mercoledì 17 gennaio 2024

Francoise Hardy, fascino senza età

di FRANCESCO TRONCARELLI 

I capelli sono bianchi, le rughe hanno svolto implacabili il loro mestiere, ma gli occhi che il mostro vorrebbe spegnere per sempre e quello sguardo da cerbiatto curioso con cui si affacciava sul mondo, sono rimasti gli stessi. Come il fascino, come la classe, come quell'eleganza innata che l'ha accompagnata nella sua quotidianità di artista e donna.

Francoise Hardy compie 80 anni e la Francia si stringe intorno a lei, non solo per gli auguri, ma anche per esserle accanto in questo momento che dovrebbe essere sì di festa ma che è pure di preghiera, empatia, vicinanza ad una delle sue figlie più amate e che dopo tante vittorie contro il male del secolo, è ritornata a soffrire recentemente passando il Natale in una casa di cura.

Oggi l'attende un compleanno da trascorrere nel suo appartamento silenzioso, con i rami degli alberi che sfiorano le ampie finestre, ai margini ovest di una Parigi modernista, austera e fuori dal tempo, come lei. Un compleanno che sa di speranza e rinascita, l'ennesima negli ultimi travagliati anni, come le augurano quelli, tanti, che le vogliono bene.

E non potrebbe essere altrimenti perchè Francoise Hardy, cantante, scrittrice, astrologa ed amante della filosofia, negli anni Sessanta è stata un'icona sia per la sua personalità che per la delicatezza delle sue canzoni, di una generazione ribelle e sognatrice che è cresciuta con lei con l'idea di cambiare il mondo. Uno dei simboli della femminilità più ammirati e seguiti.

Francoise Hardy oggi

Una femminilità peraltro avvolta di raffinatezza e dolcezza lontana anni luce dai modelli che oggi ci vengono offerti dal mondo dello Spettacolo e dei Social, una femminilità che brillava di luce propria e che aggiunta ad un talento artistico unico e alla capacità di essere autrice sia del testo che della musica di svariate canzoni che proponeva, fecero di lei il sogno proibito di migliaia di adolescenti dell'epoca.

Frangetta, capelli lunghi, fisico androgino e al tempo stesso affascinante, Francosie ha rappresentato  anche un punto di riferimento per le donne, perchè in anni difficili per l'emacipazione femminile ha saputo parlare di sentimenti in modo libero e intelligente facendo valere il punto di vista di lei in tutte le sfumature dell'amore ben prima della rivoluzione femminista esplosa nel 1968.

L'esordio fu un boom clamoroso, nel 1962 con la canzone "Tous les garcons et les filles" che vendendo tre milioni di copie in tutto il mondo, le diede una notorietà internazionale. La canzone trattava del disagio adolescenziale e la Hardy divenne uno dei miti della generazione yè yè insieme a France Gall, Sheila e Sylvie Vartan, sue amiche e protagoniste come lei di quella stagione del costume irripetibile.

Francoise colpiva perchè aveva una bellezza melanconica, speciale, che risvegliava l’immaginazione introspettiva, fuori dai canoni delle bellone maggiorate ed anche della perfezione delle tipe francesi alla Brigitte Bardot e alla Catherine Deneuve. E colpiva perchè aveva una voce particolare, esile, intonata, non eccelsa nei vocalizzi ma sicuramente coinvolgente.

con Edoardo Vianello a Sanremo

Tempo fa, Hardy ha rilasciato un'’intervista via mail, sul suo addio definitivo alle esibizioni a “Le Figaro” ed in un passaggio ha aggiunto una frase che ce la fa sentire, se possibile, ancora più vicina, una compagna di viaggio su questa terra su cui tutti siamo ospiti temporanei: “Non ho paura di morire, ma di soffrire”. Parole difficili da accettare ma che rendono lidea perfettamente sul dramma che sta vivendo.

Francoise compie oggi 80 anni. Vicino a lei per spegnere le candeline della torta il figlio Thomas, musicista affermato come i genitori, il marito arrivato dalla Corsica e, idealmente, una nazione che l'ha vista affermarsi e le dice grazie perchè con parole semplici e comprensibili ha saputo cantare le profonde verità sui rapporti fra uomo e donna impersonando con la sua vita i sogni di tutti.

E con loro ci saranno anche quelli che in tutte le parti del mondo l'hanno amata come farebbe ogni fan che si rispetti, quelli che hanno ballato felici con le sue canzoni, quelli che si sono emozionati con la sua voce e la sua musica. Auguri Francosise, ti siamo vicini.  

venerdì 1 settembre 2023

Settembre per sempre

 di FRANCESCO TRONCARELLI


  "Fra qualche giorno finirà l'estate
   E sulla spiaggia niente resterà
   Le ore passate saranno un ricordo
  Che noi porteremo lontano, io e te.."


E' inevitabile. Quando finisce agosto e ci si accinge a voltare la pagina del calendario il pensiero va subito a lei, ad una delle canzoni più belle del nostro pop dedicata a Settembre, il mese che conclude le vacanze e segna il ritorno alla vita di tutti i giorni, al lavoro, ai problemi e a soprattutto ai ritmi della quotidianità.

Ma questa volta, riascoltando questa meravigliosa canzone, il pensiero andrà automaticamente al suo interprete, il grande Peppino Gagliardi che se n'è andato neanche un mese fa, in una calda giornata di agosto, lasciandoci più soli, senza la sua musica e soprattutto la sua saggezza da gentiluomo colto e raffinato del Sud, che dispensava con pillole quotidiane sui social.

E' stata una perdita gravissima, che ha emozionato i suoi innumerevoli fan come l'onda emotiva riversatasi sul web ha dimostrato ma che non ha toccato minimamente i cuori e le menti di chi tira le fila dei media, che hanno oscurato praticamente la notizia della scomparsa dopo qualche breve cenno, ignorandola poi del tutto nei principali TG della sera di tutte le Reti.

Una vergogna che dimostra ancora una volta la distanza che c'è tra il popolo e la casta anche in termini culturali, fra la sensibilità della gente comune e l'arroganza dei radical chic, tra ciò che vorrebbe il pubblico e quello che vogliono imporre i capoccioni delle televisioni. Una vergogna che dall'informazione è passata all'intrattenimento.

Il buon Peppino è stato ignorato infatti anche da Techetechetè, il programma estivo per eccellenza che volge lo sguardo al passato e che sempre in casi come questo (vedi l'anno scorso per Tonino dei Camaleonti e Vittorio dei New Trolls) e recentemente per Toto Cutugno, rende un doveroso omaggio. 

E se per correre ai ripari lo ricorderanno ora con una canzone in un mischione di "scomparsi" di tutti i tempi sembrerà la classica toppa peggiore del buco, perchè Peppino è un numero uno che andava celebrato con una puntata intera al momento.

"Settembre" dunque, la canzone che accompgnava gli ultimi bagliori estivi e la fine di quegli amori vissuti quando il sole calava sulla spiaggia, per la prima volta assume un significao diversso, ancora più struggente e che nel verso "e tu non ci sarai" rimanda immediatamente alla mancanza di Gagliardi.

Peppino col figlio Massimiliano che lo accompagna al piano

Questo brano dell'artista napoletano dalla tipica melodia "all'italiana" è un pezzo che ha fatto il giro del mondo, ascoltato e applaudito in Giappone come in Sud America, in Nord Europa (Benny Andersson degli Abba è un fan di Gagliardi) e in Medio Oriente, sulla scia della popolarità internazionale del suo interprete.

E' una canzone che colpisce subito, di grande atmosfera, con una musica, composta dallo stesso Peppino, che coinvolge chi ascolta e lo avvolge di emozioni che rimandano a vicende che tutti hanno vissuto nella loro vita nella stagione delle vacanze.

Il testo di Gaetano Amendola si sposa alla perfezione alla musica e le fornisce il valore aggiunto con i suoi versi malinconci e suggestivi. Insomma è una canzone come si facevano una volta, scritta bene, musicata meglio e arrangiata come si deve. E per questo senza tempo e sempre emozionante.

Venne presentata da Gagliardi al "Disco per l'estate" del 1970. Un'edizione fra le più seguite in assoluto di questa famosa manifestazione canora realizzata dall A.F.I. e la Rai che in sostanza presentava le novità discografiche della stagione estiva allo stesso modo di quello che faceva il festival di Sanremo per il mercato invernale.

Con Corrado e Gabriella Farinon in veste di cerimonieri della kermesse, aveva in gara artisti del calibro di Claudio Baglioni, Johnny Dorelli, Caterina Caselli, Orietta Berti, Franco IV e Franco I, Michele, i Giganti, Le Orme, Romina Power, Mino Reitano, Bobby Solo, Herbert Pagani, i New Trolls, I Nomadi, i Nuovi Angeli e tanti altri ancora.

I migliori fra i cantanti e i gruppi sulla cresta dell'onda in quel periodo. Ma alla serata finale svoltasi nela salone del casinò di Saint Vincent arrivarono solo in dodici, in base alle vendite dei dischi effettuate nel corso della kermesse che era inziata alla radio qualche tempo prima.

Il podio del Disco per l'Estate 1970

E per un pugno di 45 giri venduti in più fu Renato, in libera uscita dal gruppo dei Profeti, che la spuntò proprio su Gagliardi col suo "Lady Barbara", brano frizzante col ritornello a marcetta, che fece ovviamente colpo sui giovanissimi che seguivano il complesso e sulle fan del suo leader. Ma i cavalli di razza si vedono alla distanza.

Il pezzo del capellone Renato che impazzò in quell'anno fu sì il Disco per l'estate 1970, ma "Settembre" di Gagliardi da quel momento sarà il disco dell'estate per sempre. Nessuno canta più o ripropone nei servizi dei media o sui social "Lady Barbara", brano ormai sconoscuto ai più e finito nel dimenticatoio, tutti invece cantano con nostalgia e sentimento "Settembre poi verrà ma senza sole e forse un novo amore nascerà...".

"Settembre" peraltro è stato lo spartiacque della carriera dell'artista napoletano già affermato per canzoni di grande successo come "T'amo e t'amerò" e "Che vuole questa musica stasera" che detiene il record per un disco italiano di utilizzazione nelle colonne sonore dei film (ben 8).

Da quella serata al casinò per la finale in cui arrivò secondo è stato tutto un susseguirsi di successi e trionfi fra Canzonissima e Sanremo con brani come "Sempre sempre", "Come un ragazzino", "Gocce di mare" "Come le viole" e così via.

Ecco allora questo brano diventato da oltre 50 anni un cult del dopo vacanze e della stagione dei bilanci estivi. Lo riascoltiamo, non certo senza un po' di commozione, dal video tratto dall'esibizione di Peppino a "Senza rete", lo show del sabato sera trasmesso dall'Auditorium Rai di Napoli, in cui gli artisti cantavano senza il paracadute del playback dal vivo.


Gaglardi canta dopo Aznavour, una sorta di investitura per lui in virtù della partecipazione emotiva e carismatica con cui ha sempre affrontato l'interpretazione dei suoi brani. E a conferma di quanto dicevamo circa la validità della melodia del pezzo, fate caso al momento durante l'esecuzione, in cui il maestro Pino Calvi lascia la direzione dell'orchestra per sottolineare al piano l'inciso della canzone.

Un omaggio alla musica e al suo autore. Un omaggio che adesso che Peppino non c'è più vuol dire grazie.

domenica 23 aprile 2023

Mina e Battisti, quel duetto storico

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Entrare nella storia della televisione senza saperlo. Essere protagonisti di un pezzo del pop d'autore e non pensarci. Cantare davanti a milioni di persone emozionandosi insieme a loro. Questo e anche altro, accadeva esattamente 51 anni fa nel piccolo schermo grazie a due miti assoluti della nostra musica, Lucio Battisti e Mina.

Un duetto incredibile e letteralmente coinvolgente, un'accoppiata da brividi forti che ha fatto epoca e che per certi versi ha segnato la fine di una stagione della nostra vita. Una gemma della durata di una manciata di minuti che entusiasma ancora oggi.

Era domenica 23 aprile 1972, l'incontro avviene sul Secondo canale (superfluo dire della Rai, allora c’era solo lei) al Teatro delle Vittorie in Roma dove va in onda "Teatro 10". La trasmissione è in bianco e nero, anzi soprattutto nel bianco che più bianco non si può tipico delle scenografie dei grandi show di Antonello Falqui. Don Lurio si occupa delle coreografie e dei balletti.

E' un classico varietà del sabato sera, ma spostato alla domenica per lasciare la vigilia del dì di festa al "Pinocchio" di Comencini, in modo che i bambini lo potessero vedere anche se arrivava dopo Carosello. 

Introdotti dal gran cerimoniere Alberto Lupo, a "Teatro" 10 sfilavano i nomi più importanti dello showbiz internazionale, incorniciati dalla voce di madama Mazzini che cantava da sola, duettava con un ospite e poi mandava tutti a nanna con "Parole parole parole".

Qualità garantita insomma, com’era la regola dell’allora deprecata e oggi rimpianta tivù di Ettore Bernabei. Quella sera in scaletta c'erano il re del rock francese Johnny Hallyday, Enrico Montesano con le sue macchiette, le gemelle Kessler per un annunciato spogliarello, che in cinque minuti mostrò meno epidermide di cinque secondi di un qualsiasi "Grande Fratello" e addirittura il grande violinista classico Salvatore Accardo.

E poi, naturalmente, i due mostri non ancora sacri, ma già affermati Mina e Lucio. Alle 21,47, scatta l’ora di questo evento eccezionale. Per la prima, unica e ultima volta cantano insieme i due giganti di quella che allora veniva chiamata "musica leggera".

I due artisti più geniali e irregolari del Bel paese canterino, i due miti che poi sceglieranno entrambi di sparire dalle scene dopo averle occupate fino alla massima capienza, grazie a una combinazione eccezionale di genio e carisma.

Finalmente in coppia davanti alla grande platea televisiva, dopo i successi discografici di "Insieme", "Amor Mio" ed "Io e Te da Soli" e "La mente torna", firmati da Mogol-Battisti e interpretati dalla Tigre di Cremona, che hanno trionfato nelle classifiche di vendita. 

Sono questi gli ingredienti giusti per creare il duetto per eccellenza, quello che dopo cinquant'anni nessuno è riuscito ad eguagliare nè superare. L’evento dura otto minuti e 59 secondi. 

Mina: "Senti Lucio, volevo dire una cosa. Tu, di solito, canti le tue canzoni, cioè: canti soltanto quelle, proprio. Io molto spesso canto le tue canzoni. Cosa dici: per una volta le cantiamo insieme queste canzoni?". 

Battisti: "Bè, io sarei anche d'accordo...", Mina: "Eh!?! Grazie". Battisti: "No anzi, sono d'accordo, perché, tra l'altro, mi hanno accompagnato cinque amici da Milano...". Mina: "Apposta". Battisti: "Proprio per questa cosa qui...". Mina: "Bene".

Battisti e il suo gruppo con Mina

I cinque amici che hanno accompagnato da Milano il cantautore sono Gianni Dall'Aglio alla batteria, sodale da sempre di Celentano e componente dei Ribelli. Angel Salvador al basso componente dello stesso gruppo, Gabriele Lorenzi organista della Formula 3, il trio che accompagnava nei concerti Battisti, Massimo Luca alla chitarra acustica e Eugenio Guarraia alla chitarra elettrica, entrambi turnisti alla "Numero Uno", la neonata etichetta discografica di Lucio.

La magia ha inizio con "Insieme", ma non è Mina ad interpretarla, bensì Lucio Battisti che con la sua inconfondibile voce naïve conduce con garbo gli spettatori nel microcosmo del duetto. Subito dopo entra Mina, timbro sicuro e caldo, che intona "Mi ritorni in mente", un'esecuzione tecnicamente ed emotivamente perfetta, a cui si unisce Battisti.

Il medley continua con "Motocicletta", "E penso a te", "Io e te da soli", "Eppur mi son scordato di te", in un alternanza e scambio di voci agli antipodi che però si fondano e si esaltano a vicenda che cattura tutti i presenti in sala e quelli davanti il piccolo schermo fino alla conclusione con la stupenda "Emozioni" che Mina sente sua interpretandola chiudendo gli occhi e facendosi accompagnare da qualche vocalizzo di Lucio.

All’ultima nota suonata dal chitarrista, il pubblico esplode in un applauso scrosciante pari all’intensità di quello evento a cui ha assistito. I due protagonisti si avvicinano, lei sussura qualcosa nell’orecchio di lui che la ringrazia e poi si tengono per qualche istante per mano.

Quella esibizione per molti cambiò l’immaginario collettivo degli italiani, non solo perché molto semplicisticamente la tv sarebbe diventata a colori dopo qualche tempo, ma anche perché il clima sociale stava cambiando, purtroppo in peggio, i famosi Anni di piombo erano in agguato.

Dalle metriche cantate da Mina e Battisti presto le parole ricorrenti divennero crisi economica, Brigate Rosse, assassinio di Calabresi, paura, austerity. In quell’inizio di anni Settanta l’Italia stava per perdere la propria innocenza e la parola fine di quel periodo quasi spensierato lo avevano interpretato proprio Mina e Battisti, i due amici amatissimi.

 

mercoledì 15 marzo 2023

"Come eravamo", la storia del tifo laziale

 di ROBERTO TAGLIERI

1971, la Lazio è in serie B e per risalire la china Lenzini si affida ad un nuovo tecnico, Tommaso Maestrelli. Ma la piazza, sobillata dai fan del vecchio mister, il carismatico Lorenzo, è in fermento. 

Alcuni tifosi però decidono di essere il più possibile vicini alla squadra. Sono tutti ragazzi di Monteverde, che si uniscono per fondare il primo gruppo organizzato del tifo giovanile a Roma, il CML.

Da quel momento i Commandos Monteverde Lazio con il loro maxi striscione, saranno sempre presenti in tutti gli stadi d’Italia al seguito della prima squadra della Capitale, accompagnadola così al trionfo dello Scudetto. 

"COME ERAVAMO" di Francesco Troncarelli racconta le gesta di “quelli che hanno portato il tifo in curva”, quali erano i riti, i miti e i tipi che davano il la al tifo biancoceleste dal Muretto, là dove si riunivano i tifosi più caldi, uno su tutti il Tassinaro.

lo storico striscione del CML 
L’autore che ha vissuto giovanissimo in prima persona questi avvenimenti, ci porta indietro nel tempo tra pantaloni a zampa d’elefante, capelli lunghi, eskimo d’ordinanza e le canzoni di Lucio Battisti a fare da colonna sonora.

Con una prosa brillante descrive fatti e misfatti di una gioventù ribelle al conformismo del tifo ingessato e casareccio che esisteva all’Olimpico prima dell’avvento di Giorgio Chinaglia, simbolo e mito di tutti i tifosi laziali.

Venti capitoli che si leggono tutti d’un fiato tra foto inedite e rigorosamente vintage che riportano indietro nel tempo e racconti che appassionano anche chi non è tifoso. 

E' un libro che mancava nella biblioteca biancazzurra perché scritto da chi era sugli spalti e ha conosciuto in presa diretta gli avvenimenti di cui si parla.

Giancarlo Oddi e Francesco Troncarelli

Giornalista e conduttore radiofinico, Francesco Troncarelli ha firmato articoli di Costume e Spettacolo per il Messaggero e ha collaborato ai settimanli Europeo e Guerin Sportivo. 

Romano da svariate generazioni e laziale "di padre in figlio" ha fondato e diretto le riviste Eagles Supporters e La Lazio e ha realizzato alcuni cortometraggi fra cui "Ultimo mambo all'Olimpico" e "Una vita da tassinaro". 

Adesso ha dato alle stampre questo bel libro sul tifo, Chinaglia e lo scudetto del 74, pubblicato dalle edizioni Reality Book e reperibile in tutte le librerie e sulle piattaforme dedicate on line.

A firmare la prefazione di “COME ERAVAMO” è Giancarlo Oddi, campione d’Italia con quella Lazio leggendaria ed unico romano della squadra.

Le sue sono parole emozionanti che introducono nel modo migliore la narrazione coinvolgente di Troncarelli.

 

 

 

 

sabato 11 febbraio 2023

Sanremo premia Peppino di Capri

 di ROBERTO TAGLIERI

Peppino di Capri ha ricevuto il Premio alla carriera della città di Sanremo nel corso della quarta serata della 73esima edizione del Festival. Amadeus direttore artistico della kermesse ha raccolto l'appello del giornalista Francesco Troncarelli per un riconoscimento al grande artista, che era sostenuto da molti personaggi dello spettacolo come Renzo Arbore, Carlo Verdone, Mara Venier, Maurizio Costanzo, Depsa, Carla Vistarini, Pino Strabioli, Gerry Bruno, Alberto Salerno, Dodi Battaglia, Edoardo Bennato, Enzo Avitabile e Cristian De Sica.

La proposta lanciata da Troncarelli con una lettera aperta e poi ribadita nella sua trasmissione radiofonica, ha ottenuto un vero e proprio plebiscito sui social a testimonianza della stima e popolarità di cui gode il cantante napoletano presso il pubblico. Ora il premio alla carriera nella cornice più idonea per un artista di lungo corso come lui conosciuto e applaudito in tutto il mondo.

Professionista esemplare, gran signore e persona molto umile nonostante abbia raccolto consensi a livello internazionale, Peppino di Capri è amato da tutti non solo per le sue qualità artistiche ma anche per quelle umane che ne fanno un antidivo per eccellenza. La standing ovation che gli ha tributato l'Ariston ne è la conferma.

Ha iniziato nel '58 portando una ventata di freschezza nella musica, conciliando la tradizione con la novità del rock'n'roll e riproponendo in chiave moderna i classici napoletani che hanno fatto la storia della canzone del nostro paese e che grazie alle sue interpretazioni hanno goduto di una seconda giovinezza.

Francesco Troncarelli e Peppino di Capri

Ha portato il twist in Italia che ha lanciato con il brano "St Tropez", vero e proprio simbolo di un'epoca che ha dato il via a una stagione del costume conosciuta come quella dei "favolosi anni Sessanta" ed ha aperto i concerti dei Beatles nella loro celebre tournèe italiana.

Ha superato mode e miti che si sono susseguiti in oltre 65 anni di attività, continuando a fare il suo mestiere di entertainer di classe, passando così senza soluzione di continuità e con grande professionismo, dalle folle osannanti del Cantagiro alle poche decine di clienti dei night di via Veneto.

Sino al ritorno in auge sui palcoscenici di mezzo mondo come il Carnagie Hall di New York, l'Arena Card di San Paolo in Brasile, il teatro San Carlo di Napoli. 

Ieri come oggi sempre col sorriso e sempre in compagnia del suo pianoforte per proporre brani entrati nella storia del pop come "Malatia", "Nun è peccato", "Roberta", "Nessuno al mondo", "Luna caprese", "Il sognatore", "Champagne".

la standing ovation dell'Ariston

Con 15 partecipazioni, coronate da due vittorie nel '73 col brano firmato insieme a Califano "Un grande amore e niente più" e nel '76 col brano "Non lo faccio più" di Depsa, Bellincioni e Iodice, Peppino è il veterano del Festival, e questo palcoscenico è stato perciò la sede più appropriata per conferirgli un riconoscimento così importante.

Tra l'altro proprio in questo 2023 ricorre l'anniversario della vittoria a Sanremo con il brano "Un grande amore e niente più", 50 anni di un successo senza tempo che sono stati festeggiati nel modo migliore.

Un Premio alla carriera a Peppino di Capri quindi, meritatissimo, tra applausi a scena aperta, tanto entusiasmo e tanta emozione, un momento che è già entrato nella storia del festival, eccolo




 

martedì 3 gennaio 2023

Chinaglia calciatore biancoceleste del Secolo

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Una vittoria annunciata. Solo lui poteva essere il "Calciatore biancoceleste del Secolo". Nessuno del resto come Giorgio Chinaglia ha incarnato così bene con il suo modo di essere, la sua grinta sul campo e la sua voglia di vincere con l'Aquila sul petto, l'essenza della lazialità.

Ecco perchè solo lui poteva vincere il sondaggio lanciato nella stagione del Centenario, su chi fosse fra le migliaia di calciatori che avevano indossato la gloriosa maglia della Prima squadra della Capitale il "Calciatore del Secolo", solo Giorgio Chinaglia appunto.

Il "referendum" ideato da "Cuore di Calcio" la popolare trasmissione condotta da Fabio Alescio a TeleRoma56, la più seguita delle emittenti sportive della Capitale con diffusione nazionale, venne rilanciato dal Corriere dello Sport e durò tre mesi.

Giorgio partì subito in testa, seguito da Silvio Piola e Beppe Signori, poi nel corso delle settimane allungò sempre di più le distanze, arrivando solo al comando al termine dei novanta giorni stabiliti. Una vittoria annunciata come dicevamo quindi.

E probabimente anche oggi se fosse ripetuto, nonostante gli altri giocatori di valore che sono arrivati in casa Lazio successivamente, vincerebbe lo stesso. Perchè lui era Chinaglia il più forte di tutti e il più temuto da tutti, il grido di battaglia per antonomasia.

E la conferma del suo essere il "numero uno" per i tifosi biancocelesti ancora adesso, a distanza di svariati anni dalla sua ultima partita giocata in biancoceleste, la si può constatare dai social. Su Facebook infatti esistono addirittura 20 (avete letto bene, 20!) tra Gruppi e Pagine dedicate a lui.

il frontespizio del Gruppo su Facebook

L'ultimo arrivato fra questi gruppi, ovvero "Giorgio Chinaglia Photo Nostalgie" poi, è quello più particolare di tutti perchè pubblica immagini di Long John inedite o "dimenticate", oltre a video dedicati e articoli specifici, suscitando così grande interesse e coinvolgimento da parte degli iscritti. 

20 gruppi dunque per Giorgione, esattamente il doppio di quelli dedicati a Ciro Immobile, il calciatore biancazzurro più prolifico della Lazio di tutti i tempi e attualmente il più amato dalla tifoseria. Praticamente il doppio di quanti sono dedicati al simbolo attuale nel mondo della Lazio dopo aver conquistato la Scarpa d'oro. Vorrà dire qualcosa o no?

Stesso discorso vale per l'editoria, dove "L'invincibile guerriero" è presente di continuo direttamente e non. Di recente è uscito un libro firmato da Paolo Scattarreggia dal titolo inequivocabile "Giorgio Chinaglia il grido di battaglia" che nel ricordare i suoi trascorsi da tifoso, racconta il giocatore e la Lazio di quegli anni. 

In precedenza altri libri come quello di Angelo Carotenuto "Le canaglie" o "Laziali bastardi" di Guy Chiappaventi pur non occupandosi esclusivamente di lui, hanno avuto Long John in copertina. 

Il primo ha la foto di Giorgio che imbraccia un fucile al campo di Tor di Quinto, l'altro ha un magnifico disegno di Emanuele Palucci, coautore dell'opera, che raffigura l'iconica immagine di Giorgio che legge il giornale sotto la scritta su un muro che offende i laziali e che dà il titolo al volume. 

Giorgio con Bruno e Vincenzino

Social, libri, foto, un interesse continuo su di lui quindi, conferme inoppugnabili che molto probablimente Giorgio Chinaglia risulterebbe ancora adesso il calciatore della Lazio in grado di vincere un qualsiasi referendum. Come fu stabilito dal risultato di quel sondaggio nella stagione del Secondo scudetto.

Consegnargli il premio, per me è stato veramente un onore. Venni chiamato dai colleghi della redazione della trasmissione televisiva proprio per questo motivo, come rappresentante della Curva dello Scudetto del 74 che col tifo aveva contribuito ai successi della squadra biancoceleste durante quel campionato.

La cerimonia si sarebbe svolta in una location suggestiva ed evocativa di ricordi per Chinaglia e la gente laziale, l'impianto di Tor di Quinto, dove la squadra che regalò un sogno alla tifoseria si allenava e che giustamente in seguito è stato intitolato a Tommaso Maestrelli, l'indimenticabile "guida" di quei calciatori entrati nella storia.

Lì, insieme ad altri amici che avevo chiamato per partecipare all'evento e che avevano vissuto con me sugli spalti le imprese di Chinaglia e compagni, presi posto sulla Tribunetta da dove i giornalisti seguivano gli allenamenti della Lazio.

Con me c'erano Paolo Emiliani, Stefano Trotti detto il "Califfo", Roberto Taglieri, Claudio Papi e l'inossidabile Trinità. C'era anche Tony Malco, l'autore degli inni più belli, con la sua inseparabile chitarra.

La premiazione a Tor di Quinto

In studio Fabio Alescio con la sua proverbiale maestria, conduceva la trasmissione tra filmati e condivisioni di ricordi legati a Long John con gli ospiti presenti, dando di volta in volta la linea a Giacomo Capuano che era collegato dall'impianto di Tor di Quinto.

Dopo una serie d'incontri tra Giorgio e gli ex compagni di squadra Wilson e Facco e il mitico massaggiatore Pisello, il momento clou e più atteso di quella serata con la consegna da parte mia del premio a Long John, così come avevano deciso i tifosi.

Era il 10 gennaio del 2000, la Lazio aveva compiuto 100 anni e dopo la grande festa all'Olimpico, i riflettori erano tutti puntati sul centravanti del primo scudetto. Un momento emozionante per me che consegnavo il premio e per lui che lo riceveva, come testimoniano le immagini. Giorgio Chinaglia era il calciatore laziale del Secolo. 

Ecco il filmato di quella cerimonia di premiazione, finalmente recuperato dopo una lunga ricerca negli archivi della emittente.

venerdì 23 dicembre 2022

Mariah Carey, regina di Natale

 di FRANCESCO TRONCARELLI


Non ci sono dubbi, "All I Want for Christmas Is You" è la canzone di Natale. Ma non solo in Italia, nel mondo. E' prima in Inghilterra e in tutta Europa e ovviamente negli Stati Uniti dove è in testa alle classifiche per l'ennesima volta. 

In questi giorni sta facendo numeri incredibili ovunque, si parla di oltre 37 milioni di riproduzioni su Spotify che ne fanno attualmente il brano più ascoltato del pianeta. Magia del Natale, magia di Mariah.

Pubblicata per la prima volta nel 1994, la canzone è tornata d'attualità come colonna sonora delle storie di Instagram e TiK Tok che ci accompagnano verso le festività natalizie, è sulle bacheche di Facebook, la si ascolta nei centri commerciali ed è in rotazione in tutte le radio al pari di un brano appena uscito o sulla cresta dell'onda.

Una piacevole sorpresa ma non tanto, perchè Mariah Carey ha abituato il pubblico a una carriera assolutamente fuori dal comune. L'artista ha rappresentato un’icona assoluta della musica statunitense e mondiale negli ultimi decenni, riuscendo puntualmente a calamitare l’attenzione su di sè con la sua voce calda e potente. 

il Tweet di BILBOARD che annuncia il N. 1

Nata a Huntington a New York nel 1970 è cresciuta con la passione per il blues e con uno spiccato talento per la musica. Ha iniziato a scrivere canzoni fin dalla prima adolescenza e dopo aver conseguito il diploma firmò il contratto con la Columbia, una delle major americane più prestigiose.

Il successo è praticamente immediato, incide il primo album nel 1990 e riesce a salire alla ribalta conquistando i primi posti in classifica. Le 9 milioni di copie vendute del disco, favoriscono le uscite di quattro pezzi contenuti nell'album come singoli che diventano altri quattro succcessi in classifica con l'automatica conquista dei primi due Grammy Award di una lunga serie.

Il suo carisma, le sue performance, sono assolutamente uniche e la portano anche alla conquista di un Oscar per la miglior canzone originale con il brano ‘When You Believe’. 

Negli anni 2000 è tutto un susseguirsi di successi memorabili che la impongono come un'artista speciale, di grande presenza scenica e di grande talento.

Mariah e il cartone animato
 ‘All I want for Christmas’ il brano diventato la canzone dei record, è un pezzo ovviamente a chiaro tema natalizio, amato da tutti, che ad ogni dicembre diventa in automatico il brano super ascoltato. Già l'anno scorso come in ogni anno, la hit era ritornata popolare nel periodo natalizio.

E anche quest'anno, dopo l'exploit del 2021, il brano è riuscito a raggiungere a la posizione numero 1 della Billboard Hot 100, confermando che la Carey è la prima artista ad avere almeno un numero 1 nella Billboard Hot 100 in 4 decenni differenti (anni novanta, duemila, duemiladieci e duemilaventi).

Una canzone “semplice e appetitosa”. Così Mariah Carey aveva descritto "All I Want for Christmas is you", pezzo irresistibile in grado di far cantare e ballare tutti e ovunque per il suo ritmo frizzante ed incalzante, in ogni momento della giornata.

Ci sono voluti circa 15 minuti per scrivere "All I Want for Christmas is you", utlizzando una modesta pianola della Casio. Pochi fronzoli, ma tanto ritmo per una scelta vincente che l’ha resa una canzone popolare, orecchiabile, in grado di essere canticchiata davvero da tutti.

La Targa per il primato nella classifica HOT100

Inizialmente la Carey, non voleva registrare né il disco né tantomeno la canzone. Era il 1994 e i grandi successi di Natale erano perlopiù cantati da artisti “anziani”, delle generazioni precedenti. Insomma, lo stampo delle canzoni all’epoca, non era per niente fresco e originale.

Dopo aver titubato parecchio, lei e Walter Afanasieff pensarono che scrivendo un brano con testo semplice e una musica allegra, avrebbero potuto sovvertire la "tradizione" seriosa di questo tipo di canzoni natalizie.

E così iniziò il boom della canzone che già nel titolo è una dichiarazione d'amore: l'unica cosa che voglio sei tu. Nessun regalo per Mariah Carey, se non il suo vero amore accanto a lei. Una preghiera a Babbo Natale insolita, a cui non si chiedono doni materiali, bensì l’amore.

Accolto positivamente dalla critica, il brano ha venduto quasi 25milioni di copie nel mondo, cosa che lo ha reso uno dei singoli più venduti di sempre. Della canzone sono stati girati tre video ufficiali con un 800milioni di visualizazioni e un cartone animato.

La canzone poi è stata inserita nel film "Love actually" nell'episodio interpretato da Liam Neeson che ha dato, se mai ce ne fosse bisogno, un ulteriore popolarità a un brano dedicato alla festa più bella dell'anno e che è diventato un classico senza tempo che regala felicità. Eccolo.

Teddy Reno, 100 anni cantando

  di FRANCESCO TRONCARELLI Teddy Reno oggi entra nella storia della canzone e non solo. Il motivo? Compie 100 anni, un traguardo importante ...