anche il Telegatto, l'Oscar Tv), riuscì nell'impresa insolita di essere accolto dagli operai della Mirafiori con i romanzi di Salgari in mano. 

E c'è anche un'altra considerazione da fare. La sigla del "vecchio" Sandokan era parte integrante di quel successo oltre ad essere un pezzo gradevole, trascinante nella musica e nel testo. E quindi non assolutamente da riproporre con altro arrangiamento e da altri interpreti come è stato fatto. 

il disco

Venne realizzato dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis, conosciuti come Oliver Onions, che dopo il debutto come duo cantautorale, avevano trovato la loro strada nella composizione di musiche per film e per la tv. 

La prima fu per il film di Nino Manfredi “Per grazia ricevuta”, poi vennero quelle per le pellicole di Terence Hill e Bud Spencer e di famose serie televisive a conferma della loro capacità e talento nel saper sottolineare storie e situazioni diverse con la loro musica.

Il loro brano "Sandokan" ("Sweet Lady Blue" eraq il lato B del 45 giri), molto ritmato e introdotto dal nome della Tigre urlato a squarciagola, ebbe un boom strepitoso conquistando i vertici della Hit parade italiana (18 settimane nella Top ten) e poi di altri paesi. E ancora oggi emoziona.

Come Kabir Bedi, attore di razza e dal grande carisma che oggi compie gli anni. Auguri unico e inimitabile Sandokan!   

venerdì 14 novembre 2025

La rivincita del "cameriere" Chinaglia

di FRANCESCO TRONCARELLI

Inghilterra-Italia non è mai stata una partita come tutte le altre, soprattutto per noi, perchè giocare contro i “Maestri” d’Oltremanica, inventori della maggior parte degli sport praticati in età contemporanea, è sempre stato un avvenimento molto sentito dalla critica sportiva. 

Ma anche da parte dei tifosi, stanchi di dovere prendere ad ogni partita lezioni di calcio da parte dei bianchi di Sua Maestà senza diritto di appello. Una situazione insostenibile e comunque pesante, fino al 14 novembre 1973, il giorno in cui la Nazionale italiana trionfò per la prima volta in Inghilterra violando il sacro tempio del calcio mondiale di Wembley.

Una data importante per il nostro Calcio e soprattutto una vittoria storica a cui partecipò concretamente  Giorgio Chinaglia, centravanti della Lazio e che con la maglia azzurra ebbe un rapporto difficile, durato solo tre anni e finito col clamoroso gesto verso la panchina nel mondiale tedesco, diffuso in mondovisione.

Un rapporto però che ebbe dopo l'esordio in Bulgaria (gol appena entrato e da debuttante in Azzurro direttamente dalla serie B), il momento più alto sicuramente dal punto di vista umano oltre che calcistico, proprio quella notte magica a Londra.

E questo perchè Long John era stato un emigrato in Galles da bambino con tutta la famiglia, come migliaia di italiani che lasciavano il nostro paese in cerca di fortuna all'estero, gente che si faceva in quattro per sbarcare i lunario, accettando spesso i lavori più umili, minatori, sguatteri e quando andava di lusso camerieri.

Una trafila che anche Giorgio, arrivato bambino insieme alla sorella Rita a Cardiff dove c'era il già padre Mario che aveva aperto dopo molta fatica un ristorante italiano, fece prima di iniziare a tirare i primi calci al pallone nella patria del football, sino ad approdare nello Swansea. 

Ecco perchè quella partita con la nostra Nazionale per lui era importantissima. Perchè tornava da calciatore vero in una terra che non lo aveva voluto come giocatore e nella quale aveva fatto di tutto per mantenersi indipedente e cullare il suo sogno. 

Anche ripulire dal fango e lustrare gli scarpini dei titolari della prima squadra che poi gli gettavano con diprezzo misto a superiorità, qualche moneta sul pavimento: una mancia all'italiano.


Una partita di grande orgoglio per lui quindi, ma che dopo i fatti di Lazio-Ipswich, i famosi incidenti in campo con la rissa tra giocatori che avevano portato alla squalifica della Lazio da tutte le competizioni europee, non si sarebbe giocata in un'atmosfera idilliaca.

Ad attizzare il fuoco delle polemiche e degli animi, ci avevano pensato i tabloid inglesi, che alla vigilia della partita ne scrissero di ogni, sino al titolo dispregiativo di alcuni giornali che annunciava la presenza sugli spalti dello stadio di "30.000 camerieri a tifare Italia”.

Ma questa miccia accesa dalla stampa, non fece altro che rafforzare i nostri connazionali sulle gradinate nel tifo incessante e gli azzurri in campo, guidati da un Chinaglia pronto alla battaglia e alla vittoria. La partita giocata sotto una pioggia incessante tra azioni tavolgenti, capovolgimenti di fronte e parate dei due numeri uno a cominciare dal grande Dino Zoff, ebbe il suo epilogo al 42° del secondo tempo.

Gli azzurri infatti su contropiede, ottengono il gol della vittoria clamorosa e storica. La difesa infatti si libera bene poggiando su Capello che a centrocampo controlla la palla e appoggia verso Chinaglia. Il centravanti scatta bene, allarga leggermente per evitare l’intervento di Mc Farland, lo dribbla e calcia forte trasversalmente. 

Il portiere inglese Shilton si oppone come può, a mani aperte, e il pallone rimbalza al limite dell’area piccola dove Capello, che ha seguito l’azione, lo aggancia e lo mette in rete con un tap in lieve. E' fatta, gli italiani sugli spalti esultano con un boato interminabile. La gioia è ai massimi ed è stampata nel volto di Chinaglia che alza le braccia al cielo ed esulta felice.

I minuti finali sono un susseguirsi di emozioni, assalti degli inglesi, respinte degli azzurri e l'ennesima fuga in avanti di Giorgione per tentare il raddoppio. Il tiplice fischio finale dell'arbitro Lobo sancisce la vittoria italiana sui maestri britannici e scatena la gioia dei nostri tifosi che riescono ad entrare in campo col tricolore.

E' apoteosi, la "Nazionale del camerieri" aveva battuto per la prima volta nella sua storia gli Inglesi a casa loro, Chinaglia, figlio di un ex cameriere, a 18 anni a suo volta cameriere in un pub dove lavava le tazzine, viene portato in trionfo. 

Il cuore ha vinto sulla tecnica, Chinaglia sul suo passato e gli italiani in Inghilerra sul loro presente. E' una grandissima rivincita per tutti. E questa volta il piatto è servito, veramente.

lunedì 29 settembre 2025

Oggi, 29 settembre...

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Seduto in quel caffè, io non pensavo a te
guardavo il mondo che girava intorno a me
poi d’improvviso lei sorrise e ancora prima di capire
mi trovai abbracciato a lei stretto come se non ci fosse
che lei…
 

E’ il 29 settembre e il pensiero corre subito a uno dei primi successi di Lucio Battisti. Un brano che nonostante siano passati tanti anni, conserva ancora la freschezza della prima volta, continuando a regalare emozioni oggi come allora perché è uno dei capolavori del nostro pop.

Quando uscì il disco era il 1967, e quella era la terza canzone scritta da Mogol insieme a Lucio, dopo 'Dolce di giorno' e 'Per una lira'. Un pezzo dal titolo insolito, idealmente dedicato dal poeta della musica italiana alla moglie Serenella che in quel giorno celebrava il suo compleanno.

"Lucio veniva da me la mattina, alle 9 in punto –ricorda il paroliere-, prendevamo un caffè e poi lui cominciava a suonare con la chitarra la melodia sulla quale io costruivo il testo”, il brano fu completato in un paio di giorni e una volta pronto si cercò  nell’ambito della Ricordi, la casa discografica milanese dove lavoravano entrambi, qualcuno a cui affidarlo.

Quel qualcuno fu presto individuato nell’Equipe 84, il complesso beat più popolare di quegli anni composto dal “principe” Maurizio Vandelli, voce solista del gruppo, il gigante Victor Sogliani, bassista, il piccolo Alfio Cantarella, batterista e Franco Ceccarelli, seconda voce e chitarrista.  

Con l'esaurirsi della vena di protesta beat che aveva scosso la gioventù “capellona”, i più accorti si erano resi conto che per sopravvivere senza farsi prendere alla sprovvista dai nuovi stili e dalle varie mode che iniziavano a farsi strada, bisognava avere l'occhio lungo e rinnovarsi.

Vandelli così si tuffa su questo brano melodico che segna la consacrazione come autori della premiata ditta "Mogol & Battisti" e lo trasforma con un lavoro geniale di arrangiamento ricco di sonorità nuove e di rielaborazione dei tempi musicali in un disco che farà epoca. 

Questo brano infatti sarà considerato il primo pezzo italiano di rock psichedelico, anticipando di tre mesi persino “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, ritenuto il capolavoro mondiale di quel genere.

La canzone è la storia di un tradimento. Un uomo è seduto in un bar quando improvvisamente incontra il sorriso di una donna e ancora prima di mettere a fuoco la situazione, si ritrova sottobraccio a lei mentre la serata si svolge tra un ristorante ed un locale da ballo per poi finire nel letto del protagonista, dove lui si sveglia mentre una voce scandisce al Giornale Radio il nuovo giorno, 30 settembre. Era tutto un sogno?

L'utilizzo di un vero speaker della Rai ingaggiato per l’occasione (un'idea dell'ultimo momento, quando il pezzo era stato già registrato) che attraverso due annunci del giornale radio scandiva l’arco temporale (29 e 30 settembre) in cui si svolge la storia è un'idea che si rivela vincente.

Un'idea innovativa che resta scolpita nell'immaginario collettivo, come sono altrettanto all’avanguardia il testo e  la ricerca di un sound che trasmetta a chi ascolta, una sorta di atmosfera onirica dell'incontro con "l'altra".

Il valore aggiunto a quello che diventerà un successo enorme, è dato dalla voce di Maurizio Vandelli, capace di salire di tonalità come nessun altro frontman dei gruppi più in voga di quel periodo e che riesce a vocalizzare l'angoscia del brusco risveglio alla realtà, ben coadiuvato nei cori dagli altri tre compagni di avventura musicale.

 

“29 settembre” insomma è un brano veramente moderno, arrangiato in modo eccellente e che si avvicina alla produzione dei Beach Boys o dei Beatles ma senza peraltro scimmiottarli o prenderli ad esempio, è un’altra cosa.

Se il menestrello Donovan e i fantastici Kinks in Inghilterra cercano nuove strade alla loro musica, l'italianissima Equipe 84 cerca nuove sonorità a casa propria confermandosi il complesso, come si chiamavano allora le band, numero uno.

Quello più preparato e quindi capace di rinnovarsi senza sussulti e difficoltà, l'unico a potersi permettere certi esperimenti all'infuori del classico pezzo beat chitarra-basso sostenuto magari da una tastiera Farfisa, come tutti.

Alle registrazioni effettuate presso gli Studi Ricordi, che in quegli anni si trovavano in Via dei Cinquecento a Milano, partecipò anche l'Orchestra Sinfonica della Scala di Milano e fu effettuata su un registratore a otto piste, il primo utilizzato in uno studio di registrazione italiano che esordì proprio con questa canzone. 

Le manipolazioni di Vandelli sul master originale e svariate sovraincisioni riuscirono poi a dare a quel brano un suono particolare e cristallino. Nuovo e accattivante. Due anni dopo, nel 1969, anche Battisti cantò questa canzone inserendola nel suo primo album, “Lucio Battisti”. 

La sua interpretazione è più tradizionale rispetto a quella dell'Equipe e risente delle atmosfere tipicamente melodiche di gran parte della sua produzione. Nella sua versione, più lenta e armoniosa, la voce dello speaker è sostituita da un assolo di chitarra e il contrappunto di un flauto e quello di altri fiati come l’oboe, conferiscono una suggestione particolare molto accattivante.

Oggi, 29 settembre, a più di 50 anni da quel trionfo che squarciò gli orizzonti della musica leggera, riascoltiamo Lucio Battisti nella versione restaurata direttamente dai nastri analogici originali e rimasterizzata con tecniche digitali d’avanguardia, che ci restituisce il genio che ha rivoluzionato il nostro pop nel suo splendore artistico e creativo. 

Chinaglia, ecco la figurina

di ROBERTO TAGLIERI Il sorriso inconfondibile, i capelli in pittoresco disordine, la maglia biancoceleste con lo scudetto tricolore di Campi...