giovedì 28 marzo 2024

Lazio meravigliosa, ecco il filmato inedito del 12 maggio 74


 di FRANCESCO TRONCARELLI

L'uovo di Pasqua a Tivoli è arrivato prima che in tutta Italia e la sorpresa che c'era dentro è stata grande, grandissima. Un filmato inedito del 12 maggio 1974, la data che tutti i laziali conoscono perchè è quella della conquista dello Scudetto da parte della banda Maestrelli.

È successo nel corso della tappa tiburtina della mostra "Meravigliosa- La Lazio più bella di sempre" organizzata da Agostino Lattuille e i ragazzi della Tibur Crew guidati da Giorgio Ricci e Riccardo Luciani, svoltasi alle Scuderie estensi.

Qui tra cimeli di ogni tipo, ritagli di giornale, memorabilia varia, maglie storiche dei giocatori biancocelesti, tabelloni con foto del cammino di Chinaglia e compagni partita per partita del campionato 1973-74 e tanto ma veramente tanto altro ancora è stato proiettato questo filmato d'epoca.

l'inaugurazione della Mostra

Un documento storico eccezionale che riporta alle atmosfere di quegli anni, quando il calcio era a misura d'uomo e non di sponsor, realizzato da Emidio Timperi, grande tifoso laziale e personaggio di spicco della comunità tiburtina che con la sua cinepresa super 8 ha praticamente testimoniato la passione degli oltre 80mila spettatori di quella partita giocata in quella calda giornata di maggio.

In particolare la passione genuina e spontanea dei tifosi del Lazio Club "Tommaso Maestrelli" di Tivoli, uno dei circoli biancocelesti più attivi di quegli anni composto da fedelissimi di ogni età, uomini, donne, bambini, famiglie intere che ogni domenica seguivano i biancazzurri ovunque, e che perciò non potevano mancare quel 12 maggio che avrebbe potuto assegnare il Tricolore alla Lazio.

E così il video si apre col raduno degli iscritti a piazza Garibaldi con un Sandro Cipriani in grande forma con tanto di mantello biancoceleste sulle spalle e una gran cassa a tracolla per battere il tempo e dare il ritmo all'entusiasmo dei presenti prima della partenza del pullman e delle macchine verso l'Olimpico.

Pasqualino De Marzi

Poi l'arrivo al piazzale della Farnesina e il corteo a piedi verso lo stadio, aperto da un maxi striscione levato verso il cielo con scritto "LA LAZIO E' UNA FEDE - TIFOSI TIVOLI" sino all'arrivo sugli spalti della Tevere con il mitico Pasqualino De Marzi col suo ombrello biancoceleste portafortuna, Decio De Santis, Odo Carrarini, Franchi, i fratelli Foresi e l'allegra brigata tiburtina al completo.

Tutti felici e contenti in attesa che il sogno scudetto si avveri, chi in giacca e cravatta, chi in maglietta, chi in camicia, molti con i berretti con scritto Forza Lazio, qualcuno con la paglietta della Rosso Antico e la visiera Vecchia Romagna, altri col classico cappello "alla muratora" fatto con le pagine di giornale come si usava una volta per proteggersi dal sole. 

Ecco sono anche queste immagini colte dal bravo Timperi (che anni dopo con tanta pazienza e senza i mezzi attuali ha riversato in digitale montandole con musica e canzoni appropriate) che ci danno il senso della testimonianza storica di quella giornata e della importanza specifica di questo filmato.

il rigore di Chinaglia

Poi vedere l'Olimpico imbandierato in tutti i settori, Lenzini che fa il giro trionfale, le azioni di gioco di quel Lazio-Foggia sino al momento cruciale del rigore battuto da Chinaglia commentato dalla voce di Enrico Ameri tratta dalla sua diretta per "Tutto il calcio minuto per minuto" è tutta un'emozione.

Rivivere quella giornata è stata una gioia immnesa, molti fra i cinquecento presenti che affollavano la sala delle Scuderie si sono commossi mentre gli applausi sottolineavano i momenti salienti del film come la festa sugli spalti con un buon bicchiere di vino, la travolgente invasione di campo e lo zoom dell'obiettivo sul tabellone su cui a caratteri cubitali era scritto "Scudetto 1974 LAZIO". 

La visione di questo filmato meraviglioso su quella Lazio meravigliosa si deve a Irene e Veronica Timperi, figlie di Emidio, l'appassionato regista di questo racconto intimo e struggente di quella giornata epica e gloriosa entrata nella storia biancazzurra. 

Emidio Timperi

Nel ricordo dell'indimenticatbile papà scomparso recentemente e per rendergli il merito onore, hanno reso pubblico questo documento facendo un grande regalo al popolo biancoceleste in vista del cinquantennale di quel 12 maggio del 74 e a loro due va quindi un grazie di cuore. 

Ma attenzione, non finisce qui come diceva il grande Corrado, c'è un'altra sorpresa realizzata da Emidio Timperi. Un seguito del 12 mggio 1974 altrettanto spettacolare e da non perdere. Prossimamente su queste pagine. Intanto mettetevi comodi e guardate il filmato, lo abbiamo diviso in due parti come si fa coi film, primo e secondo tempo. Buona visione a tutti.




martedì 12 marzo 2024

Sarri si è dimesso

 di FRANCESCO TRONCARELLI 


Criticato dagli addetti ai lavori e dai tifosi a seguito della serie di sconfitte subite dalla Lazio Maurizio Sarri si è dimesso.

La notizia è stata diffusa da Ilario di Giovambattista sui social e si è propagata immediatamente nel mondo Lazio.

Ora si attende l'ufficialità da parte della Società che aspettava con interesse (economico) questo passo da parte dell'allenatore.

Una scelta di coscienza da parte del tecnico toscano che si era reso conto dopo l'ultima partita persa con l'Udinese di non avere più il polso della situazione.

Ora si attende di conoscere il sostituto che erediterà questa situazione, ambientale e tecnica, esplosiva. Si parla di Tommaso Rocchi.

Di Sarri laziale restano i numerosi derby vinti e soprattutto il secondo posto della scorsa stagione che ha fatto sognare la gente laziale.

Ma i sogni se non sono suffragati dai fatti da parte di chi gestisce il tutto sono destinati a rimanere tali.




giovedì 15 febbraio 2024

"Caro Maestro" tutto su Maestrelli

 di ROBERTO TAGLIERI


L'artefice dello Scudetto laziale del 12 maggio 1974 nel nuovo libro di Francesco Troncarelli. Un ritratto in punta di penna di Tommaso Maestrelli attraverso documenti inediti e foto private recuperate dall'archivio della famiglia dell'allenatore.

"Caro Maestro" è un racconto ricco di notizie, curiosità e dettagli poco conosciuti su uno degli uomini di Sport più amati di sempre e benvoluto da tutti e mai divisivo.

Un allenatore che si comportava da padre di famiglia con i suoi ragazzi risolvendogli i problemi e tirando fuori il meglio del loro carattere per il bene della squadra.

Il rapporto con Chinaglia, i tributi che gli sono stati dedicati nel corso degli anni a cominciare dal Busto a Tor di Quinto per proseguire con l'opera teatrale e finire con le canzoni che parlano di lui, alcuni dei capitoli del libro.

Impreziosiscono il volume la prefazione testimonianza di Giancarlo Oddi e la postfazione del presidente della Lazio Generale Antonio Buccioni.



mercoledì 7 febbraio 2024

SANREMO RICORDI PEPPINO GAGLIARDI

Al Direttore Artistico del festival Amadeus

Peppino Gagliardi è stato uno dei grandi protagonisti della scena musicale italiana. Apprezzato e applaudito per le sue qualità artistiche di autore e interprete dal pubblico e dalla critica è conosciuto in tutto il mondo per brani come "Che vuole questa musica stasera" che è stato inserito nelle colonne sonore di ben dieci film fra cui produzioni inernazionali come la serie su Maradona e Operazione UNCLE.

Ha partecipato a svariati Festival negli anni Sessanta e Settanta (l'ultima partecipazione è del 93), conquistando spesso il podio e guadagnandosi l'appellativo di "eterno secondo" per aver sfiorato più volte la vittoria con pezzi come "Se tu non fossi qui", "Come le viole" e  "Come un ragazzino" divenuti dei grandi successi .

Polistrumentista ecellente (piano, fisarmonica, chitarra) ha trovato nei suoi brani il giusto equilibrio tra la musica leggera classica e quella popolare napoletana, incentrando la melodia in refrain molto orecchiabili ma mai scontati e sempre molto elaborati.

Gentiluomo napoletano d'altri tempi dopo una vita spesa per la musica, se n'è andato in punta di piedi lo scorso agosto, ma la sua scomparsa è stata quasi oscurata dai media nonostante la grande popolarità di cui ha sempre goduto testimoniata dai milioni di visualizzazioni su Youtube delle sue canzoni più famose come "Settembre", "Tamo e t'amerò" e "Sempre sempre". 

Sarebbe opportuno e doveroso che Sanremo, che ha visto la sua consacrazione come interprete di successo, lo ricordi con un omaggio particolare, recuperando così anche la "distrazione" dei media nei suoi confronti al momento della sua scomparsa.

Conoscendo la Sua sensibilità e competenza, siamo certi che il tributo a questo artista richiesto dai microfoni della nostra Radio e sostenuto on line tramite i social, venga accolto affinchè il grande pubblico televisivo possa concedere l'ultimo applauso a Peppino Gagliardi.

FRANCESCO TRONCARELLI

 


 

 

mercoledì 17 gennaio 2024

Francoise Hardy, fascino senza età

di FRANCESCO TRONCARELLI 

I capelli sono bianchi, le rughe hanno svolto implacabili il loro mestiere, ma gli occhi che il mostro vorrebbe spegnere per sempre e quello sguardo da cerbiatto curioso con cui si affacciava sul mondo, sono rimasti gli stessi. Come il fascino, come la classe, come quell'eleganza innata che l'ha accompagnata nella sua quotidianità di artista e donna.

Francoise Hardy compie 80 anni e la Francia si stringe intorno a lei, non solo per gli auguri, ma anche per esserle accanto in questo momento che dovrebbe essere sì di festa ma che è pure di preghiera, empatia, vicinanza ad una delle sue figlie più amate e che dopo tante vittorie contro il male del secolo, è ritornata a soffrire recentemente passando il Natale in una casa di cura.

Oggi l'attende un compleanno da trascorrere nel suo appartamento silenzioso, con i rami degli alberi che sfiorano le ampie finestre, ai margini ovest di una Parigi modernista, austera e fuori dal tempo, come lei. Un compleanno che sa di speranza e rinascita, l'ennesima negli ultimi travagliati anni, come le augurano quelli, tanti, che le vogliono bene.

E non potrebbe essere altrimenti perchè Francoise Hardy, cantante, scrittrice, astrologa ed amante della filosofia, negli anni Sessanta è stata un'icona sia per la sua personalità che per la delicatezza delle sue canzoni, di una generazione ribelle e sognatrice che è cresciuta con lei con l'idea di cambiare il mondo. Uno dei simboli della femminilità più ammirati e seguiti.

Francoise Hardy oggi

Una femminilità peraltro avvolta di raffinatezza e dolcezza lontana anni luce dai modelli che oggi ci vengono offerti dal mondo dello Spettacolo e dei Social, una femminilità che brillava di luce propria e che aggiunta ad un talento artistico unico e alla capacità di essere autrice sia del testo che della musica di svariate canzoni che proponeva, fecero di lei il sogno proibito di migliaia di adolescenti dell'epoca.

Frangetta, capelli lunghi, fisico androgino e al tempo stesso affascinante, Francosie ha rappresentato  anche un punto di riferimento per le donne, perchè in anni difficili per l'emacipazione femminile ha saputo parlare di sentimenti in modo libero e intelligente facendo valere il punto di vista di lei in tutte le sfumature dell'amore ben prima della rivoluzione femminista esplosa nel 1968.

L'esordio fu un boom clamoroso, nel 1962 con la canzone "Tous les garcons et les filles" che vendendo tre milioni di copie in tutto il mondo, le diede una notorietà internazionale. La canzone trattava del disagio adolescenziale e la Hardy divenne uno dei miti della generazione yè yè insieme a France Gall, Sheila e Sylvie Vartan, sue amiche e protagoniste come lei di quella stagione del costume irripetibile.

Francoise colpiva perchè aveva una bellezza melanconica, speciale, che risvegliava l’immaginazione introspettiva, fuori dai canoni delle bellone maggiorate ed anche della perfezione delle tipe francesi alla Brigitte Bardot e alla Catherine Deneuve. E colpiva perchè aveva una voce particolare, esile, intonata, non eccelsa nei vocalizzi ma sicuramente coinvolgente.

con Edoardo Vianello a Sanremo

Tempo fa, Hardy ha rilasciato un'’intervista via mail, sul suo addio definitivo alle esibizioni a “Le Figaro” ed in un passaggio ha aggiunto una frase che ce la fa sentire, se possibile, ancora più vicina, una compagna di viaggio su questa terra su cui tutti siamo ospiti temporanei: “Non ho paura di morire, ma di soffrire”. Parole difficili da accettare ma che rendono lidea perfettamente sul dramma che sta vivendo.

Francoise compie oggi 80 anni. Vicino a lei per spegnere le candeline della torta il figlio Thomas, musicista affermato come i genitori, il marito arrivato dalla Corsica e, idealmente, una nazione che l'ha vista affermarsi e le dice grazie perchè con parole semplici e comprensibili ha saputo cantare le profonde verità sui rapporti fra uomo e donna impersonando con la sua vita i sogni di tutti.

E con loro ci saranno anche quelli che in tutte le parti del mondo l'hanno amata come farebbe ogni fan che si rispetti, quelli che hanno ballato felici con le sue canzoni, quelli che si sono emozionati con la sua voce e la sua musica. Auguri Francosise, ti siamo vicini.  

venerdì 1 settembre 2023

Settembre per sempre

 di FRANCESCO TRONCARELLI


  "Fra qualche giorno finirà l'estate
   E sulla spiaggia niente resterà
   Le ore passate saranno un ricordo
  Che noi porteremo lontano, io e te.."


E' inevitabile. Quando finisce agosto e ci si accinge a voltare la pagina del calendario il pensiero va subito a lei, ad una delle canzoni più belle del nostro pop dedicata a Settembre, il mese che conclude le vacanze e segna il ritorno alla vita di tutti i giorni, al lavoro, ai problemi e a soprattutto ai ritmi della quotidianità.

Ma questa volta, riascoltando questa meravigliosa canzone, il pensiero andrà automaticamente al suo interprete, il grande Peppino Gagliardi che se n'è andato neanche un mese fa, in una calda giornata di agosto, lasciandoci più soli, senza la sua musica e soprattutto la sua saggezza da gentiluomo colto e raffinato del Sud, che dispensava con pillole quotidiane sui social.

E' stata una perdita gravissima, che ha emozionato i suoi innumerevoli fan come l'onda emotiva riversatasi sul web ha dimostrato ma che non ha toccato minimamente i cuori e le menti di chi tira le fila dei media, che hanno oscurato praticamente la notizia della scomparsa dopo qualche breve cenno, ignorandola poi del tutto nei principali TG della sera di tutte le Reti.

Una vergogna che dimostra ancora una volta la distanza che c'è tra il popolo e la casta anche in termini culturali, fra la sensibilità della gente comune e l'arroganza dei radical chic, tra ciò che vorrebbe il pubblico e quello che vogliono imporre i capoccioni delle televisioni. Una vergogna che dall'informazione è passata all'intrattenimento.

Il buon Peppino è stato ignorato infatti anche da Techetechetè, il programma estivo per eccellenza che volge lo sguardo al passato e che sempre in casi come questo (vedi l'anno scorso per Tonino dei Camaleonti e Vittorio dei New Trolls) e recentemente per Toto Cutugno, rende un doveroso omaggio. 

E se per correre ai ripari lo ricorderanno ora con una canzone in un mischione di "scomparsi" di tutti i tempi sembrerà la classica toppa peggiore del buco, perchè Peppino è un numero uno che andava celebrato con una puntata intera al momento.

"Settembre" dunque, la canzone che accompgnava gli ultimi bagliori estivi e la fine di quegli amori vissuti quando il sole calava sulla spiaggia, per la prima volta assume un significao diversso, ancora più struggente e che nel verso "e tu non ci sarai" rimanda immediatamente alla mancanza di Gagliardi.

Peppino col figlio Massimiliano che lo accompagna al piano

Questo brano dell'artista napoletano dalla tipica melodia "all'italiana" è un pezzo che ha fatto il giro del mondo, ascoltato e applaudito in Giappone come in Sud America, in Nord Europa (Benny Andersson degli Abba è un fan di Gagliardi) e in Medio Oriente, sulla scia della popolarità internazionale del suo interprete.

E' una canzone che colpisce subito, di grande atmosfera, con una musica, composta dallo stesso Peppino, che coinvolge chi ascolta e lo avvolge di emozioni che rimandano a vicende che tutti hanno vissuto nella loro vita nella stagione delle vacanze.

Il testo di Gaetano Amendola si sposa alla perfezione alla musica e le fornisce il valore aggiunto con i suoi versi malinconci e suggestivi. Insomma è una canzone come si facevano una volta, scritta bene, musicata meglio e arrangiata come si deve. E per questo senza tempo e sempre emozionante.

Venne presentata da Gagliardi al "Disco per l'estate" del 1970. Un'edizione fra le più seguite in assoluto di questa famosa manifestazione canora realizzata dall A.F.I. e la Rai che in sostanza presentava le novità discografiche della stagione estiva allo stesso modo di quello che faceva il festival di Sanremo per il mercato invernale.

Con Corrado e Gabriella Farinon in veste di cerimonieri della kermesse, aveva in gara artisti del calibro di Claudio Baglioni, Johnny Dorelli, Caterina Caselli, Orietta Berti, Franco IV e Franco I, Michele, i Giganti, Le Orme, Romina Power, Mino Reitano, Bobby Solo, Herbert Pagani, i New Trolls, I Nomadi, i Nuovi Angeli e tanti altri ancora.

I migliori fra i cantanti e i gruppi sulla cresta dell'onda in quel periodo. Ma alla serata finale svoltasi nela salone del casinò di Saint Vincent arrivarono solo in dodici, in base alle vendite dei dischi effettuate nel corso della kermesse che era inziata alla radio qualche tempo prima.

Il podio del Disco per l'Estate 1970

E per un pugno di 45 giri venduti in più fu Renato, in libera uscita dal gruppo dei Profeti, che la spuntò proprio su Gagliardi col suo "Lady Barbara", brano frizzante col ritornello a marcetta, che fece ovviamente colpo sui giovanissimi che seguivano il complesso e sulle fan del suo leader. Ma i cavalli di razza si vedono alla distanza.

Il pezzo del capellone Renato che impazzò in quell'anno fu sì il Disco per l'estate 1970, ma "Settembre" di Gagliardi da quel momento sarà il disco dell'estate per sempre. Nessuno canta più o ripropone nei servizi dei media o sui social "Lady Barbara", brano ormai sconoscuto ai più e finito nel dimenticatoio, tutti invece cantano con nostalgia e sentimento "Settembre poi verrà ma senza sole e forse un novo amore nascerà...".

"Settembre" peraltro è stato lo spartiacque della carriera dell'artista napoletano già affermato per canzoni di grande successo come "T'amo e t'amerò" e "Che vuole questa musica stasera" che detiene il record per un disco italiano di utilizzazione nelle colonne sonore dei film (ben 8).

Da quella serata al casinò per la finale in cui arrivò secondo è stato tutto un susseguirsi di successi e trionfi fra Canzonissima e Sanremo con brani come "Sempre sempre", "Come un ragazzino", "Gocce di mare" "Come le viole" e così via.

Ecco allora questo brano diventato da oltre 50 anni un cult del dopo vacanze e della stagione dei bilanci estivi. Lo riascoltiamo, non certo senza un po' di commozione, dal video tratto dall'esibizione di Peppino a "Senza rete", lo show del sabato sera trasmesso dall'Auditorium Rai di Napoli, in cui gli artisti cantavano senza il paracadute del playback dal vivo.


Gaglardi canta dopo Aznavour, una sorta di investitura per lui in virtù della partecipazione emotiva e carismatica con cui ha sempre affrontato l'interpretazione dei suoi brani. E a conferma di quanto dicevamo circa la validità della melodia del pezzo, fate caso al momento durante l'esecuzione, in cui il maestro Pino Calvi lascia la direzione dell'orchestra per sottolineare al piano l'inciso della canzone.

Un omaggio alla musica e al suo autore. Un omaggio che adesso che Peppino non c'è più vuol dire grazie.

domenica 23 aprile 2023

Mina e Battisti, quel duetto storico

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Entrare nella storia della televisione senza saperlo. Essere protagonisti di un pezzo del pop d'autore e non pensarci. Cantare davanti a milioni di persone emozionandosi insieme a loro. Questo e anche altro, accadeva esattamente 51 anni fa nel piccolo schermo grazie a due miti assoluti della nostra musica, Lucio Battisti e Mina.

Un duetto incredibile e letteralmente coinvolgente, un'accoppiata da brividi forti che ha fatto epoca e che per certi versi ha segnato la fine di una stagione della nostra vita. Una gemma della durata di una manciata di minuti che entusiasma ancora oggi.

Era domenica 23 aprile 1972, l'incontro avviene sul Secondo canale (superfluo dire della Rai, allora c’era solo lei) al Teatro delle Vittorie in Roma dove va in onda "Teatro 10". La trasmissione è in bianco e nero, anzi soprattutto nel bianco che più bianco non si può tipico delle scenografie dei grandi show di Antonello Falqui. Don Lurio si occupa delle coreografie e dei balletti.

E' un classico varietà del sabato sera, ma spostato alla domenica per lasciare la vigilia del dì di festa al "Pinocchio" di Comencini, in modo che i bambini lo potessero vedere anche se arrivava dopo Carosello. 

Introdotti dal gran cerimoniere Alberto Lupo, a "Teatro" 10 sfilavano i nomi più importanti dello showbiz internazionale, incorniciati dalla voce di madama Mazzini che cantava da sola, duettava con un ospite e poi mandava tutti a nanna con "Parole parole parole".

Qualità garantita insomma, com’era la regola dell’allora deprecata e oggi rimpianta tivù di Ettore Bernabei. Quella sera in scaletta c'erano il re del rock francese Johnny Hallyday, Enrico Montesano con le sue macchiette, le gemelle Kessler per un annunciato spogliarello, che in cinque minuti mostrò meno epidermide di cinque secondi di un qualsiasi "Grande Fratello" e addirittura il grande violinista classico Salvatore Accardo.

E poi, naturalmente, i due mostri non ancora sacri, ma già affermati Mina e Lucio. Alle 21,47, scatta l’ora di questo evento eccezionale. Per la prima, unica e ultima volta cantano insieme i due giganti di quella che allora veniva chiamata "musica leggera".

I due artisti più geniali e irregolari del Bel paese canterino, i due miti che poi sceglieranno entrambi di sparire dalle scene dopo averle occupate fino alla massima capienza, grazie a una combinazione eccezionale di genio e carisma.

Finalmente in coppia davanti alla grande platea televisiva, dopo i successi discografici di "Insieme", "Amor Mio" ed "Io e Te da Soli" e "La mente torna", firmati da Mogol-Battisti e interpretati dalla Tigre di Cremona, che hanno trionfato nelle classifiche di vendita. 

Sono questi gli ingredienti giusti per creare il duetto per eccellenza, quello che dopo cinquant'anni nessuno è riuscito ad eguagliare nè superare. L’evento dura otto minuti e 59 secondi. 

Mina: "Senti Lucio, volevo dire una cosa. Tu, di solito, canti le tue canzoni, cioè: canti soltanto quelle, proprio. Io molto spesso canto le tue canzoni. Cosa dici: per una volta le cantiamo insieme queste canzoni?". 

Battisti: "Bè, io sarei anche d'accordo...", Mina: "Eh!?! Grazie". Battisti: "No anzi, sono d'accordo, perché, tra l'altro, mi hanno accompagnato cinque amici da Milano...". Mina: "Apposta". Battisti: "Proprio per questa cosa qui...". Mina: "Bene".

Battisti e il suo gruppo con Mina

I cinque amici che hanno accompagnato da Milano il cantautore sono Gianni Dall'Aglio alla batteria, sodale da sempre di Celentano e componente dei Ribelli. Angel Salvador al basso componente dello stesso gruppo, Gabriele Lorenzi organista della Formula 3, il trio che accompagnava nei concerti Battisti, Massimo Luca alla chitarra acustica e Eugenio Guarraia alla chitarra elettrica, entrambi turnisti alla "Numero Uno", la neonata etichetta discografica di Lucio.

La magia ha inizio con "Insieme", ma non è Mina ad interpretarla, bensì Lucio Battisti che con la sua inconfondibile voce naïve conduce con garbo gli spettatori nel microcosmo del duetto. Subito dopo entra Mina, timbro sicuro e caldo, che intona "Mi ritorni in mente", un'esecuzione tecnicamente ed emotivamente perfetta, a cui si unisce Battisti.

Il medley continua con "Motocicletta", "E penso a te", "Io e te da soli", "Eppur mi son scordato di te", in un alternanza e scambio di voci agli antipodi che però si fondano e si esaltano a vicenda che cattura tutti i presenti in sala e quelli davanti il piccolo schermo fino alla conclusione con la stupenda "Emozioni" che Mina sente sua interpretandola chiudendo gli occhi e facendosi accompagnare da qualche vocalizzo di Lucio.

All’ultima nota suonata dal chitarrista, il pubblico esplode in un applauso scrosciante pari all’intensità di quello evento a cui ha assistito. I due protagonisti si avvicinano, lei sussura qualcosa nell’orecchio di lui che la ringrazia e poi si tengono per qualche istante per mano.

Quella esibizione per molti cambiò l’immaginario collettivo degli italiani, non solo perché molto semplicisticamente la tv sarebbe diventata a colori dopo qualche tempo, ma anche perché il clima sociale stava cambiando, purtroppo in peggio, i famosi Anni di piombo erano in agguato.

Dalle metriche cantate da Mina e Battisti presto le parole ricorrenti divennero crisi economica, Brigate Rosse, assassinio di Calabresi, paura, austerity. In quell’inizio di anni Settanta l’Italia stava per perdere la propria innocenza e la parola fine di quel periodo quasi spensierato lo avevano interpretato proprio Mina e Battisti, i due amici amatissimi.

 

Teddy Reno, 100 anni cantando

  di FRANCESCO TRONCARELLI Teddy Reno oggi entra nella storia della canzone e non solo. Il motivo? Compie 100 anni, un traguardo importante ...