sabato 11 luglio 2026

Teddy Reno, 100 anni cantando

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Teddy Reno oggi entra nella storia della canzone e non solo. Il motivo? Compie 100 anni, un traguardo importante per chiunque che per lui però diventa un primato speciale.

È il prino e unico cantante italiano a diventare Centenario. E scusate se e poco. Nel cinema a raggiungere questo "obiettivo" ci sono state artiste come Franca Valeri, Pia Velsi e Anna Campori la celebre Giovanna nonna del Corsaro nero, ma per le sette note nessuno aveva spento 100 candeline. Sino ad ora.

Nato l’11 luglio 1926 a Trieste da una famiglia dell’aristocrazia austro-ungarica e registrato all'anagrafe come Ferruccio Merk Von Merkenstein diventato poi da artista semplicemente Teddy Reno, ha tutt'ora lo sguardo vispo sotto le folte sopracciglia che nel dopoguerra facevano impazzire le nostre nonne.

Porta sempre il cappello a larghe tese che è diventato da tempo un segno di distinsione e vive nella sua villa immersa nel vetde di Lattecaldo in Svizzera dove risiede con la moglie Rita da anni. 

L'aria e l'eleganza sono quelle del viveur che ha girato il mondo, la voce nonostante il passare inesorabile del tempo, ancora calda e avvolgente, capace di intonare brani come "My Way" senza tentennamenti e con tanta grinta.

È stato uno dei divi della canzone in bianco e nero, pplarissimo negli anni Cinquanta come cantante confidenziale e interprete di brani come “Accarezzeme” “Chella là”, “Addormentarmi così” e “Piccolissima serenata”, disco pubblicato in varie lingue che ha fatto il giro del mondo.

Protagonista anche di una trentina di musicarelli e pellicole a fianco di Totò, come il celeberrimo “Totò, Peppino e la malafemmina” (era il nipote dei fratelli Caponi sbarcati a Milano per ravvederlo), Teddy è stato nella sua lunga carriera anche e soprattutto un grande produttore discografico e talent scout. 

Ha scoperto e lanciato tramite l’etichetta CGD, Betty Curtis, Johnny Dorelli, Jula de Palma e col festival di Ariccia da lui inventato, artisti come Enrico Montesano, Dino, i Rokes, Claudio Baglioni, Baccini, gli Audio 2 che appunto perdendo la “S” diventavano “Conosciuti” al grande pubblico, secondo la pubblicità della manifestazione e come in effetti è stato.

Una manifestazione canora legata alla cittadina dei Castelli romani, che in sostanza è stato il primo talent italiano e dove è esplosa Rita Pavone, l’irresistibile “Pel di Carota” degli anni 60, divenuta sua moglie e felice compagna di vita, alla faccia delle critiche che piovvero sui due all’epoca del matrimonio dai media e da gran parte dell’opinione pubblica, per la notevole differenza di età.

Naturalmente pur un innamorato dello swing e di Frank Sinatra, conosciuto personalmente durante una tournèe negli Stati Uniti, cantare è sempre stato oltre che un lavoro, una passione, anche se “archiviata” volentieri in piena maturità, per assistere come manager la carriera della Pavone.

I suoi ritorni on pubblico, soprsttutyo in televisione sono stati sempre dei piccoli eventi, che hanno incuriosito sia chi lo ricorda ancora, sia quelli che lo hanno conosciuto attraverso i film scacciapensieri e di cassetta, diventati nel tempo dei propri e veri cult.

Alla sogglia del compleanno Teddy più che un bilacio professionale ha voluto sottolineare la sua pasdione per la consorte: "Ho conosciuto tante donne in gioventù ma Rita è stata ed è l’unico grande amore della mia vita”. Un amore che non si è fermato davanti agli ostacoli che hanno vissuto e che si è rafforzato nel tempo. E ancora oggi e solido più che mai.

A spegnere con lui le 100 candeline infatti ci sarà Rita, la sua Rita, con i loro figli entrambi artisti, una felice ricorrenza familiare nel segno della dolcezza e serenità. E lui, seppur con qualche inevitabile acciacco ma sempre  col suo celebre sorriso e i capelli argentati come Tony Bennett, sarà felice di averli vicini come quando era in testa alle classifiche coi suoi dischi. Auguri Teddy! 


 

Addio Peppino di Capri

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Se n'è andato in punta di piedi nella sua amata isola Peppino di Capri, dopo una vita da protagonista assoluto della scena musicale, tra poco avrebbe compiuto 87 anni. 

Un mito della nostra musica conosciuto e apprezzato ovunque. Era partito come versione partenopea di Buddy Holly per poi arrivare come Peppino di Capri, ambasciatore della melodia italiana nel mondo e gran signore dello spettacolo.

La sua è stata una carriera straordinaria. Ha modernizzato la canzone napoletana, ha portato il twist in Italia, ha vinto Sanremo e cantato coi Beatles, passando senza soluzione di continuità dalle luci soffuse dei night all’acustica perfetta della prestigiosa Carnegie Hall di New York.

È stato uno degli artisti più amati e popolari del Bel paese, re della canzone confidenziale ma anche dei balli più in voga nel tempo nei locali notturni, dal cha cha passando per l’hully gully sino ovviamente al lento cheek to cheek. 

Un artista di rilevanza internazionale apprezzato per i suoi brani evergreen che hanno accompagnato generazioni su generazioni.

Ha cominciato da piccolo, vero bambino prodigio e figlio di musicisti, suonando il piano per gli americani di stanza nell’isola Azzurra nel periodo bellico.

Poi seguendo quella che ormai era la sua strada, l’esordio a metà dei 50 con l’amico Bebè Falconieri al “Rancio fellone” di Ischia che lo porterà a partecipare alla trasmissione televisiva “Primo applauso” condotta da Enzo Tortora, sorta di talent ante litteram per gli esordienti.

A quel debutto seguì la formazione del gruppo che lo accompagnerà passo dopo passo sulla via del successo, composto oltre a Bebè dal chitarrista Mario Cenci (autore di tanti suoi brani come ad esempio “Saint Tropez twist”), Pino Amenta e Gabriele Varano.

Erano i Capri boys guidati da lui, Giuseppe Faiella (così registrato all’anagrafe), che scoperti dai discografici milanesi della Carish, divennero ben presto Peppino di Capri e i suoi Rockers.

Occhiali con la grande montatura nera, ciuffo pronunciato, voce caratteristica a singhiozzo, Peppino con le sue interpretazioni che richiamano un po’ Paul Anka un po’ Don Marino Barreto jr, si fa subito notare e al terzo disco, “Nun è peccato”, capolavoro firmato da Ugo Calise (Si mme suonne 'int''e suonne che faje, nun è peccato, e si, 'nzuonno, nu vaso mme daje, nun è peccato...) arriva nella classifica dei brani più venduti.

E’ il 1958, l’Italia scopre questo ragazzo dinoccolato che ha la musica nelle vene e che da quel momento inanellerà una serie interminabile di successi diventando così uno dei beniamini del pubblico.

“Nessuno al mondo”, “Luna caprese”, “Let’s twist again”, "Saint Tropez twist" (un milione e 200mila dischi in soli tre mesi, record), “Don’t play that song” (memorabile la scena ne “Il Sorpasso”, in cui Tirtignant osserva la gente che balla in spiaggia col suo brano diffuso da un juke box), “Speedy Gonzales”, “Malatia”, “Roberta” (dedicato alla prima moglie, sposata in un matrimonio da favola e con la stampa alle calcagna), “E sera”, “Me chiamme ammore” (vittoria al Festival di Napoli), “Frennesia”.

E ancora i brani con cui ha vinto Sanremo “Un grande amore e niente più” firmato dall'amico di sempre Franco Califano e "Non lo faccio più” e poi la fortunata sigla di Rischiatutto scritta da Paolo Limiti “Amare di meno”, l'avvolgente “Incredibile voglia di te”, la romantica“ Il sognatore” e ovviamente “Champagne” firmata da Depsa e Mimmo Di Francia, che è diventato un successo internazionale e il suo cavallo di battaglia applaudito dappertutto.

Canzoni che hanno fatto nascere amori e storie indimenticabili e che a distanza di tempo oltre ad emozionare ancora, sono per così dire “migliorate”, come la voce di Peppino, che col.passare degli anni non aveva  più quell’intonazione nasale e sincopata degli esordi ma una timbrica speciale, molto suadente e profonda, che lo faceva apprezzare ancora di più.

40 milioni di dischi venduti, oltre 500 brani incisi con tutti i supporti fisici, ovvero 78, 33 e 45 giri, per proseguire con le cassette e i CD e che ora si fruiscono tramite i supporti digitali come Spotify e I Tunes, veterano di Sanremo con quindici partecipazioni e il meritato Premio alla carriera,.

Protagonista sia nel Cinema degli anni del boom coi vari musicarelli e sia in quello recente col successo al botteghino di “Natale col boss” insieme a Lillo e Greg, Peppino di Capri ha superato con la sua classe mode e tendenze, resistendo alle ondate del nuovi miti con la sua professionalità apprezzata da tutyo e la sua storia è diventara una fiction RAI per la regia di Cinzia TH Torrini.

Artista di razza e di lungo corso ha dato tutto se stesso ricevendo in cambio l’affetto della gente e la stima degli addetti ai lavori, ora le sue canzoni resteranno per sempre per perpetuare il suo ricordo. Addio caro Peppino...







Teddy Reno, 100 anni cantando

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