domenica 23 aprile 2023

Mina e Battisti, quel duetto storico

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Entrare nella storia della televisione senza saperlo. Essere protagonisti di un pezzo del pop d'autore e non pensarci. Cantare davanti a milioni di persone emozionandosi insieme a loro. Questo e anche altro, accadeva esattamente 51 anni fa nel piccolo schermo grazie a due miti assoluti della nostra musica, Lucio Battisti e Mina.

Un duetto incredibile e letteralmente coinvolgente, un'accoppiata da brividi forti che ha fatto epoca e che per certi versi ha segnato la fine di una stagione della nostra vita. Una gemma della durata di una manciata di minuti che entusiasma ancora oggi.

Era domenica 23 aprile 1972, l'incontro avviene sul Secondo canale (superfluo dire della Rai, allora c’era solo lei) al Teatro delle Vittorie in Roma dove va in onda "Teatro 10". La trasmissione è in bianco e nero, anzi soprattutto nel bianco che più bianco non si può tipico delle scenografie dei grandi show di Antonello Falqui. Don Lurio si occupa delle coreografie e dei balletti.

E' un classico varietà del sabato sera, ma spostato alla domenica per lasciare la vigilia del dì di festa al "Pinocchio" di Comencini, in modo che i bambini lo potessero vedere anche se arrivava dopo Carosello. 

Introdotti dal gran cerimoniere Alberto Lupo, a "Teatro" 10 sfilavano i nomi più importanti dello showbiz internazionale, incorniciati dalla voce di madama Mazzini che cantava da sola, duettava con un ospite e poi mandava tutti a nanna con "Parole parole parole".

Qualità garantita insomma, com’era la regola dell’allora deprecata e oggi rimpianta tivù di Ettore Bernabei. Quella sera in scaletta c'erano il re del rock francese Johnny Hallyday, Enrico Montesano con le sue macchiette, le gemelle Kessler per un annunciato spogliarello, che in cinque minuti mostrò meno epidermide di cinque secondi di un qualsiasi "Grande Fratello" e addirittura il grande violinista classico Salvatore Accardo.

E poi, naturalmente, i due mostri non ancora sacri, ma già affermati Mina e Lucio. Alle 21,47, scatta l’ora di questo evento eccezionale. Per la prima, unica e ultima volta cantano insieme i due giganti di quella che allora veniva chiamata "musica leggera".

I due artisti più geniali e irregolari del Bel paese canterino, i due miti che poi sceglieranno entrambi di sparire dalle scene dopo averle occupate fino alla massima capienza, grazie a una combinazione eccezionale di genio e carisma.

Finalmente in coppia davanti alla grande platea televisiva, dopo i successi discografici di "Insieme", "Amor Mio" ed "Io e Te da Soli" e "La mente torna", firmati da Mogol-Battisti e interpretati dalla Tigre di Cremona, che hanno trionfato nelle classifiche di vendita. 

Sono questi gli ingredienti giusti per creare il duetto per eccellenza, quello che dopo cinquant'anni nessuno è riuscito ad eguagliare nè superare. L’evento dura otto minuti e 59 secondi. 

Mina: "Senti Lucio, volevo dire una cosa. Tu, di solito, canti le tue canzoni, cioè: canti soltanto quelle, proprio. Io molto spesso canto le tue canzoni. Cosa dici: per una volta le cantiamo insieme queste canzoni?". 

Battisti: "Bè, io sarei anche d'accordo...", Mina: "Eh!?! Grazie". Battisti: "No anzi, sono d'accordo, perché, tra l'altro, mi hanno accompagnato cinque amici da Milano...". Mina: "Apposta". Battisti: "Proprio per questa cosa qui...". Mina: "Bene".

Battisti e il suo gruppo con Mina

I cinque amici che hanno accompagnato da Milano il cantautore sono Gianni Dall'Aglio alla batteria, sodale da sempre di Celentano e componente dei Ribelli. Angel Salvador al basso componente dello stesso gruppo, Gabriele Lorenzi organista della Formula 3, il trio che accompagnava nei concerti Battisti, Massimo Luca alla chitarra acustica e Eugenio Guarraia alla chitarra elettrica, entrambi turnisti alla "Numero Uno", la neonata etichetta discografica di Lucio.

La magia ha inizio con "Insieme", ma non è Mina ad interpretarla, bensì Lucio Battisti che con la sua inconfondibile voce naïve conduce con garbo gli spettatori nel microcosmo del duetto. Subito dopo entra Mina, timbro sicuro e caldo, che intona "Mi ritorni in mente", un'esecuzione tecnicamente ed emotivamente perfetta, a cui si unisce Battisti.

Il medley continua con "Motocicletta", "E penso a te", "Io e te da soli", "Eppur mi son scordato di te", in un alternanza e scambio di voci agli antipodi che però si fondano e si esaltano a vicenda che cattura tutti i presenti in sala e quelli davanti il piccolo schermo fino alla conclusione con la stupenda "Emozioni" che Mina sente sua interpretandola chiudendo gli occhi e facendosi accompagnare da qualche vocalizzo di Lucio.

All’ultima nota suonata dal chitarrista, il pubblico esplode in un applauso scrosciante pari all’intensità di quello evento a cui ha assistito. I due protagonisti si avvicinano, lei sussura qualcosa nell’orecchio di lui che la ringrazia e poi si tengono per qualche istante per mano.

Quella esibizione per molti cambiò l’immaginario collettivo degli italiani, non solo perché molto semplicisticamente la tv sarebbe diventata a colori dopo qualche tempo, ma anche perché il clima sociale stava cambiando, purtroppo in peggio, i famosi Anni di piombo erano in agguato.

Dalle metriche cantate da Mina e Battisti presto le parole ricorrenti divennero crisi economica, Brigate Rosse, assassinio di Calabresi, paura, austerity. In quell’inizio di anni Settanta l’Italia stava per perdere la propria innocenza e la parola fine di quel periodo quasi spensierato lo avevano interpretato proprio Mina e Battisti, i due amici amatissimi.

 

mercoledì 15 marzo 2023

"Come eravamo", la storia del tifo laziale

 di ROBERTO TAGLIERI

1971, la Lazio è in serie B e per risalire la china Lenzini si affida ad un nuovo tecnico, Tommaso Maestrelli. Ma la piazza, sobillata dai fan del vecchio mister, il carismatico Lorenzo, è in fermento. 

Alcuni tifosi però decidono di essere il più possibile vicini alla squadra. Sono tutti ragazzi di Monteverde, che si uniscono per fondare il primo gruppo organizzato del tifo giovanile a Roma, il CML.

Da quel momento i Commandos Monteverde Lazio con il loro maxi striscione, saranno sempre presenti in tutti gli stadi d’Italia al seguito della prima squadra della Capitale, accompagnadola così al trionfo dello Scudetto. 

"COME ERAVAMO" di Francesco Troncarelli racconta le gesta di “quelli che hanno portato il tifo in curva”, quali erano i riti, i miti e i tipi che davano il la al tifo biancoceleste dal Muretto, là dove si riunivano i tifosi più caldi, uno su tutti il Tassinaro.

lo storico striscione del CML 
L’autore che ha vissuto giovanissimo in prima persona questi avvenimenti, ci porta indietro nel tempo tra pantaloni a zampa d’elefante, capelli lunghi, eskimo d’ordinanza e le canzoni di Lucio Battisti a fare da colonna sonora.

Con una prosa brillante descrive fatti e misfatti di una gioventù ribelle al conformismo del tifo ingessato e casareccio che esisteva all’Olimpico prima dell’avvento di Giorgio Chinaglia, simbolo e mito di tutti i tifosi laziali.

Venti capitoli che si leggono tutti d’un fiato tra foto inedite e rigorosamente vintage che riportano indietro nel tempo e racconti che appassionano anche chi non è tifoso. 

E' un libro che mancava nella biblioteca biancazzurra perché scritto da chi era sugli spalti e ha conosciuto in presa diretta gli avvenimenti di cui si parla.

Giancarlo Oddi e Francesco Troncarelli

Giornalista e conduttore radiofinico, Francesco Troncarelli ha firmato articoli di Costume e Spettacolo per il Messaggero e ha collaborato ai settimanli Europeo e Guerin Sportivo. 

Romano da svariate generazioni e laziale "di padre in figlio" ha fondato e diretto le riviste Eagles Supporters e La Lazio e ha realizzato alcuni cortometraggi fra cui "Ultimo mambo all'Olimpico" e "Una vita da tassinaro". 

Adesso ha dato alle stampre questo bel libro sul tifo, Chinaglia e lo scudetto del 74, pubblicato dalle edizioni Reality Book e reperibile in tutte le librerie e sulle piattaforme dedicate on line.

A firmare la prefazione di “COME ERAVAMO” è Giancarlo Oddi, campione d’Italia con quella Lazio leggendaria ed unico romano della squadra.

Le sue sono parole emozionanti che introducono nel modo migliore la narrazione coinvolgente di Troncarelli.

 

 

 

 

sabato 11 febbraio 2023

Sanremo premia Peppino di Capri

 di ROBERTO TAGLIERI

Peppino di Capri ha ricevuto il Premio alla carriera della città di Sanremo nel corso della quarta serata della 73esima edizione del Festival. Amadeus direttore artistico della kermesse ha raccolto l'appello del giornalista Francesco Troncarelli per un riconoscimento al grande artista, che era sostenuto da molti personaggi dello spettacolo come Renzo Arbore, Carlo Verdone, Mara Venier, Maurizio Costanzo, Depsa, Carla Vistarini, Pino Strabioli, Gerry Bruno, Alberto Salerno, Dodi Battaglia, Edoardo Bennato, Enzo Avitabile e Cristian De Sica.

La proposta lanciata da Troncarelli con una lettera aperta e poi ribadita nella sua trasmissione radiofonica, ha ottenuto un vero e proprio plebiscito sui social a testimonianza della stima e popolarità di cui gode il cantante napoletano presso il pubblico. Ora il premio alla carriera nella cornice più idonea per un artista di lungo corso come lui conosciuto e applaudito in tutto il mondo.

Professionista esemplare, gran signore e persona molto umile nonostante abbia raccolto consensi a livello internazionale, Peppino di Capri è amato da tutti non solo per le sue qualità artistiche ma anche per quelle umane che ne fanno un antidivo per eccellenza. La standing ovation che gli ha tributato l'Ariston ne è la conferma.

Ha iniziato nel '58 portando una ventata di freschezza nella musica, conciliando la tradizione con la novità del rock'n'roll e riproponendo in chiave moderna i classici napoletani che hanno fatto la storia della canzone del nostro paese e che grazie alle sue interpretazioni hanno goduto di una seconda giovinezza.

Francesco Troncarelli e Peppino di Capri

Ha portato il twist in Italia che ha lanciato con il brano "St Tropez", vero e proprio simbolo di un'epoca che ha dato il via a una stagione del costume conosciuta come quella dei "favolosi anni Sessanta" ed ha aperto i concerti dei Beatles nella loro celebre tournèe italiana.

Ha superato mode e miti che si sono susseguiti in oltre 65 anni di attività, continuando a fare il suo mestiere di entertainer di classe, passando così senza soluzione di continuità e con grande professionismo, dalle folle osannanti del Cantagiro alle poche decine di clienti dei night di via Veneto.

Sino al ritorno in auge sui palcoscenici di mezzo mondo come il Carnagie Hall di New York, l'Arena Card di San Paolo in Brasile, il teatro San Carlo di Napoli. 

Ieri come oggi sempre col sorriso e sempre in compagnia del suo pianoforte per proporre brani entrati nella storia del pop come "Malatia", "Nun è peccato", "Roberta", "Nessuno al mondo", "Luna caprese", "Il sognatore", "Champagne".

la standing ovation dell'Ariston

Con 15 partecipazioni, coronate da due vittorie nel '73 col brano firmato insieme a Califano "Un grande amore e niente più" e nel '76 col brano "Non lo faccio più" di Depsa, Bellincioni e Iodice, Peppino è il veterano del Festival, e questo palcoscenico è stato perciò la sede più appropriata per conferirgli un riconoscimento così importante.

Tra l'altro proprio in questo 2023 ricorre l'anniversario della vittoria a Sanremo con il brano "Un grande amore e niente più", 50 anni di un successo senza tempo che sono stati festeggiati nel modo migliore.

Un Premio alla carriera a Peppino di Capri quindi, meritatissimo, tra applausi a scena aperta, tanto entusiasmo e tanta emozione, un momento che è già entrato nella storia del festival, eccolo




 

martedì 3 gennaio 2023

Chinaglia calciatore biancoceleste del Secolo

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Una vittoria annunciata. Solo lui poteva essere il "Calciatore biancoceleste del Secolo". Nessuno del resto come Giorgio Chinaglia ha incarnato così bene con il suo modo di essere, la sua grinta sul campo e la sua voglia di vincere con l'Aquila sul petto, l'essenza della lazialità.

Ecco perchè solo lui poteva vincere il sondaggio lanciato nella stagione del Centenario, su chi fosse fra le migliaia di calciatori che avevano indossato la gloriosa maglia della Prima squadra della Capitale il "Calciatore del Secolo", solo Giorgio Chinaglia appunto.

Il "referendum" ideato da "Cuore di Calcio" la popolare trasmissione condotta da Fabio Alescio a TeleRoma56, la più seguita delle emittenti sportive della Capitale con diffusione nazionale, venne rilanciato dal Corriere dello Sport e durò tre mesi.

Giorgio partì subito in testa, seguito da Silvio Piola e Beppe Signori, poi nel corso delle settimane allungò sempre di più le distanze, arrivando solo al comando al termine dei novanta giorni stabiliti. Una vittoria annunciata come dicevamo quindi.

E probabimente anche oggi se fosse ripetuto, nonostante gli altri giocatori di valore che sono arrivati in casa Lazio successivamente, vincerebbe lo stesso. Perchè lui era Chinaglia il più forte di tutti e il più temuto da tutti, il grido di battaglia per antonomasia.

E la conferma del suo essere il "numero uno" per i tifosi biancocelesti ancora adesso, a distanza di svariati anni dalla sua ultima partita giocata in biancoceleste, la si può constatare dai social. Su Facebook infatti esistono addirittura 20 (avete letto bene, 20!) tra Gruppi e Pagine dedicate a lui.

il frontespizio del Gruppo su Facebook

L'ultimo arrivato fra questi gruppi, ovvero "Giorgio Chinaglia Photo Nostalgie" poi, è quello più particolare di tutti perchè pubblica immagini di Long John inedite o "dimenticate", oltre a video dedicati e articoli specifici, suscitando così grande interesse e coinvolgimento da parte degli iscritti. 

20 gruppi dunque per Giorgione, esattamente il doppio di quelli dedicati a Ciro Immobile, il calciatore biancazzurro più prolifico della Lazio di tutti i tempi e attualmente il più amato dalla tifoseria. Praticamente il doppio di quanti sono dedicati al simbolo attuale nel mondo della Lazio dopo aver conquistato la Scarpa d'oro. Vorrà dire qualcosa o no?

Stesso discorso vale per l'editoria, dove "L'invincibile guerriero" è presente di continuo direttamente e non. Di recente è uscito un libro firmato da Paolo Scattarreggia dal titolo inequivocabile "Giorgio Chinaglia il grido di battaglia" che nel ricordare i suoi trascorsi da tifoso, racconta il giocatore e la Lazio di quegli anni. 

In precedenza altri libri come quello di Angelo Carotenuto "Le canaglie" o "Laziali bastardi" di Guy Chiappaventi pur non occupandosi esclusivamente di lui, hanno avuto Long John in copertina. 

Il primo ha la foto di Giorgio che imbraccia un fucile al campo di Tor di Quinto, l'altro ha un magnifico disegno di Emanuele Palucci, coautore dell'opera, che raffigura l'iconica immagine di Giorgio che legge il giornale sotto la scritta su un muro che offende i laziali e che dà il titolo al volume. 

Giorgio con Bruno e Vincenzino

Social, libri, foto, un interesse continuo su di lui quindi, conferme inoppugnabili che molto probablimente Giorgio Chinaglia risulterebbe ancora adesso il calciatore della Lazio in grado di vincere un qualsiasi referendum. Come fu stabilito dal risultato di quel sondaggio nella stagione del Secondo scudetto.

Consegnargli il premio, per me è stato veramente un onore. Venni chiamato dai colleghi della redazione della trasmissione televisiva proprio per questo motivo, come rappresentante della Curva dello Scudetto del 74 che col tifo aveva contribuito ai successi della squadra biancoceleste durante quel campionato.

La cerimonia si sarebbe svolta in una location suggestiva ed evocativa di ricordi per Chinaglia e la gente laziale, l'impianto di Tor di Quinto, dove la squadra che regalò un sogno alla tifoseria si allenava e che giustamente in seguito è stato intitolato a Tommaso Maestrelli, l'indimenticabile "guida" di quei calciatori entrati nella storia.

Lì, insieme ad altri amici che avevo chiamato per partecipare all'evento e che avevano vissuto con me sugli spalti le imprese di Chinaglia e compagni, presi posto sulla Tribunetta da dove i giornalisti seguivano gli allenamenti della Lazio.

Con me c'erano Paolo Emiliani, Stefano Trotti detto il "Califfo", Roberto Taglieri, Claudio Papi e l'inossidabile Trinità. C'era anche Tony Malco, l'autore degli inni più belli, con la sua inseparabile chitarra.

La premiazione a Tor di Quinto

In studio Fabio Alescio con la sua proverbiale maestria, conduceva la trasmissione tra filmati e condivisioni di ricordi legati a Long John con gli ospiti presenti, dando di volta in volta la linea a Giacomo Capuano che era collegato dall'impianto di Tor di Quinto.

Dopo una serie d'incontri tra Giorgio e gli ex compagni di squadra Wilson e Facco e il mitico massaggiatore Pisello, il momento clou e più atteso di quella serata con la consegna da parte mia del premio a Long John, così come avevano deciso i tifosi.

Era il 10 gennaio del 2000, la Lazio aveva compiuto 100 anni e dopo la grande festa all'Olimpico, i riflettori erano tutti puntati sul centravanti del primo scudetto. Un momento emozionante per me che consegnavo il premio e per lui che lo riceveva, come testimoniano le immagini. Giorgio Chinaglia era il calciatore laziale del Secolo. 

Ecco il filmato di quella cerimonia di premiazione, finalmente recuperato dopo una lunga ricerca negli archivi della emittente.

venerdì 23 dicembre 2022

Mariah Carey, regina di Natale

 di FRANCESCO TRONCARELLI


Non ci sono dubbi, "All I Want for Christmas Is You" è la canzone di Natale. Ma non solo in Italia, nel mondo. E' prima in Inghilterra e in tutta Europa e ovviamente negli Stati Uniti dove è in testa alle classifiche per l'ennesima volta. 

In questi giorni sta facendo numeri incredibili ovunque, si parla di oltre 37 milioni di riproduzioni su Spotify che ne fanno attualmente il brano più ascoltato del pianeta. Magia del Natale, magia di Mariah.

Pubblicata per la prima volta nel 1994, la canzone è tornata d'attualità come colonna sonora delle storie di Instagram e TiK Tok che ci accompagnano verso le festività natalizie, è sulle bacheche di Facebook, la si ascolta nei centri commerciali ed è in rotazione in tutte le radio al pari di un brano appena uscito o sulla cresta dell'onda.

Una piacevole sorpresa ma non tanto, perchè Mariah Carey ha abituato il pubblico a una carriera assolutamente fuori dal comune. L'artista ha rappresentato un’icona assoluta della musica statunitense e mondiale negli ultimi decenni, riuscendo puntualmente a calamitare l’attenzione su di sè con la sua voce calda e potente. 

il Tweet di BILBOARD che annuncia il N. 1

Nata a Huntington a New York nel 1970 è cresciuta con la passione per il blues e con uno spiccato talento per la musica. Ha iniziato a scrivere canzoni fin dalla prima adolescenza e dopo aver conseguito il diploma firmò il contratto con la Columbia, una delle major americane più prestigiose.

Il successo è praticamente immediato, incide il primo album nel 1990 e riesce a salire alla ribalta conquistando i primi posti in classifica. Le 9 milioni di copie vendute del disco, favoriscono le uscite di quattro pezzi contenuti nell'album come singoli che diventano altri quattro succcessi in classifica con l'automatica conquista dei primi due Grammy Award di una lunga serie.

Il suo carisma, le sue performance, sono assolutamente uniche e la portano anche alla conquista di un Oscar per la miglior canzone originale con il brano ‘When You Believe’. 

Negli anni 2000 è tutto un susseguirsi di successi memorabili che la impongono come un'artista speciale, di grande presenza scenica e di grande talento.

Mariah e il cartone animato
 ‘All I want for Christmas’ il brano diventato la canzone dei record, è un pezzo ovviamente a chiaro tema natalizio, amato da tutti, che ad ogni dicembre diventa in automatico il brano super ascoltato. Già l'anno scorso come in ogni anno, la hit era ritornata popolare nel periodo natalizio.

E anche quest'anno, dopo l'exploit del 2021, il brano è riuscito a raggiungere a la posizione numero 1 della Billboard Hot 100, confermando che la Carey è la prima artista ad avere almeno un numero 1 nella Billboard Hot 100 in 4 decenni differenti (anni novanta, duemila, duemiladieci e duemilaventi).

Una canzone “semplice e appetitosa”. Così Mariah Carey aveva descritto "All I Want for Christmas is you", pezzo irresistibile in grado di far cantare e ballare tutti e ovunque per il suo ritmo frizzante ed incalzante, in ogni momento della giornata.

Ci sono voluti circa 15 minuti per scrivere "All I Want for Christmas is you", utlizzando una modesta pianola della Casio. Pochi fronzoli, ma tanto ritmo per una scelta vincente che l’ha resa una canzone popolare, orecchiabile, in grado di essere canticchiata davvero da tutti.

La Targa per il primato nella classifica HOT100

Inizialmente la Carey, non voleva registrare né il disco né tantomeno la canzone. Era il 1994 e i grandi successi di Natale erano perlopiù cantati da artisti “anziani”, delle generazioni precedenti. Insomma, lo stampo delle canzoni all’epoca, non era per niente fresco e originale.

Dopo aver titubato parecchio, lei e Walter Afanasieff pensarono che scrivendo un brano con testo semplice e una musica allegra, avrebbero potuto sovvertire la "tradizione" seriosa di questo tipo di canzoni natalizie.

E così iniziò il boom della canzone che già nel titolo è una dichiarazione d'amore: l'unica cosa che voglio sei tu. Nessun regalo per Mariah Carey, se non il suo vero amore accanto a lei. Una preghiera a Babbo Natale insolita, a cui non si chiedono doni materiali, bensì l’amore.

Accolto positivamente dalla critica, il brano ha venduto quasi 25milioni di copie nel mondo, cosa che lo ha reso uno dei singoli più venduti di sempre. Della canzone sono stati girati tre video ufficiali con un 800milioni di visualizazioni e un cartone animato.

La canzone poi è stata inserita nel film "Love actually" nell'episodio interpretato da Liam Neeson che ha dato, se mai ce ne fosse bisogno, un ulteriore popolarità a un brano dedicato alla festa più bella dell'anno e che è diventato un classico senza tempo che regala felicità. Eccolo.

mercoledì 7 dicembre 2022

60 anni col Sorpasso

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Il Sorpasso" il film diretto da Dino Risi compie 60 anni. Uscì nelle sale infatti il 5 dicembre del 1962. E' unanimamente considerato  il capolavoro del regista ed uno degli affreschi cinematografici più rappresentativi dell'Italia del benessere e del miracolo economico di quel periodo.

La storia si svolge nel giorno di Ferragosto ed è interpretata da un grande Vittorio Gassman, vero e proprio Mattatore del film e da un bravo e intenso Jean-Louis Trintignant.

A Roma la mattina del 15 agosto del 62 la città è deserta. Bruno Cortona, Gassman,  quarantenne vigoroso ed esuberante, amante della guida sportiva e delle belle donne, al volante della sua Lancia Aurelia B24 convertibile, vaga alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di un telefono pubblico.

Lo accoglie in casa Roberto Mariani, Trintignant, studente di legge al quarto anno, rimasto in città per preparare gli esami. Dopo la telefonata, Bruno chiede a Roberto di fargli compagnia.


I due, sulla spinta della travolgente invadenza di Bruno, intraprendono così un viaggio in auto lungo la via Aurelia, a velocità sostenuta, che li porterà in direzione della Toscana, a Castiglioncello, raggiungendo mete occasionali sempre più distanti.

Durante il viaggio verso il nord e verso il mare, arriveranno anche a far visita ad alcuni parenti di Roberto, prima, e alla figlia e all'ex-moglie di Bruno, poi.

Il giovane Roberto sarà più volte sul punto di abbandonare Bruno, ma sia il caso, sia una certa inconfessabile attrazione, mascherata da una certa arrendevolezza, terrà unita l'assortita coppia di amici occasionali, che significherà per Roberto anche un percorso di iniziazione alla vita.

Lui infatti si allontana dai miti e dai timori giovanili e inizia la rilettura delle sue relazioni familiari, dell'amore e dei rapporti sociali, sino alla tragica conclusione che si materializza durante l'ennesimo sorpasso avventato.


L'auto si scontra con un camion e precipita in un burrone. Nell'impatto, Bruno sbalza fuori dall'auto riuscendo così a salvarsi, mentre Roberto perde la vita. Agli agenti intervenuti Bruno confesserà, dato il tempo limitato trascorso con il ragazzo, di non conoscerne neppure il cognome.

Fin qui la vicenda tragicomica con finale inaspettato e drammatico narrata nel film che tutti conoscono e ricordano, quello che invece pochi hanno presente e che invece è una particolarità del film e in un certo senso una novità, è che oltre alla colonna sonora curata da Riz Ortolani, ci sono delle canzoni in voga in quel periodo inserite nel film.

Una circostanza che oggi è la norma per molte pellicole ma che all'epoca non era ancora stata utilizzata. Fu "Il Sorpasso" a sottolineare le scene più importanti del film coi motivi di successo di quell'estate proprio per  fornire un ulteriore caratterizzazione dei personaggi e del contesto.

Questi i brani che sono presenti:

Quando quando quando (Tony Renis / Alberto Testa) di Emilio Pericoli

St. Tropez Twist (Mario Cenci / Giuseppe Faiella) di Peppino Di Capri

Per un attimo (Paolo Lepore e Luigi Naddeo / Gino Mazzocchi) di Peppino Di Capri

Don't Play That Song (You Lied) (Ahmet Ertegün / Betty Nelson) di Peppino Di Capri

Vecchio frak (Domenico Modugno) di Domenico Modugno 

Guarda come dondolo (Carlo Rossi / Edoardo Vianello) di Edoardo Vianello

Pinne fucile ed occhiali (Carlo Rossi / Edoardo Vianello) di Edoardo Vianello


Fra questi brani molto conosciuti e suonati in quella estate di fuoco, ben tre sono interpretati da Peppino di Capri con i suoi Rockers. Un record. Non solo per il film, ma in assoluto, perché nessun altro artista ha avuto lo stesso numero di canzoni in altre pellicole successive (Sapore di mare, Vacanze di Natale ecc.), dove nelle varie compilation c'è sempre e solo un pezzo per ogni artista inserito.

E non poteva essere diversamente perchè Peppino in quell'anno porterà ben undici canzoni ai vertici della classifica di vendita, lanciando tra l'altro grazie alla soffiata di Gerry Bruno dei Brutos arrivata da Parigi, il twist, ballo che segnerà quegli anni irripetibili.

"Per un attimo" inciso da di Capri nel 1960, che Gassman mette nel mangiadischi della sua romban te Aurelia per intrattenere l’anziano contadino, "il villico", cui ha dato un passaggio è il primo pezzo del cantante napoletano, brano di grande atmosfera e ideale per accompagnare una gita in macchina.

Ma non solo. Nelle scene girate all’esterno e all’interno del night club di Castiglioncello ‘Il Cormorano’ si diffondono nuovamente tra un cha-cha-cha, poi ancora e un pezzo dalla ritmica latino americana.

Una volta giunti alla spiaggia di Castiglioncello, ecco irrompere uno dei più iconici esempi del catalogo pop italiano: “St. Tropez twist” di Peppino Di Capri, uno dei suoi più grandi successi firmato insieme al chitarrista del suo gruppo Mario Cenci e ripreso anche durante la sfida a ping-pong tra Bruno e Bibì, l'attore Claudio Gora che interpreta l’attempato fidanzato della figlia Catherine Spaak.

 

Dal brio scatenato del twist alla melodia ritmata del blues. Ecco infatti “Don’t play that song (You lied)”, brano soul originariamente registrato dal cantante americano Ben E. King e che Peppino Di Capri ha fatto suo con un'interpretazione da brividi.

Il testo della canzone intriso di sofferenza si staglia su Roberto-Trintignant che trova finalmente il coraggio di provare a telefonare a Valeria, la vicina di casa da lui amata benché mai frequentata, lacerando così quel guscio di timidezza di cui è prigioniero.

Lì vicino, tra il gruppo di giovani che balla in un’atmosfera agrodolce, si nota la ragazza con la gamba ingessata che poco prima gli aveva chiesto un autografo come nuovo arrivato della spiaggia, da scrivere "tra quello di Andreotti e Peppino di Capri".

Mentre tutti ballano il disco suonato da un juke box in passi sicuri e cadenzati il madison, il ballo del momento che era un po' hully gully e un po' twist lento, Roberto non riesce a contattare Valeria e rimane sconsolato a guardare la gente che si diverte.

Una scena suggestiva e di grande atmosfera che il bel pezzo di Peppino di Capri sottolinea con garbo e struggente malinconia. È il rimpianto per un amore che poteva essere e non è stato che un po' tutti hanno vissuto nella loro vita e soprattutto per un'estate felice e senza pensieri che coinvolge anche chi guarda il film.





sabato 3 dicembre 2022

SANREMO, UN PREMIO ALLA CARRIERA A PEPPINO DI CAPRI

al Direttore artistico del festival Amadeus

Peppino Di Capri è uno degli artisti più conosciuti e apprezzati della musica italiana. Professionista esemplare, gran signore e persona molto umile nonostante abbia raccolto consensi in tutto il mondo e abbia vinto svariate manifestazioni canore e dischi d'oro, è amato da tutti non solo per le sue qualità artistiche ma anche per quelle umane che ne fanno un antidivo per eccellenza.

Ha iniziato nel '58 portando una ventata di freschezza nella musica, conciliando la tradizione con la novità del rock'n'roll e riproponendo in chiave moderna i classici napoletani che hanno fatto la storia della canzone del nostro paese e che grazie alle sue interpretazioni hanno goduto di una seconda giovinezza.

Ha portato il twist in Italia che ha lanciato con il brano "St Tropez", vero e proprio simbolo di un'epoca che ha dato il via a una stagione del costume conosciuta come quella dei "favolosi anni Sessanta ed ha aperto i concerti dei Beatles nella loro celebre tournèe italiana, ad ulteriore conferma della grande popolarità che ha sempre goduto presso il pubblico.

Ha superato mode e miti che si sono susseguiti in oltre 60 anni di attività, continuando a fare il suo mestiere di entertainer di classe, passando così senza soluzione di continuità e con grande professionismo, dalle folle osannanti del Cantagiro alle poche decine di clienti dei night di via Veneto per poi ritornare in auge sui palcoscenici di mezzo mondo come il Carnagie Hall di New York, l'Arena Card di San Paolo in Brasile, il teatro San Carlo di Napoli. Sempre col sorriso e sempre in compagnia del suo pianoforte.

Con 15 partecipazioni, coronate da due vittorie nel '73 col brano firmato insieme a Califano "Un grande amore e niente più" e nel '76 col brano "Non lo faccio più" di Depsa, Bellincioni e Iodice, Peppino di Capri è il veterano del Festival, e questo palcoscenico è la sede più appropriata per conferire un riconoscimento a chi come lui ha dato tanto al pubblico senza risparmarsi in una vita dedicata alla musica.

Tra l'altro proprio nel 2023 ricorre l'anniversario della vittoria all'Ariston con la canzone "Un grande amore e niente più", 50 anni di un successo divenuto un classico del nostro pop, da festeggiare con un riconsocimento adeguato.

Come abbiamo richiesto dai microfoni della nostra Radio e con una petizione on line tramite i social, l'artista napoletano merita un doveroso tributo quale può essere il Premio alla carriera.

FRANCESCO TRONCARELLI

hanno aderito 

Mara Venier, Pino Strabioli, Carlo Verdone, Maurizio Costanzo, Depsa, Renzo Arbore, Cristian De Sica, Enzo Avitabile, Carla Vistarini, Mimmo Di Francia, Giorgio Verdelli, Michele Bovi, Paolo Giordano, Alberto Salerno, Gerry Bruno, Edoardo Bennato, Dodi Battaglia

 

 https://www.facebook.com/premiocarrierapeppinodicapri

 

 

Teddy Reno, 100 anni cantando

  di FRANCESCO TRONCARELLI Teddy Reno oggi entra nella storia della canzone e non solo. Il motivo? Compie 100 anni, un traguardo importante ...