di FRANCESCO TRONCARELLI
È stata una sorpresa, una piacevole sorpresa. Un'opportunità più
unica che rara e sicuramente irripetibile che hanno potuto cogliere al
volo tuti quelli che sono venuti al Canottieri Lazio per la
presentazione del mio libro "Chinaglia per sempre".
Vedere quella
statuetta e poterla stringere fra le mani, con quell'orgoglio misto a
stupore che ti rende la giornata improvvisamente diversa dalle solite è
stato bellissimo, un regalo inaspettato come hanno sottolineato i
presenti.
Stiamo parlando del Premio Chevron che venne assegnato a
Long John per aver realizzato il maggior numero di reti nel campionato
1973-74, quello vinto dalla Lazio lanciata verso lo Scudetto con le sue
24 reti.
Un riconoscimento prestigioso, una sorta di Oscar per i
bomber del Calcio italiano che non aveva bisogno di giurati per
decretare il vincitore, ma solo dei gol, chi ne segnava di più era il
più forte, il capocannoniere e quindi lo vinceva.
E come mai quel
premio era sul tavolo dei relatori, ovvero Giancarlo Oddi, Antonio
Buccioni e la vicepresidente del Cicolo Donatella Visconti? Come è stato
possibile "offrirlo" agli sguardi increduli della platea?
Il premio lo custodiva nel suo caveau, Guido Bezzi, figlio d'arte e laziale passionale e appassionato come il padre Gigi, dirigente accompagnatore della Lazio di Maestrelli (ora si chiamano team manager) a cui era stato affidato da Chinaglia, quando si era trasferito in America giusto 50 anni fa nel 76.
Ho chiesto così a Guido, amico leale e laziale vero, di portarlo alla
presentazione per farlo ammirare ai presenti e così è stato, come
peraltro si era già verificato in occasioni precedenti come quella della
mostra dedicata alla "Lazio meravigliosa" in occasione
dell'anniversario della conquista del Tricolore.
Ma questa volta,
per "Chinaglia per sempre" c'è stata una novità essenziale, e per certi
versi clamorosa, quella di poter toccare (ovviamente sotto lo sguardo
vigile delle hostess), accarezzare come un oggetto
caro e di famiglia il premio. Con annesso selfie e/o foto ricordo. Uno spettacolo
nello spettacolo insomma.
Vedere tifosi giovani e attempati, fan
di Chinaglia di ieri e di oggi, laziali convinti di padre in figlio (i
Longarini per esempio o i Ferri), giornalisti affermati come Stefano
Marroni della Rai e Andrea Prandi de La 7 o maestri del doppiaggio cone
il grande Mino Caprio rimirarsi lo Chevron con la targhetta col nome di
Giorgione è stato emozionante al pari della loro emozione.
Istituito
nel 1959, il Premio Chevron veniva assegnato, con due classifiche
separate, al calciatore di Serie A e Serie B con la miglior
realizzazione di gol.
Successivamente, a metà degli Anni Ottanta, fu
rinominato ERG-Sportsman dell’Anno con il cambio dello sponsor in “ERG
Edoardo Raffinerie Garrone”, col nome cioè del presidente del Genoa e padre di
Riccardo futuro Presidente della Sampdoria.
Il trofeo, alto circa 40 cm, veniva consegnato annualmente ai calciatori che lo conservavano per sempre, alla prima partita giocata in casa del campionato successivo a quello a cui si riferivano i gol segnati. Era costituito da due palme verso l’alto che tenevano stretto il logo del gruppo petrolifero.
Chinaglia, Bettega, Paolo Rossi e Bruno Giordano furono capaci di vincere il premio in Serie A e Serie B, mentre Bettega lo vinse con due squadre differenti. Tra i tanti bomber che hanno ricevuto il premio, Sivori, Altafini, Vinicio, Riva, Boninsegna, Pulici, Graziani, Pruzzo, Zico, Platini, Maradona, Van Basten, Vialli. Beppe Signori è stato l'ultimo dei premiati nella stagione 92/93.
Long John in particolare lo vinse la prima volta in qualità di capocannoniere della serie B con 21 reti nella stagione 71/72, trascinando così la squadra verso la serie A, la seconda volta invece con 24 gol nel campionato 73/74 che culminò con la conquista del primo indimenticabile scudetto da parte della Lazio.
Lo Chevron "ritrovato" è un
oggetto che non ha valore economico di per sè al pari di quasi tutti i
trofei in generale, ma un enorme valore storico perchè celebra e
testimonia l'impresa di Giorgio Chinaglia in quella memorabile stagione
della banda Maestrelli.
Appunto in tutti questi anni è stato
custodito gelosamente in un caveau, come se fosse un brillante, una
collana di perle o un quadro d'autore, gemma preziosa e unica fra le
gemme più ricercate e quotate.
Averlo potuto mostrare grazie a
Guido Bezzi ai tifosi laziali e ai fedelissimi del "grido di battaglia"
che magari ricordavano quel giorno di Lazio-Cesena in cui gli venne
consegnato fra gli applausi dell'Olimpico e alla presenza di Umberto
Lenzini, "il" presidente per antonomasia, è stato perciò veramente un
piacere.
E perchè no, anche una soddisfazione personale perchè è successo grazie al libro "Chinaglia per sempre" che ho dedcato al giocatore simbolo della lazialità..




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