giovedì 28 novembre 2019

Peppino di Capri, il Premio alla carriera al Costanzo Show

di FRANCESCO TRONCARELLI


L'aveva detto e l'ha fatto. Maurizio Costanzo ha premiato Peppino di Capri, ospite d'onore del suo Show, davanti a una platea entusiasta che ha tributato all'artista una calorosa standing ovation. Un atto a cui il popolare anchorman teneva particolarmente e che ha testimoniato ancora una volta la sua signorilità da navigato uomo di spettacolo e di mondo.

Un gesto simbolico dopo le polemiche dell'ultimo Sanremo, che racchiude tanti significati, tra cui innanzitutto quello di voler mantenere la parola data come nel suo stile e quello di voler esprimere tutta la gratitudine nei confronti di uno dei cantanti più amati di sempre, che con i suoi brani ha accompagnato generazioni su generazioni facendo da colonna sonora alle loro vite.

Come si ricorderà, quando a sorpresa a pochi giorni dall'inizio del festival, venne comunicato dalla Direzione artistica il nome del cantante a cui sarebbe andato il Premio alla Carriera, ovvero Pino Daniele, molti rimasero stupiti per l'inaspettata scelta. Si parlò tra le altre cose, di un premio trasformato "alla memoria" e non più alla carriera, perchè assegnato appunto ad un artista scomparso e che peraltro non aveva mai partecipato a Sanremo. Una decisione certamente legittima, ma sicuramente insolita e ai più incomprensibile.


Tra i tanti sorpresi per la mancata assegnazione del premio all'interprete di "Un grande amore e niente più"(brano di Califano con cui Di Capri vinse proprio il festival), Maurizio Costanzo, non a caso tra i firmatari dell'appello rivolto a Baglioni per il Premio alla carriera a Peppino, insieme a vari personaggi dello Spettacolo come Renzo Arbore, Enzo Avitabile, Michele Bovi, Pino Strabioli, Cristian De Sica, Carlo Vedone, Dodi Battaglia, Depsa, Mimmo Di Francia, Gerry Bruno, Alberto Salerno e Carla Vistarini ed Edoardo Bennato ed autore anche di alcuni articoli in tal senso nelle sue rubriche su varie testate nazionali.

Interpellato da alcuni giornalisti, Costanzo disse che avrebbe dedicato una puntata del suo Show a Di Capri nel corso della quale gli avrebbe consegnato lui un premio per la sua prestigiosa carriera: "Un riconoscimento dovuto e che mi auguro Peppino accetti alla presenza di chi ha sostenuto la sua candidatura e gli ha testimoniato affetto e vicinanza in questo momento".

E così è stato. In tutti i sensi, perchè l'uomo di punta di Mediaset ha voluto che in questa serata speciale, ci fosse anche il sottoscritto che aveva lanciato l'idea del premio a Sanremo per Giuseppe Faiella, il nome in cui il cantante è registrato all'angrafe di Capri, dando vita alla "petizione on line" sostenuta da migliaia di persone nelle pagine dedicate sui social.


Ed è stata veramente una puntata speciale, curata nei dettagli dalla redazione del programma con in testa il bravo Santino Fiorillo e in cui Peppino è stato al centro della seconda parte della trasmissione, partecipando prima al salotto insieme agli altri ospiti con ricordi e aneddotti per poi passare al piano per esibirsi in un mini recital. Una lunga parentesi insomma che l'ha visto protagonista assoluto, arricchita da un medley dei suoi successi intramontabili ("Malatia", "Nun è peccato","Il sognatore", "Un grande amore e niente più","Champagne") sino alla presentazione del nuovo singolo "Vorrei rivivere" tratto dal CD appena uscito.

E tutti hanno gradito. A cominciare dai presenti sul palco del talk più longevo e autorevole della tv, i vari Paola Barale, Nathaly Caldonazzo, Francesco Monte, Elia Fongaro, Brando Bertrand, Luca Ward, Paolo Conticini, Nicolas Vaporidis, Jonis Bascir, Guenda Goria e il comico Gianni Fantoni che hanno prima ascoltato le canzoni proporste e poi hanno ballato sulle note di "Roberta" e "Saint Tropez Twist" e per finire ovviamente col pubblico che ha sottolineato i vari momenti della esibizione con applausi a raffica.

Poi è entrata in scena tutta la maestria di Costanzo, il tocco di classe del comunicatore che sa come coinvolgere il pubblico: ha chiesto infatti che il bis di "Champagne" venisse cantato anche da tutti i presenti nel teatro. E lì è stato il trionfo, con la gente che accompagnava di Capri facendogli il coro, Conticini, Francesco Monte ed Elia Fongaro che riprendevano coi cellulari il tutto e la giovane e bella figlia di Amedeo Goria e Maria Teresa Ruta che ballava cheeck to cheeck con il modello più sognato della pubblicità Brando Bertrand.

Conticini che trasmette il live

Momento clou della puntata la premiazione. Costanzo dopo aver ribadito che questo riconoscimento era dovuto "alla tigna mia e di Francesco Troncarelli", ha consegnato il premio assegnato all'artista napoletano dall' AFI (l'associazione che raggruppa i produttori discografici) che era rappresenta dalla vice presidente Livia Sabatti e realizzato dal maestro Michele Affidato.

Ed è stato bello vedere Peppino di Capri, 15 festival sulle spalle, eccellenza italiana applaudita nei palcoscenci di tutto il mondo, vecchio leone del night che ha fatto ballare lo Scià di Persia con Farah Diba e Aristotile Onassis con Jacqueline Kennedy, emozionarsi nel ricevere questo riconoscimento.

Una scena che la dice lunga sulla sua professionalità e sulla passione con cui da sessant'anni a questa parte fa questo mestiere senza risparmiarsi. Emozione che il pubblico in sala come i personaggi sul palco hanno avvertito subito, emozionandosi insieme a lui e tributandogli un lungo caloroso applauso. Evviva.



   

martedì 16 luglio 2019

Chinaglia, 50 anni fa l'inizio del mito

 di FRANCESCO TRONCARELLI


"La canzone regina di questa settimana è Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto", annunciava il 12 luglio del 1969, 50 anni fa, Lelio Luttazzi, ai microfoni di Hit parade, la trasmissione radiofonica che andava per la maggiore in quel periodo e che dava la classifica dei dischi più venduti in Italia.

E mentre il Bel paese ballava sulle note di quel celebre tormentone estivo e si apprestava ad andare in vacanza tra una serata al cinema per vedere "Metti una sera a cena" il film campione d'incassi con Florinda Bolkan e Jean Louis Trintignat o davanti alla tv per assistere a "Doppia coppia" con Alighiero Noschese e la bionda Sylvie Vartan, in America si ragionava più in grande perchè dalla base spaziale di Cap Canareval partiva la missione di Apollo 11 che avrebbe portato il primo uomo sulla Luna. Un evento storico.

A Roma invece e più modestamente, si restava coi piedi per terra anche se stava avvenendo un altro sbarco, meno annunciato ai quattro venti però, uno sbarco quasi in sordina, ma che in seguito però si sarebbe rivelato molto importante. Arrivava infatti esattamente 50 anni fa, un giocatore che, da illustre sconosciuto ai più, sarebbe poi diventato l'emblema della prima squadra della Capitale, il suo calciatore più rappresentativo, quello amato da più generazioni, un mito assoluto: Giorgio Chinaglia. Ecco perchè per chi ha ha l'Aquila nel cuore, anche questo "sbarco" è stato un evento storico. A tinte biancocelesti s'intende.

C'è la tessera della Federazione Italiana Gioco Calcio (che mostriamo in esclusiva), la numero 75 rilasciata il 1 luglio del 1969 che certifica la sua appartenenza alla Società Sportiva Lazio e questo momento storico. Nella foto Giorgio sorride, è visibilmente felice dell'approdo sulla sponda biancazzurra del Tevere. Ha una frangetta alla Beatles e i basettoni, come andava a quei tempi. Nel giro di qualche mese il capello riccioluto si allungherà. Come l'elenco dei portieri che inizieranno a conoscerlo subendo una sua rete.

Chinaglia 50 anni fa sbarcava alla Lazio dopo essere stato prelevato dall'Internapoli, squadra napoletana di serie C, lo aveva segnalato all'allentore della formazione biancoceleste Juan Carlos Lorenzo, l'ex calciatore Carletto Galli, detto "Testina d'oro", direttore generale della società di via Col di Lana ed attento osservatore dei talenti in fieri sui campi di tutta Italia.

Lorenzo si fida ciecamente delle relazioni di Galli, partono così in segreto ad aprile le trattative e l'affare si chiude per l'acquisto, per una cifra intorno ai 200 milioni, di Chinaglia e il suo compagno di squadra Pino Wilson. Per entrambi, promesse della serie semiprofessionista, si aprono così improvvisamente le porte della Serie A. L'Internapoli intanto si piazza al terzo posto dopo un campionato estenuante e Chinaglia è protagonista con 14 reti che gli valgono altre 2 partite nella Nazionale di serie C.



Long John al termine della stagione 1969, si aggiudica peraltro il Premio come "Calciatore esemplare" per la serie C, assegnato dal quotidiano Stadio al giocatore distintosi per qualità atletiche, tecniche, morali. Per la giovane punta, già felice per il trasferimento, arriva anche l'amore in quanto conosce a Napoli una ragazza italoamericana, Connie Eruzione, figlia di un ufficiale della Nato che diventerà poi sua moglie.

La scelta della Lazio quindi, è assolutamente gradita a Chinaglia in quanto rappresenta innanzitutto l'ingresso nella Serie A tanto agognata da quando giocava nella Massese da emigrante di ritorno e poi anche per la vicinanza di Roma a Napoli, città che può raggiungere facilmente per andare a trovare la sua fidanzata.

L'impatto con l'allenatore biancoceleste Juan Carlos Lorenzo è buono dal primo approccio, in quanto il tecnico, che conosce il calcio molto bene come ha dimostato guidando l'Argentina ai Mondiali in Inghilterra, individua in lui la stoffa del grande giocatore, magari ancora grezzo e su cui bisogna lavorare per farlo crescere tatticamente e disciplinarlo maggiormente.

Le caratteristiche del grande attaccante del resto si notano immediatamente e in molti si meavigliano del suo temperamento in campo dove lotta su ogni palla e cerca la via della rete da ogni posizione. Ma è indubbio che la sua esplosione nel calcio che conta che avverra di lì a poco per la gioia della gente laziale alla ricerca perenne di un bomber vero magari da affiancare al bravo Ghio, si deve sicuramente a Juan Carlos Lorenzo, il mister che lancerà Long John senza pensarci due volte. E Giorgio apprezza questa fiducia ripagando l'allenatore con una grande stima ed attaccamento.

Lazio in ritito a Pievepelago: Chinaglia e Lorenzo se la ridono, si capiscono al volo

Il 25 luglio 1969 alle ore 17, presenti in sede il presidente Lenzini, il tecnico Lorenzo, l'allenatore in seconda Bob Lovati, il medico sociale Ziaco, il direttore sportivo Galli e il massaggiatore Trippanera, Giorgio arriva al raduno come da convocazione societaria ed ha l'occasione così di conoscere i suoi compagni di questa nuova avventura che si dimostrerà decisiva per la sua carriera e per la Storia della Lazio.

Ci sono i portieri Di Vincenzo, Sulfaro e Fiorucci, il difensore Chiossi che resterà sino a novembre e rientrerà nell'operazione per portare in biancoceleste Polentes, l'amico Wilson, Papadopulo e Oddi che diventeranno nuovi amici, il professore Governato, il settepolmoni  Cucchi, il gaucho Morrone,  il piede sinistro di Dio Dolso, il promettente Stellone, i giovani Fiorucci, De Luca, Marchetti.

I veterani Fortunato, Facco, Mazzola, Ghio, Soldo arriveranno in serata, mentre il più anziao della compagnia, l'esperto e affidabile Rino Marchesi impegnato nel corso allenatori a Coverciano raggiungerà la squadra direttamente a Pievepelago, così come Massa e Nanni che stanno svolgendo il servizio militare.

E' sicuramente un bel gruppo, un gruppo dove Giorgio inizierà a farsi conoscere per la sua carica agonistica, per la sua voglia di vincere, per la sua grinta nell'affrontare qualsiasi avversario. A cominciare dalla Roma che i tifosi che lo accolgono in sede e poi lo vedranno in allenamento in ritiro, chiedono di battere.



La Lazio arriva a Pievepelago il 27 luglio e subito viene scattata la foto ufficiale della rosa. In piedi da sinistra ecco Lovati, Facco, Papadopulo, Chiossi, Di Vincenzo, Sulfaro, Soldo, Marchesi, Wilson, De Luca, Lorenzo. Seduti sulla panca, secondo la moda inglese, Stellone, Morrone, Mazzola, Chinaglia, Fortunato, Ghio, Cucchi, Governato, Dolso.

Il debutto ufficiale nella nuova stagione della Lazio avverrà il 17 agosto allo stadio Comunale di Grosseto, per un amichevole precampionato con la squadra della cittadina toscana. Sarà anche la prima di Giorgio Chinaglia con la gloriosa casacca biancoceleste. La partita finirà con una cinquina per i laziali, aperta al 26 del primo tempo da una rete proprio di Giorgio. Miglior biglietto da visita non poteva esserci.


L'esordio più importante, quello in Campionato cioè, avviene alla seconda giornata, nella trasferta persa a Bologna per 1-0, quando all'inizio della ripresa rileva Ferruccio Mazzola. Ma è la domenica successiva, davanti al proprio pubblico, che il giovane attaccante gioca la sua prima gara da titolare contro il Milan, uno squadrone imbattibile.

Ed è un esordio travolgente, perché al 62' riesce a segnare la sua prima rete in Serie A addirittura al grande Fabio Cudicini, il "Ragno nero" come veniva chiamato e per giunta il suo gol è quello che fissa il risultato finale. Sulle spalle il numero della sua maglia ha il 10, perchè il 9 era di Fortunato, considerato prima punta.

Da quel momento però, grazie a quella rete, Giorgio avrà il numero 9, sarà il centravanti della Lazio e diventerà titolare inamovibile dell'attacco biancoceleste. Il successivo 19 ottobre nella gara vinta clamorosamente contro la Fiorentina campione d'Italia in carica per 5-1, Chinaglia segnerà la sua prima doppietta in campionato, la prima doppietta da centravanti della Lazio, mandando i tifosi letteralmente in estasi.

La Lazio ha battutto la Fiorentina e i fotografi reclamano l'immagine dei trionfatori al termine del match

L'Italia così scopre Giorgio Chinaglia, dal canto suo, lui capisce che quella sarà la sua squadra per sempre mentre il popolo biancoceleste capirà che affidandosi a lui, testa e cuore, vivrà una stagione indimenticabile e magnifica che tramuterà i sogni in realtà. Tutto questo 50 anni fa. Quando ebbe inizio la "favola". Era l'estate di fuoco 1969, Giorgio Chinaglia sbarcava alla Lazio.

venerdì 10 maggio 2019

Chinaglia e il film dimenticato

 di FRANCESCO TRONCARELLI



Protagonista dello Scudetto del 1974, bomber dei Due mondi con i suoi 131 gol in Italia e 231 nella Nasfl, "Calciatore laziale del secolo" secondo il sondaggio del Corriere dello Sort lanciato nell'anno del Centenario, Giorgio Chinaglia è senza dubbio il giocatore simbolo della Lazialità in campo, un mito assoluto per i tifosi la cui popolarità e le cui gesta, sono state tramandate da padre in figlio.

Di lui oltre alle battaglie condotte sui terreni di gioco del Bel paese pallonaro, i derby stravinti e le sfide all'ultimo gol nelle partitelle settimanali a Tor di Quinto come delle vicende personali ed extracalcistiche, si sa tutto, grazie alla memoria storica di chi l'ha conosciuto, agli articoli rievocativi e alle biografie scritte da Mario Pennacchia e Franco Recanatesi.

Ma della vita di Long John c'è un aspetto poco approfondito, quello della sua frequentazione con la Settima musa. Chinaglia cantante che arriva ad Hit parade con il brano "Football crazy" scritto dai fratelli De Angelis (pezzo peraltro composto per il film "L'arbitro" con Lando Buzzanca) lo sanno tutti, ma del Chinaglia attore a cui piacevano i film di Alberto Sordi (con lui nella foto di Marcello Geppetti) e quelli d'azione? Si sa poco e soprattutto non se ne parla.

Probabilmente perchè le pellicole a cui ha partecipato lo vedono protagonista in veste attiva di calciatore, ossia sono dei film particolari, tematici, che raccontano calcio e grandi giocatori. Ci riferiamo infatti a "Il profeta del gol (Joahn Cruyiff Story)" realizzato da Sandro Ciotti e a "Once in a Lifetime: The Extraordinary Story of the New York Cosmos" del 2006 di Paul Crowder, in cui compare con Pelè e Bekenbauer.

Chinaglia e Sandro <Ciotti nel film su Cruijff

Poi c'è "Squadra antimafia" di Bruno Corbucci del 1978, pellicola d'azione e ricca di battute come tutte quelle interpretate da Tomas Milian, qui con Enzo Cannavale, dove in una scena ambientata a New York, si vede mentre gioca con i Cosmos. Tutto qua. Poi, poi ce n'è un'altra. Dimenticata. Sconosciuta ai più. Ignorata persino dai libri e siti che si occupano di Lazio e dei suoi protagonisti.

Film girato, visto, recensito e applaudito a suo tempo, ma su cui è sceso l'oblio per incomprensibili motivi, un film in cui Giorgione interpreta sì se stesso, ma questa volta recita, cioè non gioca a calcio come nelle altre occasioni. Una vera e propria parte insomma. Una cosa insolita per un calciatore, tanto più che il film in questione è addirittura un giallo.

Chinaglia è stato attore insomma, ma nessuno lo sa o in ogni caso fra quanti all'epoca dell'uscita nelle sale del film c'erano, lo ricorda e l'ha raccontato. Incredibile ma vero. Figurarsi quindi se qualcuno lo possa aver citato negli articoli o biografie su Long John quanto meno come curiosità, una ghiotta curiosità quale in effetti è. Il recupero di questa chicca cinematografica che ho fatto perciò è importante e si aggiunge così senza ombra di dubbio ai tanti episodi e aneddoti di una vicenda umana e professionale unica quale è stata quella dell'"Invincibile guerriero".

Veniamo alla "scoperta" dunque. Il film in questione s'intitola "La farfalla con le ali insanguinate" ed è firmato da Duccio Tessari, regista versatile e di grande mestiere, padre insieme a Sergio Leone degli Spaghetti-Western (è lui che ha lanciato Giuliano Gemma come Ringo) e autore di tante pellicole di successo. Il film fa parte di un determinato filone che andò per la maggiore agli inizi degli anni Settanta, prima dell'avvento del genere poliziottesco con i vari Maurizio Merli, Luc Merenda e Tomas Milian.
 

Siamo nel pieno boom del giallo “argentiano” e quindi, sulla scia dell'enorme exploit al botteghino, una moltitudine di pellicole di stampo giallo/thriller iniziano a invadere letteralmente le sale italiane. L’elemento zoologico nel titolo della pellicola di Tessari è chiaramente una forzatura legata al successo della trilogia iniziata da Dario Argento con L’uccello dalle piume di cristallo” (e proseguita con “Il gatto a nove code” e “4 mosche di velluto grigio”) ma in questo caso i punti di contatto con il capostipite sono pochi.

Anzi, forse ce n’è uno solo e consiste nella telefonata del killer che parla con una voce artefatta annunciando nuovi delitti. Per il resto gli omicidi avvengono sempre fuori campo (mentre per Argento ogni assassinio era un momento da filmare con estrema cura e attenzione) e la sceneggiatura (firmata da Tessari e da Gianfranco Clerici) non presenta buchi narrativi o salti logici particolari ma un incalzante susseguirsi di colpi di scena.

“Una farfalla con le ali insanguinate” infatti è considerato uno dei gialli più originali dell’intero filone di quel periodo (e sono tanti), con un omicidio iniziale e una lunga parte centrale dedicata al processo al presunto colpevole (sembra quasi un legal thriller americano alla Patricia Cornwell con gli interrogatori, le arringhe degli avvocati e le deposizioni dei testimoni) per poi tornare a confondere le acque con nuovi delitti che sparigliano le carte e atmosfere cupe e intriganti che catturano l'interesse.

Il tweet sul film

Il cast è di livello e va dalla bellissima Carole Andrè (la famosa Perla di Labuan nel Sandokan televisivo) all' affascinante Evelyn Stewart (al secolo Ida Galli), passando per Dana Ghia e l'ex "Povera ma bella" Lorella De Luca mentre per il comparto maschile ricordiamo il pupillo di Luchino Visconti Helmut Berger, il bravo Silvano Tranquilli (il Commissario Berardi), il grande attore teatrale Giancarlo Sbragia (il giornalista sportivo Alessandro Marchi) e il togato Gunther Stoll.

E Giorgione? Appare in una intervista condotta da Sbragia in uno studio televisivo. Il  buon “Long John” (doppiato da Giampiero Albertini futura voce italiana di Peter Falk nel Tenente Colombo ) si lascia andare ad uno sfogo sui bassi ingaggi dei calciatori e sulla necessità di rivendicazioni sindacali che portino i protagonisti del calcio a guadagnare di più. Ovviamente discorsi riferentisi a quegli anni e che al giorno d'oggi non sarebbero necessari viste le cifre stratosferiche che girano.

Quello di Giorgio è un cameo che arricchisce la pellicola e che "serve" alla narrazione per far vedere il lavoro del protagonsita della storia, Sbragia, prima dell'arresto con l'accusa di omicidio. Una partecipazione straordinaria insomma che non aggiunge nulla alla dinamica del giallo in sè e proprio per questo, per la sua presenza insolita, doveva essere ricordata come vera e propria curiosità nella carriera del più amato calciatore laziale di tutti i tempi.

Ma così non è stato, fino a che con un tweet che ovviamente ha riscosso un interesse notevole, ho rilanciato questa notizia, che poi ho segnalato ad Enrico Ruggeri che stava preparando una puntata del suo programma "Il falco e il gabbiano" (Radio 24) su Giorgio Chinaglia.

Naturalmente il Chinaglia attore in "Una farfalla con le ali insanguinate" dimenticato da tutti, è comparso subito dopo nel sito più importante del mondo e fonte di ricerche per tutti, Wikipedia, che ha ripreso la notizia che avevo dato facendola sua, arricchendo così la biografia di Giorgione con un apposito paragrafo, peraltro incompleto.

Ci sono però due cose che Wikipedia nella semplice indicazione della partecipazione di Chinaglia al film non ha notato, nella sua fredda e asettica riproposizione della notizia che avevo diffuso via Twitter. Un paio di considerazioni che fanno riflettere e che solo chi è al dentro della notizia può fare e non certo chi furbescamente esercita l'opzione "copia e incolla" senza neanche capire quello che fa.

l'intervista di Tortora a Chinaglia

La prima è relativa a Giorgio. Quando il film è stato ideato e poi girato, 1970/1971, lui era ancora agli inizi della carriera, in quella stagione addirittura giocava in B con la Lazio e la sua popolarità era prettamente romana così come il suo riscontro mediatico. Purtuttavia nel film viene accostato a campioni già affermati come Riva, Rivera, Boninsegna, calciatori cioè già famosi a livello nazionale a conferma di come venisse considerato nonostante la giovane età dagli sceneggiatori che puntavano su di lui per dare lustro al cast. Un'intuizione la loro, rivelatasi azzeccata nel tempo.

La seconda riguarda più direttamente la pellicola. Sbragia interpreta un giornalista sportivo, che viene ingiustamente arrestato e condannnato, anticipando clamorosamente nella finzione scenica quello che tanti anni dopo avverrà all'indimenticato Enzo Tortora, accusato e e condannato pur essendo innocente, in uno dei casi più famosi di malagiustizia italiana. E la cosa incredibile che dà un ulteriore tocco di inquietante casualità alla vicenda, è che Tortora proprio negli anni della realizzazione del film, aveva condotto la Domenica Sportiva e scriveva di calcio sull'Intrepido intervistando tra i tanti anche Chinaglia. 

martedì 5 marzo 2019

Lazio, scudetto del 74: il video inedito

di FRANCESCO TRONCARELLI
 

Emozioni, brividi. spettacolo. E' veramente un documento eccezionale, una testimonianza che sa di passione, tifo, Lazio, di ricordi indelebili per chi li ha vissuti e imagini appassionanti per chi è venuto dopo. Una "cosa" bellissima, inaspettata e proprio per questo ancora più bella. Un regalo incredibile che parla di storia e racconta di un giorno memorabile.

Il regalo che arriva al popolo biancoceleste a sorpresa dall'album dei ricordi di una famiglia, è un video in super 8 a colori girato dal giornalista sportivo Paolo Carbone, un filmato che documenta la storica giornata del 12 maggio 1974, "la" data per antonomasia per i fedelissimi biancocelesti perchè è quella in cui la Prima squadra della Capitale battendo il Foggia, conquistò il suo primo scudetto.

Carbone ha trascorso la sua intera carriera in Rai, collaborando per quindici anni al famoso programma radiofonico "Tutto il Calcio minuto per Minuto" come inviato speciale e radiocronista. Era un storico del calcio e negli anni aveva creato un archivio statistico tra i più grandi e completi, che gli servì poi per la pubblicazione della storia enciclopedica del calcio italiano.

Dopo la sua scomparsa nel 2007, fu rinvenuta nel suo archivio una pellicola super 8 con la dicitura "Scudetto Lazio 1974" poi rimasta custodita dalle figlie Alessia e Anna Maria per anni. Ora grazie al nipote Ferdinando che l'ha messa in rete dopo la digitalizzazione è possibile condividerla con tutti i tifosi della Lazio e con tutti gli appassionati di calcio.

Il video è stato girato dalla postazione utilizzata in quel periodo dai radiocronisti Rai, ovvero nelle cabine piazzate nella parte più alta della Tribuna Monte Mario dell’Olimpico, da dove tra l'altro venivano effettuati i collegamenti durante le partite. Una posizione privilegiata, perchè offriva una sguardo a 360 gradi dello stadio permettendo delle riprese insolite per quei tempi, quasi a livello di un drone.

L'inizio è subito col botto: una panoramica dello stadio pieno di tifosi entusiasti. L'insieme di spettatori assiepati sulle tribune è impressionante. Non c'è uno spazio libero. Le immagini ci raccontano di uno stadio stracolmo e pieno di passione. La gente laziale infatti non voleva perdersi quell’appuntamento decisivo e cosi si registrò il tutto esaurito con il record di spettatori paganti rimasto imbattuto negli anni.



60.494 biglietti venduti, più 18.315 abbonati, senza contare le migliaia di persone prive di tagliando che scavalcarono la recinzione in Curva e in Tevere, per un totale di oltre 80mila presenti, sono numeri che parlano da soli e danno il senso di quello che accadde in occasione di Lazio-Foggia.

E le imagini del filmato confermano quel record di presenze rimasto ineguagliato. Nè con il drammatico Lazio-Vicenza, nè tantomeno con il Lazio-Reggina del 14 maggio del 2000 che aveva un Olimpico ridimensionato nella capienza dopo i lavori per i mondiali di Italia 90.

I cancelli non a caso furono aperti eccezionalmente alle 9 per permettere alla gente di entrare per tempo e senza problemi, nonostante l’incontro iniziasse alle 16. E le riprese degli spalti confermano appunto la moltitudine di spettatori presenti e in attesa della partita. A un certo punto della ripresa però l'obiettivo si concentra su un gruppo di persone che si stanno muovendo.

E' Umberto Lenzini accompagnato da Tonino Di Vizio dei Lazio Club, il fedelissimo Franchino, altri tifosi e alcuni raccattapalle, che fa il giro d'onore sulla pista di atletica per ringraziare la gente accorsa in massa e ricevere il meritato applauso. Una passerella che la dice lunga sull'affetto verso un uomo buono, lo chiamavano Papà Lenzini, che alla Lazio ha dato tutto rimettendoci di tasca propria.


Il filmato continua nelle cabine della postazione Rai. Si riconoscono due "voci" che hanno fatto la storia del calcio radiofonico, Claudio Ferretti ed Enrico Ameri. Ferretti si abbraccia con Duccio Guida, cronista di razza del Giornale radio, lazialissimo e genero di Antonio Sbardella, Ameri, prima voce di "Tutto il calcio" sorride e dice "Lazio Lazio" a Carbone che riprende e poi con l'alfabeto muto, risponde "Sì", probabilmente alla domanda "sarà la partita scudetto?".

Poi entrano le squadre in campo, arrivano direttamente dagli spogliatoi tramite il tunnel posizionato sotto la Sud. Esplode l'Olimpico. In questo preciso istante si ha la percezione esatta della folla presente per partecipare a quello che diventerà un evento. Lo slogan lanciato dalla Curva era "un tifoso una bandiera", e questo è quello che si vede dalle riprese.


Sono migliaia le bandiere che sventolano all'ingresso di Chinaglia e gli altri, l'entusiasmo è alle stelle, uno spettacolo nello spettacolo che sta per iniziare, una festa in attesa della festa, una gioia generale in vista della gioia finale.

Da quel momento parlano le immagini che ognuno può vedere e assaporare per una quindicina di minuti fino all'apoteosi del triplice fischio dell'arbitro Panzino di Catanzaro e l'invasione di campo. Ma qualche flash lo vogliamo sottolineare per fotografare attimi indimenticabili di una giornata meravigliosa.

La tre bandiere (Foggia, Italia, Lazio) sui pennoni della Tevere, il tabellone con le formazioni delle squadre, il grande scudetto di compensato che sale nel cielo grazie a 50 palloncini azzurri, le sgroppate di Chinaglia, i tackle di Wilson, le discese di Re Cecconi, le parate di Pulici, l'uscita anticipata di Garlaschelli, Maestrelli, Ziaco e Bezzi che si alzano dalla panchina, il rigore di Giorgione, i tifosi che da tutti i settori scavalcano il fossato e invadono il terreno di gioco.

Erano le 17 e 45 del 12 maggio 1974 la Lazio era campione d’Italia, come annunciava Enrico Ameri in collegamento dall’Olimpico dai microfoni di “Tutto il calcio minuto per minuto” e come testimoniano queste immagini bellissime e struggenti ritrovate.


giovedì 7 febbraio 2019

Peppino di Capri, è il pubblico che lo premia

di FRANCESCO TRONCARELLI 


 A Peppino di Capri il premio alla carriera glielo ha dato il pubblico. E' questa la migliore risposta a quanto è successo a Sanremo, dove a sorpresa e incredibilmente, è stato negato un riconoscimento che doveva invece essere assegnato. Come aveva non solo annunciato, ma addirittura deliberato la Giunta comunale di Sanremo alla presenza del Sindaco.

Lo stesso Baglioni nella conferenza stampa di presentazione del festival aveva affermato che Peppino di Capri "il premio se lo merita, ma deve essere d'accordo il comune di Sanremo" cosa appunto accaduta con la citata delibera plateamente poi annunciata a “Porta a porta “ dall'assessore preposto a Bruno Vespa che aveva allestito una puntata ad hoc della sua trasmissione sul premio a di Capri.

Poi, poi...sapete tutti quello che è accaduto, qualcuno ha detto no ed il premio alla carriera è stato conferito a sorpresa a Pino Daniele, grandissimo e indiscusso artista che però non ha mai partecipato in gara al festival e, soprattutto, è deceduto 4 anni fa. Perchè non dargli un premio alla memoria si sono chiesti in molti? Mistero.

E poi, fra i grandi artisti defunti perché proprio a lui e non, per esempio, a Modugno, Battisti, Rino Gaetano, Lucio Dalla, tutti in passato in gara a Sanremo con successi storici? O, considerato il trentennale della partecipazione di Mia Martini con "Almeno tu nell'universo", su cui tra l'altro la stessa Rai ha prodotto un film per la tv con Serena Rossi, perchè non darlo alla brava e compianta cantante? Altro mistero.

C'è chi ha avanzato anche per questa scelta inaspettata la possibilità di un conflitto d'interessi (anche Daniele faceva parte dell'agenzia di Baglioni e di tanti cantanti in gara e ospiti), ma a noi non interessano questi sussuri e grida che circolano sui social per dare una spiegazione a un fatto che ormai è acquisito e a cui ognuno può dare l'interpretazione che vuole.

Quello che ci interessa invece, è sottolineare che Peppino di Capri il premio alla carriera lo ha vinto lo stesso perchè glielo hanno dato metaforicamente una marea di persone, quelle che lo hanno chiesto al Direttore artistico del festival, una circostanza che non si è mai verificata sino ad ora per i premiati sul palco dell'Ariston in precedenza.

Sono stati migliaia infatti i sostenitori dell'appello che abbiamo rivolto a Baglioni e che hanno esternato questa adesione sulle pagine dedicate all'iniziativa, a cui si deve aggiungere un numero considerevolissimo di personaggi dello spettacolo che hanno manifestato apertamente e concretamente il loro appoggio.



Nomi del calibro di Carlo Verdone, Renzo Arbore, Maurizio Costanzo, Cristian De Sica, Enzo Avitabile, Edoardo Bennato, Lillo e Greg, Carla Vistarini, Alberto Salerno, Michele La Ginestra, Massimiliano Bruno, Dodi Battaglia, Lorena Bianchetti, Gerry Bruno, Pino Strabioli, Mimmo Di Francia, Al Bano, Depsa e a cui si sono aggiunti quelli dei giornalisti Paolo Giordano, Giorgio Verdelli e Michele Bovi.

Un vero e proprio movimento d'opinione che ha chiesto a gran voce il premio alla carriera per un cantante che da 60 anni è sulla breccia con la sua classe e il suo pianoforte, per un entertainer che ha dedicato la sua vita al pubblico per regalare emozioni, per un artista che ha segnato il costume lanciando balli e mode, modernizzando la canzone napoletana e accompagnando generazioni su generazioni con i suoi brani intramontabili.

Gran signore, antidivo, bella persona più che personaggio da rotocalco Peppino di Capri ha vinto anche nella sconfitta prendendo atto della decisione di Baglioni e non facendo polemiche. Anzi, il giorno dell'inizio del festival ha augurato a Baglioni e a tutti i partecipanti alla competizione un buon Sanremo. Con 15 festival all'attivo esaltati da due vittorie, 10 dischi d'oro, trionfi al Cantagiro e a Canzonissima e concerti e tournèe in tutto il mondo (è in partenza per il Brasile per tre date sold out da mesi) Peppino non ha bisogno di battere i pugni sul tavolo, ma solo dell'applauso del pubblico, quello che certifica il successo e il premio che ha meritato lo stesso.



martedì 29 gennaio 2019

Costanzo: il Premio a Peppino di Capri gielo do io. Al Bano: se lo merita

 di ROBERTO TAGLIERI




La decisione di assegnare il premio alla carriera a Pino Daniele ha colto tutti di sorpresa perchè il "candidato" voluto dal pubblico e da tanti personaggi dello spettacolo era Peppino di Capri, per il quale era stato lanciato un appello in rete, rivolto a Baglioni.

Ovviamente la scelta dipende dal direttore artistico del festival, in piena autonomia, ma da quello che si era inteso da alcune dicharazioni di Baglioni durante la conferenza stampa di presentazione della ormai prossima edizione della kermesse, si pensava ad una decisione favorevole a Di Capri. A una precisa domanda di un giornalista sulla richiesta del premio a Peppino di Capri lanciata sui social, Baglioni aveva risposto di esserne a conoscenza, che la stava valutando e che conosceva il valore di un artista come lui.

Il Comune dal canto suo aveva successivamente espresso il proprio assenso alla consegna del premio al cantante caprese, comunicando la sua volontà a Baglioni per la definitiva decisione "di comune accordo", notizia questa apparsa sui principali media e rilanciata dalle agenzia di stampa.

Ecco perchè il comunicato dell'ufficio stampa della Rai ha sorpreso e spiazzato un po' tutti, suscitando approvazione ma anche tanto stupore e commenti negativi, soprattutto sui social al netto del valore di un artista come Pino Daniele, scomparso da quattro anni e improvvisamente tornato d'attualità con questa decisione.



Tra i tanti sorpresi per la mancata assegnazione del premio all'interprete di "Champagne", Maurizio Costanzo, tra i firmatari dell'appello a Baglioni e di articoli in tal senso nelle sue rubriche su alcune testate nazionali, che interpellato dalla nostra redazione, ha detto che dedicherà una puntata speciale del suo Show a Di Capri nel corso della quale gli consegnerà un premio alla sua prestigiosa carriera. "Un riconoscimento dovuto e che spero Peppino accetti alla presenza di chi ha sostenuto la sua candidatura e gli ha testimoniato affetto e vicinanza in questo momento".

Da registrare poi le parole di Al Bano, veterano di San Remo con 15 partecipazioni come Di Capri che, spiazzato dalla decisione presa da Baglioni ha detto all'Adn Kronos: "Condivido il pensiero di Peppino ("Il premio alla carriera lo meritavo e a Daniele sarebbe dovuto andare quello alla memoria"). Peppino ha dato molto alla musica lasciando una traccia forte in Italia e non solo. Un trattamento del genere mi sembra ingeneroso e squalificante, Peppino di Capri merita non uno ma molti premi alla carriera- ha precisato Al Bano prima di piazzare l'affondo- Alle volte in Italia accadono cose sconcertanti".

Bruno Vespa che addirittura aveva mandato in onda una puntata di "Porta a porta" dedicata alla richiesta del premio alla carriera a Peppino di Capri, si è invece trinncerato dietro un imbarazzante ma compresnsibilissimo "no comment" per dovere di rete (Rai 1) . Un silenzio però che parla e dice tutto.

lunedì 28 gennaio 2019

Sanremo, a sorpresa Daniele anzichè Di Capri

 di ROBERTO TAGLIERI



 Con un comunicato a sorpresa si è appreso che il premio alla carriera a Sanremo verrà asegnato al Pino Daniele, il grande artista napoletano scomparso quattro anni fa. Al riguardo, Peppino Di Capri ha qualcosa da eccepire su questa assegnazione che verrà concessa durante la 69esima edizione del Festival di Sanremo
"È tutto ben fatto. Ma avrebbero potuto dare il Premio alla Memoria a Pino e quello alla carriera a Peppino. Senza nulla togliere alla grandezza di Pino Daniele, se ben mi ricordo era stato a Sanremo solo come ospite, non in gara. Io ci sono andato ben 15 volte, forse il premio alla carriera..."
Queste le dichiarazioni rilasciate all'Adnkronos da Peppino di Capri, che non nascondono una certa amarezza, perché, per lo stesso premio, era stato candidato lui stesso mediante una petizione che aveva raccolto migliaia di adesioni sui social e il sostegno di importanti personaggi dello spettacolo come Carlo Verdone, Maurizio Costanzo, Renzo Arbore, Enzo Avitabile, Cristian De Sica, Carla Vistarini e Edoardo Bennato.
"Un pò confesso di averci sperato - ha aggiunto l'artista,- tanto era stato l'apprezzamento nei mei confronti da tutte queste persone e colleghi, ma a questo punto getto la spugna.
Un senso comprensibile di delusione quindi per questa decisione presa dal Comune di Sanremo, in accordo con il direttore artistico Claudio Baglioni, tanto più che nei giorni scorsi proprio il Comune aveva appoggiato la richiesta per il premio alla carriera a Di Capri, scrivendo in tal senso al Direttore artistico. Poi improvvisamente qualcosa è cambiato. Ma perchè? E soprattutto cosa è successo per arrivare a questa decisione insolita considerando che sino ad ora si è sempre premiato un artista in vita, come per esempio è stato al festival del 2018 quando si è conferito il riconoscimento a Milva.


Queste le motivazioni del premio al compianto Daniele diffuse dall'ufficio stampa Rai:
"In quarant'anni di incisioni discografiche e di esibizioni dal vivo, Pino Daniele ha saputo imporsi come figura di spicco e completa nel panorama della canzone d'autore italiana, mantenendo un legame fortissimo con la tradizione napoletana e guardando sempre con coraggio artistico e curiosità alle musiche del mondo", sono queste le motivazioni rese note dal Comune di Sanremo e dalla direzione artistica sanremese. Il riconoscimento sarà consegnato durante una delle serate della 69esima edizione del Festival.

Teddy Reno, 100 anni cantando

  di FRANCESCO TRONCARELLI Teddy Reno oggi entra nella storia della canzone e non solo. Il motivo? Compie 100 anni, un traguardo importante ...